M.C. Escher – Another World (1947)

Another world

E ora se il numero degli atomi è così sterminato
che un’intera età dei viventi non basterebbe a contarli,
e persiste la medesima forza e natura che possa
congiungere gli atomi dovunque nella stessa maniera
in cui si congiunsero qui, è necessario per te riconoscere
che esistono altrove nel vuoto altri globi terrestri
e diverse razze di uomini e specie di fiere.

Tito Lucrezio CaroDe Rerum Natura (Libro II vv. 1070-1076)

Notte stellata

Mentre, una notte, se n’annava a spasso,
la vecchia tartaruga fece er passo
più lungo de la gamba e cascò giù
co’ la casa vortata sottinsù.
Un rospo je strillò: “Scema che sei!
Queste so’ scappatelle
che costano la pelle…”
“Lo so”, rispose lei,
“Ma prima de morì, vedo le stelle”

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Notte stellata sul Rodano – Vincent Van Gogh (1888)

 

Traversando la Maremma…

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Giovanni Fattori Il Riposo (1887)

Ritornerò campagna mia distesa,
quando potrai colmarmi il cuore aperto
con l’oro puro delle tue ginestre.
Quando gli arcobaleni arrotolati
negli astucci d’argento degli stagni,
attendono il passar dei temporali
per dispiegasi a incoronare il cielo.
E la giunchiglia bianca si dischiude
alla carezza della primavera,
come un chiaro sorriso alla palude!

Versi tratti da “Ultima Maremma” di Francesco Maria Ruspoli, principe di Cerveteri, mecenate e promotore dell’Arcadia, scoperti per caso, all’Antica Locanda “le Ginestre”.

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M. C. Escher e il paradosso di Russell

“E’ stato confrontandomi con gli enigmi che ci circondano e considerando e analizzando le osservazioni da me fatte, che sono giunto alla matematica. Sebbene mi si possa davvero considerare digiuno di esperienza e consuetudine con le scienze esatte, spesso mi sembra di avere molte più cose in comune con i matematici che con i miei discepoli artisti”.

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Mauritius Cornelius Escher – Print Gallery

Possiamo comprendere il mondo nella sua totalità quando noi stessi ne siamo parte? Come potremmo essere osservati ed osservatori?

Il messaggio di quest’opera di Mauritius Cornelius Escher è chiaro: un uomo osserva il dipinto di un porto, il mare, una barca e la città con una galleria di quadri in cui un uomo osserva il dipinto di un porto…

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Hyeronimus Bosch – La cura della follia (1480 circa)

«Maestro, togli in fretta questa pietra / Il mio nome è Lubbert Das»

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“Avere una pietra in testa” era un modo di dire nel medioevo olandese, per indicare la follia o la stoltaggine di qualcuno.

Con minuziosa e precisa puntualità, Bosch narra la vicenda di un ignaro sempliciotto che si rivolge ad un medico, sperando che tolga la pietra dalla sua testa, facendolo rinsavire.

Ma osservando l’opera attentamente molti piccoli particolari ci guidano verso il suo vero significato: il medico è un ciarlatano, con un imbuto sulla testa ed una brocca alla cinta, simbolo del male.

In realtà vuole solo approfittarsi del malcapitato, estraendo un fiore dalla testa del malcapitato, è un tulipano anch’esso riconducibile a simbolo della follia, secondo antiche espressioni.

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Santa Maria di Leuca

A volte i luoghi che osserviamo, non ci appaiono così come sono, ma per quello che vi leggiamo con la mente.

Così ho sempre visitato volentieri Santa Maria di Leuca. Non per la sua particolare bellezza – vi sono posti nel Salento probabilmente migliori – ma per quel senso di spazio assoluto e definitivo che si respira nei pressi del faro, che tanto mi ricorda la geometria suggestiva ed enigmatica di De Chirico.

    

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Il segreto del Giudizio Universale di Michelangelo

Facciamo un quiz. Riconoscete quest’opera?

Sicuramente sì. Eppure pochi sanno che l’autore, Michelangelo, vi lasciò una firma molto particolare che per secoli non è stata notata da nessuno. E a torto o ragione, non ne parlano nemmeno i testi di storia dell’arte.

Cliccate sulla prossima immagine e scoprirete di cosa si tratta…

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Georges Simenon – Tre camere a Manhattan

 Simenon G., Tre camere a Manhattan, Adelphi, 1998

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Che strano. Geroges Simenon, prolifico scrittore noto a tutti per le avventure del commissario Maigret, non mi ha mai entusiasmato. Eppure in Tre Camere a Manhattan mostra un volto nuovo, insolito, profondamente introspettivo, probabilmente parzialmente autobiografico. Un grande talento.

Nel romanzo c’è l’America del jazz, ancora giovane frontiera dell’Europa e nuova speranza per chi fugge da qualcosa o verso qualcosa. Ma soprattutto ritroviamo l’America di Edward Hopper: 

Nightwalk

Eccoli lì, sembra quasi di vederli François e Kay nella fredda luce dei bar notturni!

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Hyeronimus Bosch – Il prestigiatore (1475 circa)

“Che significa, o Hyeronimus Bosch, quel tuo occhio attonito? Quel palloro del volto? Come se tu stessi guardando i lemuri e gli spettri dell’Inferno svolazzarti davanti. Potrei credere che ti si siano spalancate le porte dell’avido Dite e le dimore del Tartaro, poichè la tua destra ha potuto dipingere tanto bene tutto quello che il più profondo recesso dell’Averno contiene”
(Lampsonius, 1575)

Dino Buzzati, nell’introduzione all’“Opera completa di Bosch”, immagina di incontrare un discendente del pittore. Bosch dipinge il mondo così com’è. I suoi mostri non sono invenzioni della fantasia, bensì la nitida visione di un mondo corruttibile, continuamente insidiato dal maligno.

Il realismo minuzioso, caratteristico della pittura fiamminga, non cede il passo ad un simbolismo che spesso diventa grottesco, violento, ma sempre straordinariamente enigmatico e affascinante.

Cominciamo dal Prestigiatore, una delle opere più rappresentative:

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