A lezione da Italo Calvino

Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, 2007

Calvino - lez-americane

ovvero: critica alla (dis)informazione.

Nel 1985 Italo Calvino tenne sei lezioni presso l’università di Harvard. Sei lezioni per discutere i sei “valori” per la letteratura del nuovo millennio: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, Consistenza.
Valori di fondamentale importanza che definiscono non solo un criterio letterario, ma anche un’etica e un principio per il rispetto della conoscenza e della società.

Il geniale scrittore ci aveva visto lungo, aveva capito quali i limiti e le potenzialità della comunicazione, facendo di necessità virtù. E aveva trovato in piena coerenza con una società cambiata e in continua evoluzione i presupposti di una nuova letteratura. Necessariamente diversa dai classici del passato, ma senza discontinuità. Ossia tale da estrapolare quanto di più attuale dai classici, come testimoniano le molteplici citazioni, trovando nuovi percorsi ed una sua propria identità.

Tali criteri possono essere estesi senza forzatura anche al giornalismo e alla comunicazione in genere, che ormai assume forme molteplici. Recentemente Antonio Scurati in un articolo della Stampa del 23 Agosto 2009, ripreso da Eugenio Scalfari sull’Espresso del 3 Settembre 2009, riprende il tema in un articolo dal titolo: “Calvino aveva previsto tutto e sbagliato tutto”. Perchè?

Perchè, continua giustamente Scurati, nel nuovo millennio i sei valori sono stati rispettati nella loro declinazione meno virtuosa, trasfigurando nei loro opposti. Come riporta Scalfari: “La leggerezza si è trasformata in superficialità, la rapidità in pressappochismo, l’esattezza in arida pedanteria, la visibilità in esibizione, la molteplicità in trasformismo.

Di tutto questo la comunicazione attuale ci offre un ampio spettacolo attraverso i principali media. Si sta stratificando un modello di giornalismo basato su superficialità e apparenza, dati quantitativi inutili e la totale assenza di organicità nell’analisi degli eventi.
Dall’altra parte un pubblico che ascolta e che presume di saperne quando invece ha semplicemente una vaga idea di massima, facilmente manipolata e manipolabile. E attraverso queste labili maglie passa il marketing, ma non solo: ora è anche terreno fertile per la politica. Con conseguenze drammatiche.

Sopravvivono piccoli baluardi di giornalismo serio e impegnato, relegati alla stampa, ai libri o centellinati in tv. L’impatto mediatico è innocuo, di nicchia, basti pensare che meno del 10% degli italiani legge abitualmente 10 libri l’anno (e ovviamente pochissimi di questi sono di attualità o informazione).
Poi c’è la rete, alla quale qualcuno tenta di mettere il bavaglio.

Ma la cosa è abbastanza ridicola: il problema, signori, è che non serve il bavaglio, se hai già tappato occhi e orecchi alla sensibilità, attenzione e reattività di molti.

Una risposta a A lezione da Italo Calvino

  1. Francesca scrive:

    Ho letto l’articolo si Scurati e l’ho trovato superficiale e molto, ma molto ottuso. Soprattutto presuntuoso.
    Calvino non aveva sbagliato proprio nulla, al contrario, aveva previsto che proprio QUELLI erano i valori da salvare, perché la letteratura del nuovo millennio era in procinto di naufragare (come è poi di fatto naufragata, di sicuro in Italia) in una palude di qualunquismo, superficialità, grossolanità, esibizionismo ecc. ecc.
    Le Lezioni americane sono e resteranno uno dei capisaldi letterari del ‘900, alla faccia di chi, come l’uva per la volpe, è incapace forse anche di comprenderne il senso.

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