Keith Devlin – La lettera di Pascal

16 settembre 2010

 Devlin K., La lettera di Pascal, Rizzoli, 2008

lettera di pascalTra le righe dell’ampollosa corrispondenza tra Blaise Pascal e Pierré de Fermat, geniali pensatori del XVII secolo, stava germogliando quel ramo della matematica che forse più di ogni altro oggi invade la nostra vita quotidiana: il calcolo della probabilità.

Come spesso accade, il pretesto è un caso pratico, ma sono le generalizzazioni a guidare verso grandi scoperte. I due pensatori infatti, si chiedono: come dividere la posta tra due giocatori di dadi se per vincere bisogna arrivare a 5 e i due interrompono il gioco su un punteggio, ad esempio, di 3 a 2?

Chiunque potrebbe cimentarsi nel tentativo di trovare una risposta. Ma probabilmente non tutti giungerebbero alle stesse conclusioni. Questo è quello che fecero numerosi matematici, nei secoli a venire traendo spunto da questi ragionamenti e fondandone nuovi, facendo nascere così, la teoria della probabilità.

Keith Devlin ripercorre con maestria la storia del calcolo probabilistico scovando i personaggi e i fatti che portarono a conclusioni sorprendenti e permisero lo sviluppo di nuove frontiere della conoscenza. Ripercorre gli studi di Luca Pacioli o la vita rocambolesca di Nicola Cardano, per poi passare ai notevoli contributi della famiglia Bernoulli. Con stile giornalistico, ci illustra le scoperte rivoluzionarie e il cammino di questa scienza moderna che oggi condiziona così tanto le nostre vite.

Nel bene o nel male, infatti, è il tentativo più riuscito per conoscere e prevedere il futuro.

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Andrea Camilleri – Un filo di fumo

17 maggio 2010

Pochi tratti ed emerge un ritratto vivido e pungente. Ancora una volta Camilleri illuistra con maestria uno spaccato di vita che, nella sua semplicità, risuona pur tuttavia quasi epico.

E’ una storia ruvida, consumata sotto la canicola di un sole cocente, che parla di zolfo e navi mercantili e si intreccia con la Sicilia delle superstizioni e degli ex-voto. Anche lo stile riflette le tinte e dei diversi romanzi di Camilleri è quello forse meno fruibile, ma non meno potente nell’espressività che si arricchisce di sfumature melodrammatiche (non a caso il titolo cita la Madame Butterfly)

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Richard P. Feynman – Sei pezzi meno facili

27 marzo 2010

Si ricomincia! E da qui precisamente:

Feynman R. P., Sei pezzi meno facili, Adelphi, 2004

Si può spiegare la Fisica come fosse un gioco? Si può raccontare il principio della Relatività Ristretta con semplicità e disinvoltura, come la più normale delle cose? Si potrebbe descrivere la teoria dei vettori con linearità, facendo percepire la bellezza implicita della sua simmetria?

“Sì”. E’ la risposta a tutti questi interrogativi che emerge dalle pagine di Feynman. “Sei pezzi meno facili” altro non è che un estratto dalle sue “Lectures of Physics”, che segue un altro breve saggio, neanche a dirlo: “Sei pezzi facili”.
E’ un libro di fisica ma prima ancora è un bel modello di didattica che risale nientemeno che al 1963. E non solo grazie ad una brillante esposizione, ma per un intento ben preciso e studiato a tavolino.

“[…] L’obiettivo principale che ci eravamo prefissi era conservare l’interesse degli studenti che, pieni di entusiasmo arrivavano dalle scuole superiori.
[…] Si trattava quindi di costruire un corso in cui i più bravi e motivati non perdessero l’entusiasmo.
[…] Sentivo anche che per gli studenti è importante aver chiaro che cosa dovrebbero essere in grado di dedurre da quanto detto in precedenza. […] Inoltre non vedevo ragione di presentare il materiale in un ordine preciso, evitando di parlare di una cosa finchè non avessi potuto descriverla in ogni particolare. Al contrario c’erano continue anticipazioni di argomenti non ancora trattati.
[…]A mio avviso, comunque, non c’è soluzione al problema dell’istruzione, oltre a rendersi conto che l’insegnamento miglore è quello che si realizza nel rapporto diretto tra lo studente e un buon insegnante: la situazione in cui lo studente discute le idee, riflette sulle cose e ne parla.”

Attualissime parole di oltre 45 anni fa e se penso ad alcuni professori universitari che ho avuto, siamo lontani anni luce.
Spero tuttavia di aver motivato giovani studenti, insegnanti o semplici curiosi nel cimentarsi in questi “sei pezzi meno facili”: I vettori – La simmetria nelle leggi fisiche – La teoria della relatività ristretta – Energia e quantità di moto relativistiche – Lo spazio-tempo – Lo spazio curvo.


La città dei gatti e la città degli uomini

26 settembre 2009

gatto in finestra

“La città dei gatti e la città degli uomini stanno l’una dentro l’altra ma non sono la medesima città. Pochi gatti ricordano il tempo in cui non c’era differenza: le strade e le piazze degli uomini erano anche strade e piazze dei gatti, e i prati, e i cortili e i balconi, e le fontane: si viveva in uno spazio largo e vario. Ma gi à ormai da più generazioni i felini domestici sono prigionieri di una città inabitabile: le vie ininterrottamente sono corse dal traffico mortale delle macchine schiacciagatti; in ogni metro quadrato di terreno dove s’apriva un giardino o un’area sgombra o i ruderi d’una vecchia demolizione ora torreggiano condomini, caseggiati popolari, grattacieli nuovi fiammanti; ogni andito è stipato dalle auto in parcheggio; i cortili a uno a uno vengono ricoperti d’una soletta e trasformati in garages o in cinema o in depositi-merci o in officine. E dove s’estendeva un altopiano ondeggiante di tetti bassi, cimase, altane serbatoi d’acqua, blaconi lucernari, tettoie di lamiera, ora s’innalza il sopraelevamento generale d’ogni vano sopraelevabile: spariscono i dislivelli intermedi tra l’infimo suolo stradale e l’eccelso cielo dei super-attici; il gatto delle nuove nidiate cerca invano l’itinerario dei padri, l’appiglio per il soffice salto dalla balaustra al cornicione alla grondaia, per la scattante arrampicata sulle tegole.
Ma in questa città verticale, in questa città compromessa dove tutti i vuoti tendono a riempirsi e ogni blocco di cemento a compenetrarsi con altri blocchi di cemento, si apre una specie di controcittà, di città negativa che consiste di fette vuote tra muro e muro, tra due costruzioni; è una città di intercapedini, pozzi di luce, canali d’areazione, passaggi carrabili, piazzole interne, accessi agli scantinati, come una rete di canali secchi su un pianeta d’intonaco e catrame, ed è attraverso questa rete che rasente i muri corre ancora l’antico popolo dei gatti.”

tratto da Marcovaldo di Italo Calvino


A lezione da Italo Calvino

17 settembre 2009

Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, 2007

Calvino - lez-americane

ovvero: critica alla (dis)informazione.

Nel 1985 Italo Calvino tenne sei lezioni presso l’università di Harvard. Sei lezioni per discutere i sei “valori” per la letteratura del nuovo millennio: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, Consistenza.
Valori di fondamentale importanza che definiscono non solo un criterio letterario, ma anche un’etica e un principio per il rispetto della conoscenza e della società.

Il geniale scrittore ci aveva visto lungo, aveva capito quali i limiti e le potenzialità della comunicazione, facendo di necessità virtù. E aveva trovato in piena coerenza con una società cambiata e in continua evoluzione i presupposti di una nuova letteratura. Necessariamente diversa dai classici del passato, ma senza discontinuità. Ossia tale da estrapolare quanto di più attuale dai classici, come testimoniano le molteplici citazioni, trovando nuovi percorsi ed una sua propria identità.

Tali criteri possono essere estesi senza forzatura anche al giornalismo e alla comunicazione in genere, che ormai assume forme molteplici. Recentemente Antonio Scurati in un articolo della Stampa del 23 Agosto 2009, ripreso da Eugenio Scalfari sull’Espresso del 3 Settembre 2009, riprende il tema in un articolo dal titolo: “Calvino aveva previsto tutto e sbagliato tutto”. Perchè?

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Leonardo Sciascia – L’affaire Moro

6 settembre 2009

Sciascia L., L’affaire Moro, Sellerio, 2009

affaire_moroL’affaire Moro è un testo sorprendente di raro spessore umano e culturale. Un’opera di Leonardo Sciascia, non “letteraria”, ma “di verità”. Una verità purtroppo, controversa e tuttora dibattuta.

Il libro si apre con una dotta ed interessante introduzione: Cita l’“articolo delle lucciole” di Pasolini, che illustra il contesto di quegli ultimi anni ’70. Poi il genio di Borges – e il suo racconto “Pierre Menard autore del “Chisciotte” – che si pone come un’avvertenza di metodo: rileggere i documenti con il senno di poi.

E’ una premessa necessaria, per affrontare un’attenta lettura delle lettere di Moro scritte durante i giorni della prigionia.
Inizia così un’analisi appassionata, che se da un lato ha il rigore di un indagine, dall’altro non prescinde la pietà verso il dramma. E, soprattutto, è un’analisi molto convincente: Sciascia espolora il significato delle parole di Moro, illustra il contesto, legge tra le righe, fa emergere talvolta anche quanto non esplicitamente riferito.

La chiave di lettura è chiara: ogni tentativo di lucida e razionale mediazione proposto da Moro si andava infrangendo contro una ferrea e inflessibile “ragion di Stato” che non accettava alcun compromesso.

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La città d’estate

26 agosto 2009

Piazza Navona

“I rumori della città che le notti d’estate entrano dalle finestre aperte nelle stanze di chi non può dormire per il caldo, i rumori veri della città notturna, fanno udire quando a una cert’ora l’anonimo frastuono dei motori dirada e tace e dal silenzio vengon fuori discreti, nitidi, graduati secondo la distanza, un passo di nottambulo, il fruscìo della bici d’una guardia notturna, uno smorzato lontano schiamazzo, ed un russare dai piani di sopra, il gemito d’un malato, un vecchio pendolo che continua ogni ora a battere le ore. Fincheè comincia all’alba l’orchestra delle sveglie nelle case operaie, e sulle rotaie passa un tram.
Così una notte Marcovaldo, tra la moglie e i bambini che sudavano nel sonno, stava a occhi chiusi ad ascoltare quanto di questo pulviscolo di esili suoni filtrava giù dal selciato del marciapiede per le basse finestrelle, fin in fondo al suo seminterrato. Sentiva il tacco ilare e veloce d’una donna in ritardo, la suola sfasciata del raccoglitore di mozziconi dalle irregolari soste, il fischiettio di chi si sente solo, e ogni tanot un rotto accozzo di parole d’un dialogo tra amici, tanto da indovinare se parlavano di sport o di quattrini.
Ma nella notte calda quei rumori perdevano ogni spicco, si sfacevano come attutiti dall’afa che ingombrava il vuoto delle vie e pure sembravano volersi imporre, sancire il proprio dominio su quel regno disabitato”

tratto da Marcovaldo di Italo Calvino