Umberto Eco – Il nome della Rosa

Eco U., Il Nome della Rosa, Bompiani, 2004 

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Ormai è un classico, senza bisogno di presentazioni. Un libro geniale, capolavoro del Novecento. 

Il Nome della Rosa è il resoconto dell’ormai canuto Adso da Melk, monaco benedettino che, giovane novizio, accompagnò il suo maestro Guglielmo da Baskerville nell’indagine sui misteriosi eventi che si verificarono tra le mura di un monastero.

Storie segrete, intrighi, misteri, si nascondo dietro la facciata di una serena vita di clausura. I monaci, figure inquietanti, folli, con passati da dimenticare, dilaniati da vizi e passioni si rivelano poco a poco agli occhi dell’arguto frate Guglielmo.

Ma il vero protagonista è il monastero stesso, opificio di cultura ed al tempo stesso impenetrabile custode di antichi saperi perduti. Tra le sue mura sono custoditi testi irripetibili, che uccidono chi ne scopre i contenuti, in un clima di desolante oscurantismo.

“Il riso vince la paura”. Questo il messaggio fondamentale del libro della Poetica di Aristotele che tratta la commedia, l’ironia e lo scherzo. Opera gelosamente custodita nel monastero, una mina vera e propria per la Chiesa, impero senza confini, che dalla paura trae la forza. 

La versione cinematografica è meritevole di lode, a mio avviso per due motivi: rende perfettamente l’atmosfera del libro attraverso un’attenta ricostruzione della vita quotidiana monastica e ha permesso ai più di avvicinarsi ad un romanzo sicuramente non facilissimo, già nel titolo, particolarmente enigmatico ed evocativo che rimanda ad una riflessione sulla caducità e fragilità dell’Uomo e del suo Sapere.

Una curiosità: a distanza di venti anni dalla pubblicazione del “Nome della Rosa”, esce nel 2000 “Baudolino”con un implicita menzione del Nome della Rosa, quasi un passaggio di testimone. Si legge, infatti, nella pagine introduttive: “…et come diceva queltale il police mi duole”.

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