Riserva dello Zingaro: Cala Mazzo di Sciacca

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Superate le tonnare di Scopello, si arriva all’accesso sud della Riserva dello Zingaro. Siamo a circa 7 km da Tonnarella dell’Uzzo che si trova in prossimità dell’ingresso nord.

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I sentieri che uniscono queste due splendide calette sono ricchi di vegetazione rara e incontaminata. Il panorama è meraviglioso, sospeso tra lo sciabordio delle onde e il fruscio del vento.

Zingaro Mazzo di Sciacca 2

Ancora una volta, difficile descrivere i colori e bellezza dello spettacolo della Natura.

Villa d’Este a Tivoli

Notte a Villa d’Este: ai giochi d’acqua delle moltissime fontane si aggiungono magnifici effetti di luce che regalano un’atmosfera fiabesca, fantastica.

Villa d'Este 1

Certamente nelle intenzioni del cardinal Ippolito d’Este vi era la volontà di stupire, di creare un giardino lussuoso frutto di un sapiente connubio tra estetica e tecnologia ingegneristica tipico delle grandi opere architettoniche del Quattrocento e del Cinquecento.

Nondimeno, vi è l’eredità dei fasti di corte rinascimentale, ben incarnati dall’archetipo estense, ma anche il mito della villa patrizia romana e non a caso Tivoli fu particolarmente congeniale a Ippolito d’Este, vista la vicinanza con numerosi siti archeologici d’epoca classica, primo tra tutti, Villa Adriana.

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Ostuni: la città bianca

Sotto un cielo azzurro e terso, una nuvola di pietra, silente, solcata dal vento.

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Eppure il candore di Ostuni si trascina il peso di secoli travagliati: popolata fin dalla notte dei tempi, dai messapi, antico popolo italico, fu per secoli terra di conquista, come tutto il Salento e la Murgia, del resto.
Vicoli, scale e salite si stringono intorno la splendida cattetrale gotica, del Quattrocento. La finezza degli intagli del grande rosone, suggerisce antichi fasti.
Dal XIV secolo fu in mano aragonese, fino a conoscere un periodo di crisi che culminò con la peste.
Fu allora che il manto bianco che riveste la città fin dal Medioevo, si rivelò una salvezza: la calce bianca, infatti, fu un ottimo strumento per arginare l’epidemia.

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Vallo di Nera

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Difficile da esprimere, Vallo Nera ha il fascino del silenzio, delle montagne e degli alberi. Dei gesti antichi e tutto ciò che sopravvive allo scorrere del tempo, immutato nell’alternarsi delle stagioni.

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E’ straordinario aggirarsi tra i vicoli, le scale e gli stretti passaggi che convergono verso la chiesa e la piazza centrale. Regna la tranquillità, le vie sono deserte e non ci sono nè auto nè negozi. Si sente l’odore della legna nei camini accesi. Se si incontra qualcuno, ci si saluta e tanto basta per sentirsi a casa.

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Spello

Due campanili e un terzo che svetta, con la sua cuspide piramidale scura e appuntita. Ecco Spello.

Il suo inconfondibile profilo, caratterizza uno dei centri più belli dell’Umbria, preannunciando le meraviglie artistiche che custodisce, tra le sue mura antichissime.

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Municipio romano, pare che il suo nome abbia origine da Ispeo Pelisio, uno dei compagni di viaggio di Enea. Ma è chiaramente una leggenda, volta ad impreziosire e a nobilitare il passato quasi mitico di una cittadina umbra, la splendida colonia imperiale Iulia Hispellum.

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Successivamente bizantina, poi longobarda, Spello divenne parte del Ducato di Spoleto, quindi annesso allo Stato Pontificio. Recuperò la sua autonomia nel XII secolo, in cui rifiorì il comune, fintanto che non fu travolto dagli scontri tra Federico II e lo stato della Chiesa nel XIII secolo.

Ma è nel Rinascimento che si arricchisce il patrimonio artistico del borgo, quando Spello entra nella signoria dei Baglioni di Perugia, tra cui la famosa Cappella Baglioni, affrescata da Pinturicchio o, nel XVII secolo, palazzo Cruciani, contraddistinto dall’imponente ballatoio in legno.

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Fumone

Cosa avrebbe incontrato un viandante nel medioevo, dopo aver varcato le mura del borgo di Fumone?

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Probabilmente uno scenario del tutto simile a quanto si può osservare oggi, in questo piccolo gioello della Ciociaria.

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Fumone, infatti, si trova in provincia di Frosinone, non lontano da Anagni e Ferentino, sulla cima di una piccola altura e da qui se ne può comprendere la valenza strategica che ha rivestito da un punto di vista militare sia in età classica che nel medioevo.

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Bevagna

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La storia di Bevagna sembra assai lontana dalla mite tranquillità che pervade il borgo. L’elegante architettura medievale cela antiche dispute, conflitti e giochi di potere, “affidandone il ricordo alla dura pietra”.

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Piazza Silvestri, cuore del paese, risale al medioevo, per l’esattezza al XII secolo, epoca dei comuni. Ma le origini sono ben più antiche.
Tracce di insediamenti nell’età del ferro, poi gli etruschi, ai quali probabilmente si deve il nome di Mevania e quindi i romani che ne plasmarono l’assetto urbanistico nel I secolo d.C., quando Mevania divenne un municipio importante, per la sua posizione strategica lungo la Flaminia.

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Monteriggioni di torri si corona

Come le torri di Monteriggioni tra la nebbia, così Dante, discendendo nel nono Cerchio, scorge i giganti che cingono il pozzo:

“come quando la nebbia si dissipa,
lo sguardo a poco a poco raffigura
ciò che che cela il vapor che l’aere stipa,
cosi forando l’aura grossa e scura,
più e più appressando ver la sponda,
fuggiemi errore e crescemi paura:
però che come sulla cerchia tonda
Monteriggion di torri si corona,
cosi ‘n la proda che ‘l pozzo circonda
torreggiavano di mezza la persona
li orribili giganti, cui minaccia
Giove ancora quando tona”

(Dante Alighieri, Inferno Canto XXXI, vv. 40-45)

Le torri, imponenti come nella vivida descrizione del Poeta, sembrano quasi aver preservato il corso del tempo su questo piccolo borgo a pochi chilometri da Siena.

Strategico avamposto senese contro i fiorentini, risalente al XIII secolo, Monteriggioni è tutt’oggi un posto meraviglioso che conserva un autentico fascino medioevale.

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L’interno del borgo ruota intorno all’antica pieve di Santa Maria Assunta, costruita nel 1219 in stile romanico e gotico. Ogni anno, a luglio, nella piazza antistante si rievocano usi e costumi in una suggestiva festa medioevale (informazioni su: http://www.monteriggionimedievale.com/).

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San Casciano dei Bagni

Arroccato su un dolce rilievo, nelle propaggini meridionali della provincia di Siena, San Casciano deve la sua storia ai “bagni”, ossia alle acque termali che tutt’oggi ritroviamo poco più in basso a valle, raccolte in grandi vasche di pietra. 

Il paese è antico, tanto che le prime testimonianze scritte di un certo luogo detto “San Cassiano” risalgono al XI secolo, ma il castello che ne caratterizza il profilo è moderno: è stato edificato solo nel XX secolo. E sono le mura del castello e la torre a precedere l’accoglienza nell’ampio piazzale con una magnifica terrazza sulla valle sottostante, dalla quale il panorama è così suggestivo da sembrare irreale:

Successivamente, valicata la porta di accesso, si percorre un tragitto quasi circolare che guida davanti all’Insigne Collegiata di San Leonardo, fino al Palazzo Comunale, passando per la chiesa di Sant’Antonio.

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