Le case romane del Celio

5 agosto 2009
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foto tratta dal sito: http://www.caseromane.it

Roma, città eterna intrisa di storia ci racconta il passato attraverso la grandiosità dei celebri monumenti che ne segnano le epoche. Vi è così la Roma imperiale dei fori, la meno nota Roma medioevale delle torri e campanili, la fastosa Roma rinascimentale di San Pietro e poi quella barocca e papalina delle centinaia di chiese barocche, fino alla Roma contemporanea del cinema e dell’Eur.

Ma vi è ancora un’altra città: è la Roma sotterranea. Persa nel silenzio dell’oblio, è la città segreta, sepolta dal tempo e dalla terra e che conserva vivi e intatti gli echi del lontano passato. Calarsi nei suoi meandri, si rivela un viaggio nel tempo attraverso le epoche di cui ci parlano le grandiose testimonianze alle quali siamo fin troppo abituati e diventa anche un incontro umano straordinario, a diretto contatto con la vita quotidiana di chi, nei secoli, ci ha preceduto.

Tra i numerosi luoghi ora visitabili vi sono le case romane al Celio, nei sotterranei della basilica dei santi Giovanni e Paolo. Un luogo incantato che merita di essere raccontato.

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Barbara Frale – I templari

20 maggio 2009

templari“Le grandi verità che si è voluto celare per secoli, se davvero ci sono, non si trovano certo spiattellate in tutte le librerie dentro un volumetto tascabile.”

La premessa è chiara: se cercate la risoluzione di oscuri misteri circa la religione, il Graal o altri miti di gran moda, questo libro non fa per voi.

Con semplicità e rigore storico, Barbara Frale è autrice di un saggio serio e documentato che non lascia spazio alle fantasie pseudo-storiche, ma restituisce i Templari nella loro dimensione autentica, raccontando la loro epopea, fino allo scioglimento dell’ordine.

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Massimo Montanari – La fame e l’abbondanza

3 dicembre 2008

Montanari M., La fame e l’abbondanza, Laterza, 2006

fame-e-labbondanzaQuali erano le abitudini alimentari nel medioevo e nel rinascimento? Come queste hanno influito sulla storia della civiltà europea e cosa ne abbiamo ereditato?

Massimo Montanari, medievista ed autorevole esperto di storia dell’alimentazione, ripercorre in un piacevole saggio, la storia della società europea dall’alto medioevo ai giorni nostri, vista attraverso la lente delle abitudini alimentari.

Il viaggio inizia dall’alimentazione mediterranea, eredità di greci e romani, imperniata su grano, vino e olio, alla sua contrapposizione e contaminazione con le abitudine nordiche, prevalentemente carnivore. E’ l’incontro tra due diverse realtà socio-culturali che si influenzeranno a vicenda.

Ma è anche la storia dei costumi, di come il mangiare ha assunto connotazioni simboliche diverse: dalla tavola dei signori medioevali, che esprime potere e forza, attraverso una gestualità vorace ed un’eccessiva abbondanza di carni alla raffinatezze delle corti settecentesche dove la sobrietà ed il “poter rinunciare” è ancor più simbolo di aristocrazia ed elitarismo.

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Monteriggioni di torri si corona

16 novembre 2008

Come le torri di Monteriggioni tra la nebbia, così Dante, discendendo nel nono Cerchio, scorge i giganti che cingono il pozzo:

“come quando la nebbia si dissipa,
lo sguardo a poco a poco raffigura
ciò che che cela il vapor che l’aere stipa,
cosi forando l’aura grossa e scura,
più e più appressando ver la sponda,
fuggiemi errore e crescemi paura:
però che come sulla cerchia tonda
Monteriggion di torri si corona,
cosi ‘n la proda che ‘l pozzo circonda
torreggiavano di mezza la persona
li orribili giganti, cui minaccia
Giove ancora quando tona”

(Dante Alighieri, Inferno Canto XXXI, vv. 40-45)

Le torri, imponenti come nella vivida descrizione del Poeta, sembrano quasi aver preservato il corso del tempo su questo piccolo borgo a pochi chilometri da Siena.

Strategico avamposto senese contro i fiorentini, risalente al XIII secolo, Monteriggioni è tutt’oggi un posto meraviglioso che conserva un autentico fascino medioevale.

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L’interno del borgo ruota intorno all’antica pieve di Santa Maria Assunta, costruita nel 1219 in stile romanico e gotico. Ogni anno, a luglio, nella piazza antistante si rievocano usi e costumi in una suggestiva festa medioevale (informazioni su: http://www.monteriggionimedievale.com/).

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San Casciano dei Bagni

28 settembre 2008

Arroccato su un dolce rilievo, nelle propaggini meridionali della provincia di Siena, San Casciano deve la sua storia ai “bagni”, ossia alle acque termali che tutt’oggi ritroviamo poco più in basso a valle, raccolte in grandi vasche di pietra. 

Il paese è antico, tanto che le prime testimonianze scritte di un certo luogo detto “San Cassiano” risalgono al XI secolo, ma il castello che ne caratterizza il profilo è moderno: è stato edificato solo nel XX secolo. E sono le mura del castello e la torre a precedere l’accoglienza nell’ampio piazzale con una magnifica terrazza sulla valle sottostante, dalla quale il panorama è così suggestivo da sembrare irreale:

Successivamente, valicata la porta di accesso, si percorre un tragitto quasi circolare che guida davanti all’Insigne Collegiata di San Leonardo, fino al Palazzo Comunale, passando per la chiesa di Sant’Antonio.

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Erice

9 aprile 2008

“Dalla vita sciolse la cintura, ricamata e variopinta,
dov’erano racchiusi tutti gli incanti; vi erano amore, desiderio,
dolci parole e la seduzione che rapisce la mente…”
Omero (Iliade – canto XIV)

La cintura di Venere cadde sulla terra, cingendo un colle, monte San Giuliano, che domina il tratto di costa sud-occidentale della Sicilia: così nasce Erice e la sua storia antica si perde nel mito:

“Venere, dall’alto della sua vetta, l’Erice, lo vide che ancora vagava, e stretto a sé il suo alato figliolo disse: Armi mie e mani mie, figlio, strumento della mia potenza, prendi quelle frecce con cui vinci tutti, o Cupido, e scagliane una veloce nel petto del dio a cui è toccato in sorte l’ultimo dei tre regni …”
Ovidio, Metamorfosi, libro V – 360- 368 )

 

Secondo la leggenda Enea seppellì qui suo padre Anchise, quando, dopo la disfatta, alcuni troiani si insediarono in Sicilia. Successivamente fu terra dei Fenici, Siracusani, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli…

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Il paradosso di Russell

21 marzo 2008

“In un villaggio c’è un unico barbiere.
Il barbiere rade tutti (e soli) gli uomini che non si radono da soli.
Il barbiere rade sé stesso?”.

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Che ne pensate? Proviamo a rispondere:
1. se il barbiere rade sé stesso, allora per definizione il barbiere non rade sé stesso;
2. se il barbiere non rade sé stesso allora, dato che il barbiere rade tutti quelli che non si radono da soli, il barbiere rade sé stesso.

In entrambi i casi siamo arrivati ad una contraddizione!

E’ il noto Paradosso di Russell, che racconta un problema con il quale si scontrò il famoso filosofo e matematico. Come per Pitagora, l’inaspettato “imprevisto” si presentò sul più bello, proprio quando l’idea di un’opera come i Principia Matematica sembrava essere una costruzione solida e perfetta contenente tutto il sapere matematico.

Ma cosa accade di imprevisto? Per scoprirlo occorre seguire un piccolo ragionamento, che – siete avvisati – potrà causare qualche mal di testa. I più temerari possono comunque continuare a leggere…

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