L’eleganza del riccio

Barbery M., L’eleganza del riccio, Edizioni e/o, 2008

eleganza-del-riccioCosa succede in una signorile palazzina borghese nella Parigi bene? Poco o nulla probabilmente, una vita regolare e, a tratti monotona. Eppure non è così agli occhi di Renèe, la dimessa portinaia dello stabile.

In realtà dietro alle apparenze, si nasconde una delicata e colta sensibilità artistica: Renèe ascolta Mahler, si commuove per i capolavori della letteratura russa o del cinema giapponese. Dalla sua guardiola apprezzare la bellezza di piccoli gesti e la perfezione di alcuni particolari, in brevi ed intensi istanti.

Alle sue compassate riflessioni sulla bellezza, fanno da contrappunto i “pensieri profondi” di Paloma, arguta tredicenne, che dalla osservazione del suo microcosmo, trae taglienti e bizzarre conclusioni sul senso della vita, tanto che ha deciso di farla finita.

Il loro incontro e soprattutto l’arrivo di Monsieur Ozu, colto e raffinato giapponese, riuscirà a far sbocciare un’autentica amicizia tra le due e a sollevare Reneè da un pesante passato, che con un’incalzante crescendo finale, si rifrange su se stesso come un’onda.

La trama è ben sviluppata, anche se alcuni strappi nella narrazione lasciano intravedere l’intelaiatura del racconto, come le due voci dell’autrice, a volte fin troppo uguali e poco credibili.
Inoltre se vi ritroviamo poetiche pagine di prosa, altresì incappiamo in “fughe” letterarie che diventano inutili dissertazioni, ostentati virtuosismi stilistici su un qualsivoglia tema, piuttosto deboli nel contenuto.

In definitiva comunque un romanzo piacevole e decisamente accattivante, che si è rivelato un successo al di sopra di ogni aspettativa. Perchè? Forse perchè nelle due protagoniste si ritrova quella profonda sensibilità di cui spesso ci sentiamo capaci e, come loro, non troviamo compresa. O forse perchè vi è uno spiccato fascino nella sofisticata contemplazione del mondo, quasi sentissimo il desiderio di recuperare l’antica arte della filosofia.

9 risposte a L’eleganza del riccio

  1. Ho sentito parlare del libro per una citazione fatta da Lenny di La finestra di fronte sul mondo del tè. Ora ho un’idea più chiara della storia e il contesto in cui di può inserire il discorso che avevo letto. Buona domenica

  2. comidademama scrive:

    L’ho letto nel dicembre 2007, una mia amica me l’aveva prestato. E’ una lettura leggera e gradevole, ma non mi aveva convinta molto. Dovrei rileggerlo per ricordarmi come mai.

  3. lenny scrive:

    Un romanzo che induce a riflettere sulla dicotomia tra l’essere e l’apparire.
    Concordo sulla debolezza di alcuni passaggi, ma tutto sommato è una narrazione originale.
    Confesso di averlo trovato un po’ deludente, ma forse perchè leggendo la trama mi aspettavo un racconto ricco di vicende, mentre la narrazione ha un carattere principalmente introspettivo.
    Sicuramente interessante

  4. maruzzella scrive:

    Ho trovato il libro molto facile e molto ruffiano. Da leggere solo se ve lo prestano.

  5. Michelangelo scrive:

    Bene, vedo che nonostante il successo letterario non sono l’unico ad aver avuto alcune perplessità.

    @twostella: il tè è un leit motif ricorrente nel libro, in cui si sottolinea la ritualità e, di rimando, il fascino contemplativo.

    @comida: d’accordissimo.

    @lenny: a me ha deluso soprattutto lo sviluppo dei personaggi, appena abbozzato, mentre ho apprezzato il taglio della narrazione, moderno e diretto.

    @maruzzella: in effetti, da un certo punto di vista è un libro un po’ ruffiano alla Baricco, che comuqnue trovo superiore.
    A me l’hanno regalato, va bene lo stesso?🙂

  6. ilgattogoloso scrive:

    Ogni volta che vado in libreria lo vedo, leggo la trama e lo lascio li… non so perché, mi attira e vorrei leggerlo ma alla fine mi ritrovo sempre ad uscire dalla libreria con libri di food!🙂

  7. Anna righeblu scrive:

    Anche se poco convincente, devo leggerlo un libro, per stabilire se mi piace oppure no.
    In genere, le mie aspettative sono influenzate dallo strombazzamento mediatico e, perciò, leggo sempre in ritardo i libri al top…
    Così non è stato per “La solitudine dei numeri primi” che, non inorridire… non sono riuscita ad apprezzare.

  8. Michelangelo scrive:

    @gattogoloso: certamente, se no che gatto goloso saresti?🙂

    @Anna: su “la solitudine dei numeri primi” sfondi una porta aperta: non lo trovo affatto interessante e poi il titolo è decisamente fuorviante. La matematica c’entra ben poco.

  9. vaniglia scrive:

    a me è sembrato interessante, anche se sono d’accordo sulla leggerezza, che però può essere vista come un punto di forza, in alcuni casi.
    molto affascinante il modo di vedere il mondo, sofisticato, parallelo, lento e acuto. introspettivo e, per l’appunto, leggero.

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