Italo Calvino – Il barone rampante

Calvino I., Il Barone Rampante, Mondadori 

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Non poteva mancare all’appello quello che è forse il romanzo più noto di Italo Calvino: il Barone Rampante.

Un romanzo picaresco, una favola, che ancora una volta ci permette di viaggiare con la fantasia ma anche di riflettere. Infatti, se da un lato il barone rampante vive una vita singolare e straordinaria, dall’altro è vittima dei suoi ideali e della sua determinazione.

Attraverso questo romanzo, Calvino sembra suggerire l’importanza di essere aperti a nuovi punti di vista, senza mai assumere posizioni assolute, pregiudizi o compiere scelte irrevocabili.

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Hermann Hesse – Il lupo della steppa

 Hesse H., Il lupo della steppa, Mondadori

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Chi, almeno una volta, non si è sentito voce fuori dal coro, parte della società ma allo stesso tempo lontano dagli stereotipi della stessa? Chi non ha ribollito impotente davanti a clichè poco edificanti?

Molti, forse. Soprattutto in questi ultimi tempi, così aberranti e difficili. E’ questa una delle possibili chiavi di lettura, quantomai attuale, del “Lupo della Steppa” celeberrimo romanzo di Hermann Hesse, faro nella letteratura contemporanea.

Un romanzo che affascina, soprattutto i più giovani e tutti quelli che, dopotutto, non si sono ancora arresi, perchè come dirà l’autore: “…la storia del lupo della steppa rappresenta sì una malattia e una crisi, ma non verso la morte, non un tramonto, bensì il contrario: una guarigione“.

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Simon Singh – L’ultimo Teorema di Fermat

Singh S., L’ultimo Teorema di Fermat, Rizzoli, 1997

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Nel 1637, Pierre de Fermat, un arguto avvocato con la passione per la matematica, leggendo una copia dell’Arithmetica di Diofanto di Alessandria, ebbe una brillante intuizione:

 “non esistono tre numeri interi positivi a, b, c, che verificano l’equazione: 

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con n > 2.”

Entusiasta, Fermat aggiunge in margine del quaderno: “Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema, che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina”.

Purtroppo la “meravigliosa dimostrazione” del geniale matematico, morirà con lui ed il teorema resterà irrisolto per oltre 350 anni…

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Michel Benoît – Il Tredicesimo Apostolo

Benoit M., Il Tredicesimo Apostolo, Piemme, 2007 

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Chi era il tredicesimo apostolo? Perchè il suo nome è stato cancellato?
Un documento segreto, gelosamente custodito dalla Chiesa, mina le fondamenta della Fede…

Un romanzo trascinante, una sorpresa al di sopra di ogni aspettativa, “il Tredicesimo apostolo” di Michel Benoit si rivela un ottimo thriller, da leggere tutto d’un fiato.

I ritmi sono quelli della narrativa americana, la storia è lineare ed incalzante, mentre l’accuratezza è tutta europea, sia nei particolari perfettamente delineati, sia nell’attendibilità storica dei documenti. Al punto che, a scanso di equivoci, l’autore riporta in un’apprezzabilissima appendice, tutte le informazioni storiche autentiche precisando ciò che è vero e ciò che una costruzione narrativa.

La narrazione si sviluppa su due piani: i fatti che avvennero nei giorni e negli anni successivi alla morte di Gesù e la vicenda di padre Nil, che, ai giorni nostri, si spinge in pericolose ricerche sul tredicesimo apostolo, facendo vacillare i saldi equilibri delle principali religioni monoteiste…

Umberto Eco – Il nome della Rosa

Eco U., Il Nome della Rosa, Bompiani, 2004 

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Ormai è un classico, senza bisogno di presentazioni. Un libro geniale, capolavoro del Novecento. 

Il Nome della Rosa è il resoconto dell’ormai canuto Adso da Melk, monaco benedettino che, giovane novizio, accompagnò il suo maestro Guglielmo da Baskerville nell’indagine sui misteriosi eventi che si verificarono tra le mura di un monastero.

Storie segrete, intrighi, misteri, si nascondo dietro la facciata di una serena vita di clausura. I monaci, figure inquietanti, folli, con passati da dimenticare, dilaniati da vizi e passioni si rivelano poco a poco agli occhi dell’arguto frate Guglielmo.

Ma il vero protagonista è il monastero stesso, opificio di cultura ed al tempo stesso impenetrabile custode di antichi saperi perduti. Tra le sue mura sono custoditi testi irripetibili, che uccidono chi ne scopre i contenuti, in un clima di desolante oscurantismo.

“Il riso vince la paura”. Questo il messaggio fondamentale del libro della Poetica di Aristotele che tratta la commedia, l’ironia e lo scherzo. Opera gelosamente custodita nel monastero, una mina vera e propria per la Chiesa, impero senza confini, che dalla paura trae la forza. 

La versione cinematografica è meritevole di lode, a mio avviso per due motivi: rende perfettamente l’atmosfera del libro attraverso un’attenta ricostruzione della vita quotidiana monastica e ha permesso ai più di avvicinarsi ad un romanzo sicuramente non facilissimo, già nel titolo, particolarmente enigmatico ed evocativo che rimanda ad una riflessione sulla caducità e fragilità dell’Uomo e del suo Sapere.

Una curiosità: a distanza di venti anni dalla pubblicazione del “Nome della Rosa”, esce nel 2000 “Baudolino”con un implicita menzione del Nome della Rosa, quasi un passaggio di testimone. Si legge, infatti, nella pagine introduttive: “…et come diceva queltale il police mi duole”.