Hyeronimus Bosch – La cura della follia (1480 circa)

21 dicembre 2008

«Maestro, togli in fretta questa pietra / Il mio nome è Lubbert Das»

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“Avere una pietra in testa” era un modo di dire nel medioevo olandese, per indicare la follia o la stoltaggine di qualcuno.

Con minuziosa e precisa puntualità, Bosch narra la vicenda di un ignaro sempliciotto che si rivolge ad un medico, sperando che tolga la pietra dalla sua testa, facendolo rinsavire.

Ma osservando l’opera attentamente molti piccoli particolari ci guidano verso il suo vero significato: il medico è un ciarlatano, con un imbuto sulla testa ed una brocca alla cinta, simbolo del male.

In realtà vuole solo approfittarsi del malcapitato, estraendo un fiore dalla testa del malcapitato, è un tulipano anch’esso riconducibile a simbolo della follia, secondo antiche espressioni.

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Il segreto del Giudizio Universale di Michelangelo

23 aprile 2008

Facciamo un quiz. Riconoscete quest’opera?

Sicuramente sì. Eppure pochi sanno che l’autore, Michelangelo, vi lasciò una firma molto particolare che per secoli non è stata notata da nessuno. E a torto o ragione, non ne parlano nemmeno i testi di storia dell’arte.

Cliccate sulla prossima immagine e scoprirete di cosa si tratta…

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Hyeronimus Bosch – Il prestigiatore (1475 circa)

17 febbraio 2008

“Che significa, o Hyeronimus Bosch, quel tuo occhio attonito? Quel palloro del volto? Come se tu stessi guardando i lemuri e gli spettri dell’Inferno svolazzarti davanti. Potrei credere che ti si siano spalancate le porte dell’avido Dite e le dimore del Tartaro, poichè la tua destra ha potuto dipingere tanto bene tutto quello che il più profondo recesso dell’Averno contiene”
(Lampsonius, 1575)

Dino Buzzati, nell’introduzione all’“Opera completa di Bosch”, immagina di incontrare un discendente del pittore. Bosch dipinge il mondo così com’è. I suoi mostri non sono invenzioni della fantasia, bensì la nitida visione di un mondo corruttibile, continuamente insidiato dal maligno.

Il realismo minuzioso, caratteristico della pittura fiamminga, non cede il passo ad un simbolismo che spesso diventa grottesco, violento, ma sempre straordinariamente enigmatico e affascinante.

Cominciamo dal Prestigiatore, una delle opere più rappresentative:

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