A lezione da Italo Calvino

17 settembre 2009

Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, 2007

Calvino - lez-americane

ovvero: critica alla (dis)informazione.

Nel 1985 Italo Calvino tenne sei lezioni presso l’università di Harvard. Sei lezioni per discutere i sei “valori” per la letteratura del nuovo millennio: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, Consistenza.
Valori di fondamentale importanza che definiscono non solo un criterio letterario, ma anche un’etica e un principio per il rispetto della conoscenza e della società.

Il geniale scrittore ci aveva visto lungo, aveva capito quali i limiti e le potenzialità della comunicazione, facendo di necessità virtù. E aveva trovato in piena coerenza con una società cambiata e in continua evoluzione i presupposti di una nuova letteratura. Necessariamente diversa dai classici del passato, ma senza discontinuità. Ossia tale da estrapolare quanto di più attuale dai classici, come testimoniano le molteplici citazioni, trovando nuovi percorsi ed una sua propria identità.

Tali criteri possono essere estesi senza forzatura anche al giornalismo e alla comunicazione in genere, che ormai assume forme molteplici. Recentemente Antonio Scurati in un articolo della Stampa del 23 Agosto 2009, ripreso da Eugenio Scalfari sull’Espresso del 3 Settembre 2009, riprende il tema in un articolo dal titolo: “Calvino aveva previsto tutto e sbagliato tutto”. Perchè?

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La città d’estate

26 agosto 2009

Piazza Navona

“I rumori della città che le notti d’estate entrano dalle finestre aperte nelle stanze di chi non può dormire per il caldo, i rumori veri della città notturna, fanno udire quando a una cert’ora l’anonimo frastuono dei motori dirada e tace e dal silenzio vengon fuori discreti, nitidi, graduati secondo la distanza, un passo di nottambulo, il fruscìo della bici d’una guardia notturna, uno smorzato lontano schiamazzo, ed un russare dai piani di sopra, il gemito d’un malato, un vecchio pendolo che continua ogni ora a battere le ore. Fincheè comincia all’alba l’orchestra delle sveglie nelle case operaie, e sulle rotaie passa un tram.
Così una notte Marcovaldo, tra la moglie e i bambini che sudavano nel sonno, stava a occhi chiusi ad ascoltare quanto di questo pulviscolo di esili suoni filtrava giù dal selciato del marciapiede per le basse finestrelle, fin in fondo al suo seminterrato. Sentiva il tacco ilare e veloce d’una donna in ritardo, la suola sfasciata del raccoglitore di mozziconi dalle irregolari soste, il fischiettio di chi si sente solo, e ogni tanot un rotto accozzo di parole d’un dialogo tra amici, tanto da indovinare se parlavano di sport o di quattrini.
Ma nella notte calda quei rumori perdevano ogni spicco, si sfacevano come attutiti dall’afa che ingombrava il vuoto delle vie e pure sembravano volersi imporre, sancire il proprio dominio su quel regno disabitato”

tratto da Marcovaldo di Italo Calvino


Francesco Recami – Il ragazzo che leggeva Maigret

31 luglio 2009

Recami F., Il ragazzo che leggeva Maigret, Sellerio, 2009

ragazzo_che_leggeva_maigretToni soffusi e delicati, linee sfumate che non emergono anche nelle scene di maggior azione, attutiti dalla neve e dall’atmosfera invernale.

Queste le prime impressioni che lascia il romanzo di Recami, un racconto dai toni pastello che ha per protagonista Giulio o Maigret, come tutti lo chiamano. Il ragazzo infatti è appassionato di gialli, soprattutto del commissario Maigret di Simenon.

Per puro caso o forse per l’abitudine di soffermarsi su piccoli dettagli, si ritrova al centro di un intricata e oscura rete di “strani” episodi e comportamenti, piccole cose che non passano inosservate nella tranquillità di un paese di provincia. Dove non tutto è come sembra.

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Italo Calvino – Racconti: la Pecora Nera

25 gennaio 2009

Calvino I., Prima che tu dica «Pronto», Mondadori 

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“C’era un paese dove erano tutti ladri”.

Nelle prime parole del geniale racconto “la Pecora Nera”, Italo Calvino sembra fare eco agli esercizi di logica dei filosofi greci, richiamando in particolare il famoso paradosso di Epimenide di Creta (VI secolo a.C.): “Tutti i cretesi sono bugiardi”.

E proprio sulla base di criteri logici, che chiaramente semplificano la complessità dei rapporti umani e della società, Calvino arriva a conclusioni quanto mai argute e attuali su temi come la giustizia sociale e la distribuzione delle risorse.

“La pecora nera” è pubblicato nella raccolta “Prima che tu dica dica «Pronto»”, edita da Mondadori. Di seguito una breve sintesi del racconto, sconsigliata a chi vorrà leggerlo direttamente dalle pagine dell’autore…

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Franz Kafka – Il Castello

21 novembre 2008

Kafka F., Il Castello, Einaudi, 2007

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Chissà quali pensieri e speranze animavano l’agrimensore K. quando giunse nel misterioso villaggio dominato dal Castello. Vi avrebbe trovato un posto sicuro, un buon posto, chiamato direttamente dal Conte. Avrebbe esercitato la sua professione, sarebbe stato sicuramente soddisfatto. Anche felice, forse. Ma di certo non si aspettava che per iniziare il suo lavoro avrebbe dovuto affrontare un tortuoso e complesso percorso, ostacolato da funzionari burocrati che avrebbe guidato l’intero corso degli eventi.

Capolavoro di Franz Kafka, il Castello è un’opera inquietante ed enigmatica, che trova nella sua incompiutezza un ulteriore elemento di ermeticità. La vita dell’agrimensore K. viene trascinata da complessi ed interminabili iter burocratici, deviando dal normale corso degli eventi. Una città fredda ed inospitale, disciplinata da rigidi meccanismi, spesso privi di buon senso, governati da una inarrivabile casta, da dietro le mura del Castello.

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Una buona tazza di tè

9 novembre 2008

“Accese la lampada sotto il vaso dell’acqua; aprì la scatola di lacca, dov’era conservato il tè, e mise nella porcellana una quantità misurata d’aroma; poi preparò due tazze. I suoi gesti erano lenti e un poco irresoluti, le sue mani bianche e purissime avevano nel muoversi una leggerezza quasi di farfalle…”
Il piacere – Gabriele D’Annunzio

Al giorno d’oggi, bere il tè probabilmente significa soprattutto riappropriarsi del proprio tempo. Lasciarsi trasportare da profumi avvolgenti, sorseggiare lentamente l’infuso, accompagnandolo con qualche dolcetto è quanto più di confortante ci può capitare soprattutto nelle fredde giornate invernali, per raccogliere le proprie idee e ristorare le energie. Magari è anche una piacevole occasione per sfogliare qualche pagina di un buon libro o abbandonarsi ad una piacevole conversazione.

tea-award1Raccolgo con piacere l’invito di Twostella del Giardino dei Ciliegi, che propone una simpatica iniziativa: L’Afternoon Tea Awards. Con l’occasione propongo due tipi di tè, immaginando due situazioni, magari due personalità:
Jasmin pearls, con piccole madeleines e le pagine di Simenon. Un’atmosfera rarefatta e delicata, in cui abbandonarsi a ricordi lontani, con un pizzico di malinconia.
Tè con zenzero e limone, accompagnato da una fetta di
Torta sarda con ricotta e limone e le pagine del barone rampante. Una pausa frizzante, per spiccare il volo con la fantasia.

Ma prima di tutto, forse è importante conoscere queste undici regole d’oro per “una buona tazza di tè”, scritte da un’inaspettato, quanto celebre, autore, nel 1946. Per scoprire di chi si tratta, non vi rimane che leggere fino in fondo…

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Cascata delle Marmore

3 settembre 2008

“Una valle d’oscure selve e tra le selve un fiume, che per gran sassi rumereggia e cade.”
Virgilio, Eneide

“…ma sul margine, da una parte all’altra, sotto lo scintillante mattino, posa un’iride tra gli infernali gorghi, simile alla Speranza presso un letto di morte, e, inconsunta nelle sue fisse tinte, mentre tutto là attorno è dilaniato dalle acque infuriate, innalza serenamente i suoi fulgidi colori con tutti i loro raggi intatti, e sembra, tra l’orrore della scena, l’Amore che sorveglia la Follia con immutabile aspetto.”
Lord Byron

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