Andrea Camilleri – Un filo di fumo

17 maggio 2010

Pochi tratti ed emerge un ritratto vivido e pungente. Ancora una volta Camilleri illuistra con maestria uno spaccato di vita che, nella sua semplicità, risuona pur tuttavia quasi epico.

E’ una storia ruvida, consumata sotto la canicola di un sole cocente, che parla di zolfo e navi mercantili e si intreccia con la Sicilia delle superstizioni e degli ex-voto. Anche lo stile riflette le tinte e dei diversi romanzi di Camilleri è quello forse meno fruibile, ma non meno potente nell’espressività che si arricchisce di sfumature melodrammatiche (non a caso il titolo cita la Madame Butterfly)

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La città dei gatti e la città degli uomini

26 settembre 2009

gatto in finestra

“La città dei gatti e la città degli uomini stanno l’una dentro l’altra ma non sono la medesima città. Pochi gatti ricordano il tempo in cui non c’era differenza: le strade e le piazze degli uomini erano anche strade e piazze dei gatti, e i prati, e i cortili e i balconi, e le fontane: si viveva in uno spazio largo e vario. Ma gi à ormai da più generazioni i felini domestici sono prigionieri di una città inabitabile: le vie ininterrottamente sono corse dal traffico mortale delle macchine schiacciagatti; in ogni metro quadrato di terreno dove s’apriva un giardino o un’area sgombra o i ruderi d’una vecchia demolizione ora torreggiano condomini, caseggiati popolari, grattacieli nuovi fiammanti; ogni andito è stipato dalle auto in parcheggio; i cortili a uno a uno vengono ricoperti d’una soletta e trasformati in garages o in cinema o in depositi-merci o in officine. E dove s’estendeva un altopiano ondeggiante di tetti bassi, cimase, altane serbatoi d’acqua, blaconi lucernari, tettoie di lamiera, ora s’innalza il sopraelevamento generale d’ogni vano sopraelevabile: spariscono i dislivelli intermedi tra l’infimo suolo stradale e l’eccelso cielo dei super-attici; il gatto delle nuove nidiate cerca invano l’itinerario dei padri, l’appiglio per il soffice salto dalla balaustra al cornicione alla grondaia, per la scattante arrampicata sulle tegole.
Ma in questa città verticale, in questa città compromessa dove tutti i vuoti tendono a riempirsi e ogni blocco di cemento a compenetrarsi con altri blocchi di cemento, si apre una specie di controcittà, di città negativa che consiste di fette vuote tra muro e muro, tra due costruzioni; è una città di intercapedini, pozzi di luce, canali d’areazione, passaggi carrabili, piazzole interne, accessi agli scantinati, come una rete di canali secchi su un pianeta d’intonaco e catrame, ed è attraverso questa rete che rasente i muri corre ancora l’antico popolo dei gatti.”

tratto da Marcovaldo di Italo Calvino


La città d’estate

26 agosto 2009

Piazza Navona

“I rumori della città che le notti d’estate entrano dalle finestre aperte nelle stanze di chi non può dormire per il caldo, i rumori veri della città notturna, fanno udire quando a una cert’ora l’anonimo frastuono dei motori dirada e tace e dal silenzio vengon fuori discreti, nitidi, graduati secondo la distanza, un passo di nottambulo, il fruscìo della bici d’una guardia notturna, uno smorzato lontano schiamazzo, ed un russare dai piani di sopra, il gemito d’un malato, un vecchio pendolo che continua ogni ora a battere le ore. Fincheè comincia all’alba l’orchestra delle sveglie nelle case operaie, e sulle rotaie passa un tram.
Così una notte Marcovaldo, tra la moglie e i bambini che sudavano nel sonno, stava a occhi chiusi ad ascoltare quanto di questo pulviscolo di esili suoni filtrava giù dal selciato del marciapiede per le basse finestrelle, fin in fondo al suo seminterrato. Sentiva il tacco ilare e veloce d’una donna in ritardo, la suola sfasciata del raccoglitore di mozziconi dalle irregolari soste, il fischiettio di chi si sente solo, e ogni tanot un rotto accozzo di parole d’un dialogo tra amici, tanto da indovinare se parlavano di sport o di quattrini.
Ma nella notte calda quei rumori perdevano ogni spicco, si sfacevano come attutiti dall’afa che ingombrava il vuoto delle vie e pure sembravano volersi imporre, sancire il proprio dominio su quel regno disabitato”

tratto da Marcovaldo di Italo Calvino


Francesco Recami – Il ragazzo che leggeva Maigret

31 luglio 2009

Recami F., Il ragazzo che leggeva Maigret, Sellerio, 2009

ragazzo_che_leggeva_maigretToni soffusi e delicati, linee sfumate che non emergono anche nelle scene di maggior azione, attutiti dalla neve e dall’atmosfera invernale.

Queste le prime impressioni che lascia il romanzo di Recami, un racconto dai toni pastello che ha per protagonista Giulio o Maigret, come tutti lo chiamano. Il ragazzo infatti è appassionato di gialli, soprattutto del commissario Maigret di Simenon.

Per puro caso o forse per l’abitudine di soffermarsi su piccoli dettagli, si ritrova al centro di un intricata e oscura rete di “strani” episodi e comportamenti, piccole cose che non passano inosservate nella tranquillità di un paese di provincia. Dove non tutto è come sembra.

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Sam Savage – Firmino

28 febbraio 2009

Savage S., Firmino, Einaudi, 2008

firminoGrande successo di quest’ultimo inverno, questo breve romanzo arriva al grande pubblico direttamente da una piccola casa editrice no profit, fuori dai grandi circuiti editoriali.

Le prime pagine della storia si aprono come un meraviglioso “ragtime” letterario, un’introduzione originale e accattivante sull’infanzia di Firmino che, incerto sull’incipit si racconta con ironia.

Così inizia l’avventura di Firmino, topo di biblioteca, che trova la sua via divorando pagine di letteratura e ragionando in una sua personale interpretazione su quanto gli accade introrno. Ma…

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L’eleganza del riccio

31 gennaio 2009

Barbery M., L’eleganza del riccio, Edizioni e/o, 2008

eleganza-del-riccioCosa succede in una signorile palazzina borghese nella Parigi bene? Poco o nulla probabilmente, una vita regolare e, a tratti monotona. Eppure non è così agli occhi di Renèe, la dimessa portinaia dello stabile.

In realtà dietro alle apparenze, si nasconde una delicata e colta sensibilità artistica: Renèe ascolta Mahler, si commuove per i capolavori della letteratura russa o del cinema giapponese. Dalla sua guardiola apprezzare la bellezza di piccoli gesti e la perfezione di alcuni particolari, in brevi ed intensi istanti.

Alle sue compassate riflessioni sulla bellezza, fanno da contrappunto i “pensieri profondi” di Paloma, arguta tredicenne, che dalla osservazione del suo microcosmo, trae taglienti e bizzarre conclusioni sul senso della vita, tanto che ha deciso di farla finita.

Il loro incontro e soprattutto l’arrivo di Monsieur Ozu, colto e raffinato giapponese, riuscirà a far sbocciare un’autentica amicizia tra le due e a sollevare Reneè da un pesante passato, che con un’incalzante crescendo finale, si rifrange su se stesso come un’onda.

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Italo Calvino – Racconti: la Pecora Nera

25 gennaio 2009

Calvino I., Prima che tu dica «Pronto», Mondadori 

prima-che-dica-pronto

“C’era un paese dove erano tutti ladri”.

Nelle prime parole del geniale racconto “la Pecora Nera”, Italo Calvino sembra fare eco agli esercizi di logica dei filosofi greci, richiamando in particolare il famoso paradosso di Epimenide di Creta (VI secolo a.C.): “Tutti i cretesi sono bugiardi”.

E proprio sulla base di criteri logici, che chiaramente semplificano la complessità dei rapporti umani e della società, Calvino arriva a conclusioni quanto mai argute e attuali su temi come la giustizia sociale e la distribuzione delle risorse.

“La pecora nera” è pubblicato nella raccolta “Prima che tu dica dica «Pronto»”, edita da Mondadori. Di seguito una breve sintesi del racconto, sconsigliata a chi vorrà leggerlo direttamente dalle pagine dell’autore…

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