Andrea Camilleri – Un filo di fumo

17 maggio 2010

Pochi tratti ed emerge un ritratto vivido e pungente. Ancora una volta Camilleri illuistra con maestria uno spaccato di vita che, nella sua semplicità, risuona pur tuttavia quasi epico.

E’ una storia ruvida, consumata sotto la canicola di un sole cocente, che parla di zolfo e navi mercantili e si intreccia con la Sicilia delle superstizioni e degli ex-voto. Anche lo stile riflette le tinte e dei diversi romanzi di Camilleri è quello forse meno fruibile, ma non meno potente nell’espressività che si arricchisce di sfumature melodrammatiche (non a caso il titolo cita la Madame Butterfly)

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Riserva dello Zingaro: Cala Mazzo di Sciacca

19 luglio 2009

Zingaro Mazzo di Sciacca 1

Superate le tonnare di Scopello, si arriva all’accesso sud della Riserva dello Zingaro. Siamo a circa 7 km da Tonnarella dell’Uzzo che si trova in prossimità dell’ingresso nord.

Zingaro Mazzo di Sciacca 3

I sentieri che uniscono queste due splendide calette sono ricchi di vegetazione rara e incontaminata. Il panorama è meraviglioso, sospeso tra lo sciabordio delle onde e il fruscio del vento.

Zingaro Mazzo di Sciacca 2

Ancora una volta, difficile descrivere i colori e bellezza dello spettacolo della Natura.


Riserva dello Zingaro: Tonnarella dell’Uzzo

28 giugno 2008

Vi è un luogo unico in Sicilia, dove la Natura incontaminata offre uno spettacolo senza confronto: la Riserva naturale dello Zingaro.

La Riserva Naturale copre circa 1650 ettari lungo 7 kilometri di costa nella penisola di San Vito lo Capo, sul Golfo di Castellammare, accessibili solo attraverso piccoli sentieri, alti verso l’interno o lungo la costa, dai quali è possibile scendere in meravigliose calette. L’accesso da nord conduce verso Tonnarella dell’Uzzo.

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Erice

9 aprile 2008

“Dalla vita sciolse la cintura, ricamata e variopinta,
dov’erano racchiusi tutti gli incanti; vi erano amore, desiderio,
dolci parole e la seduzione che rapisce la mente…”
Omero (Iliade – canto XIV)

La cintura di Venere cadde sulla terra, cingendo un colle, monte San Giuliano, che domina il tratto di costa sud-occidentale della Sicilia: così nasce Erice e la sua storia antica si perde nel mito:

“Venere, dall’alto della sua vetta, l’Erice, lo vide che ancora vagava, e stretto a sé il suo alato figliolo disse: Armi mie e mani mie, figlio, strumento della mia potenza, prendi quelle frecce con cui vinci tutti, o Cupido, e scagliane una veloce nel petto del dio a cui è toccato in sorte l’ultimo dei tre regni …”
Ovidio, Metamorfosi, libro V – 360- 368 )

 

Secondo la leggenda Enea seppellì qui suo padre Anchise, quando, dopo la disfatta, alcuni troiani si insediarono in Sicilia. Successivamente fu terra dei Fenici, Siracusani, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli…

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Andrea Camilleri – Il corso delle cose

13 novembre 2007

Camilleri A., Il corso delle cose, Sellerio, 1998 

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Un omicidio, annunciato con tre giorni di ritardo, come vuole l’avvertimento sul cadavere. Poi l’attentato a Vito. Proprio lui, così innocuo, sempre attento a non immischiarsi negli affari degli altri, attento a non prendere mai una posizione.
Un avvertimento? L’ispettore Corbo sa il fatto suo e non dubita di un collegamento tra gli eventi,  ma non è facile districarsi tra i silenzi del piccolo paese. Gli avvertimenti continuano. Vito si dispera, non si da pace, cosa ha fatto? Ma quell’omicidio lo riguarda da vicino e, poco a poco, capirà perchè…

Scritto nel 1968, Il corso delle cose è il primo romanzo di Camilleri. Già traspare un notevole talento nel delineare i personaggi e tessere una trama di notevole qualità. Il romanzo restituisce l’immagine di una Sicilia sfuggente, fatta di sguardi ed allusioni.
Come sarà ancor più nel successivo Birraio di Preston, Camilleri racconta una realtà che non è come appare o che così è se vi pare, nella miglior tradizione di Pirandello. Con mirabile coinvolgimento il lettore è condotto in un labirinto articolato e sinuoso, come, appunto, il corso delle cose.


Palermo: città dei contrasti

16 ottobre 2007

Palermo è la città dei contrasti. Forti, dissonanti, violenti. Ordine e caos, senza soluzione di continuità. Questa la sua debolezza, questo groviglio inestricabile, il suo fascino.

Città dell’arte della cultura, del Teatro Massimo, che è più che un teatro, delle piccole librerie indipendenti, degli editori fini e ricercati, di Sellerio. Palermo, dove i bambini non vanno a scuola, dove non c’è istruzione nè lavoro e ci si arrangia.

Città dei vicoli stretti e maleodoranti, sporchi, dove ci si perde, come lo Zen. Dove è meglio non perdersi. Quartieri senza speranza di una città morta, decadente. Città di eleganti costruzioni, di una moderna città ideale, quelle di viale Libertà, fino Piazza Politeama, dove non ci si perde. Dove è bello perdersi, guardando in aria, assaporando l’accenno regale dei palazzi gentilizi di una città viva, con sapore retrò.

E’ ampia Via Libertà, con i suoi platani, richiama Parigi. Ma Palermo non somiglia a Parigi. Nel quartiere della Kalsa si trovano tratti arabo-bizantini, sapori mediterranei. Ancora vicoli stretti. Poi spazi ampi, trasfigurati senza tempo: Lo spasimo. Tra vecchie ed umide costruzioni, distrutte e ricostruite dal tempo, appaiono palazzi rinascimentali, Palazzo Abatellis, signorile, dai tratti catalani.

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A Palermo, secoli di storia si sovrappongono, si mescolano. Si accalcano senza lasciare spazio. Senza respiro.
Qui la storia è scritta ovunque. Arabi, normanni, ispanici hanno lasciato il segno: sui volti delle persone, nelle strade, nei palazzi, nei quartieri, a tavola.

Città del caos automobilistico ovunque e nelle arterie principali. Da corso Vittorio Emanuele, un fiume di auto e smog corre verso il mare. Città della quiete e delle serene passeggiate all’ombra delle piante di Via Principe di Belmonte. Dall’indolenza dei suoi bar, dove il tempo non esiste ed il caffè sublima il gusto in un rito antico, un fiume di profumi scorre lento verso il passato.

Città cristiana, della cattedrale, del Duomo di Monreale, della Martorana. Particolare la sua religiosità ornata di fregi arabi e influssi bizantini. Una religiosità profonda che benedice tutto, anche quello che non si deve benedire. Una religiosità che abbraccia una passione accesa, pagana e violenta, nei cruenti ex-voto del Museo Pitrè. E il passato ritorna, in una passione disperata come quella di chi difende la giustizia con le unghie e con i denti, contro chi distrugge la giustizia con le unghie e con i denti.

Città nobile, dove la nobiltà ha ancora un senso, dove nobile è il sorriso ospitale di chi è disposto ad aiutarti, di chi generosamente ti offre qualcosa senza chiedere nulla; qui ha ancora un senso il rispetto, quello vero. E pure dove la nobiltà non ha più senso, dove non c’è nulla di nobile nel chi cela un inganno dietro ad un sorriso falso ed ipocrita, di chi ti chiede senza offrire nulla. Qui non ha più senso il rispetto.

Palermo, città storica, antica. Città moderna, distrutta e ricostruita in meno di cinquanta anni dall’ oscena edilizia, mafiosa e collusa con lo stato.

Città da dove fuggire, dove rifugiarsi, dove scappare. Dove, ancora una volta, tornare.