Meme: the music i like!

24 maggio 2008

Lenny dalla finestra-di-fronte e Giovanna di lost-in-kitchen, mi invitano nominare le 5 canzoni più belle di tutte i tempi. Ne nominerei tante, almeno 50 o forse 500, tutti splendidi brani che meritano di essere ascoltati almeno una volta…

Tra i tanti, stavolta scegliamo:

1. Jimi Hendrix – Little Wing
2. Incognito – Still a friend of mine
3. Toto – Hold the Line
4. Dire Straits – Sultans of Swing
5. Dream Theater – Another day

Per chi vuole ascoltarle, ecco i video:

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One man jam

26 ottobre 2007

Immagina di saper suonare basso, batteria e chitarra e di poterli suonare contemporaneamente.

Dave VerLee, l’ha fatto.

Ecco la sua splendida jam session:

Lui è il chitarrista dei Corporeal, giovane gruppo rock fusion-progressive, già autori della colonna sonora del noto videogioco Halo 3. Niente male, no?


Non riusciamo più a vedere…

5 settembre 2007

mani_violinista.jpg

…a volte l’Arte ci parla di “altra Arte” 

L’Arte suscita passioni, sentimenti, ci racconta il mondo, indaga l’universo e l’infinito, cerca di comprendere l’uomo… ed in quanto tale è Arte.

A volte diverse forme artistiche si incontrano, spesso la musica incontra la letteratura o la pittura ritrae la musica o i musicisti. Penso alla frenetica rappresentazione delle Mani di violinista” di Balla

Alcune volte l’Arte “parla” di se stessa. La  pittura porge la musica, la poesia rievoca la pittura… l’Arte stessa, come rappresentazione, diventa messaggio e messaggero. Diventa, per così dire, meta-arte.  

In un piacevolissimo testo, il discusso e bislacco Remo Remotti, attraversa, in maniera diretta, molti capisaldi della rappresentazione figurata, dalla pittura al cinema.
Non è più una poesia, ma, per così dire, una meta-poesia. Non sono le parole della poesia a suscitare emozioni, ma le immagini che evocano. Dunque la vera poesia è la galleria ideale di quadri, registi, scrittori, che hanno rappresentato la realtà e, ormai agli occhi dell’anziano poeta-pittore, la incarnano.

Attraverso la poesia, dunque, non riusciamo più a vedere la realtà ma la sua rappresentazione che qualcun’altro artista ha già dato.

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Confessioni di un malandrino

21 agosto 2007

Non un pittore, ma un poeta in particolare ha saputo utilizzare le immagini per rappresentare emozioni. Si tratta del poeta russo Sergej Aleksandrovič Esenin.

La sua poesia, pervasa da profondo lirismo, si adagia su allegorie e metafore, che conferiscono un più ampio respiro e coinvolgimento. Nasce così il movimento letterario dell’Immaginismo, incarnato da Esenin, un poeta dannunziano nelle passioni e rimbaudiano nello spirito.

La sua è una vita avventurosa e irrequieta, spesso risucchiata dall’alcolismo. E’ il poeta della rivoluzione bolscevica, ma trascina dentro di sè il peso del cambiamento, il desiderio per un ritorno ai campi nonostante la consapevolezza dell’irrinunciabile progresso. La disperazione lo porterà al suicidio, preceduto dalle seguenti parole, scritte con il sangue: “In questa vita morire non è nuovo / ma neppure vivere, certo, lo è di più”.

Versi eccentrici, metafore elaborate, non lasciano indifferenti e toccano l’anima. Nel poema Pugacev, la disperazione di una contrada ormai povera traspare nella fatica di ogni nuovo giorno quando: “dalla gola recisa del cielo, cola l’aurora sui campi”.

Una delle sue opere più note che rappresenta anche una sorta di testamento autobiografico è la poesia “Confessioni di un teppista”. La versione adattata e musicata da Angelo Branduardi ne è, a mio avviso, la miglior traduzione:  

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