Massimo Montanari – La fame e l’abbondanza

Montanari M., La fame e l’abbondanza, Laterza, 2006

fame-e-labbondanzaQuali erano le abitudini alimentari nel medioevo e nel rinascimento? Come queste hanno influito sulla storia della civiltà europea e cosa ne abbiamo ereditato?

Massimo Montanari, medievista ed autorevole esperto di storia dell’alimentazione, ripercorre in un piacevole saggio, la storia della società europea dall’alto medioevo ai giorni nostri, vista attraverso la lente delle abitudini alimentari.

Il viaggio inizia dall’alimentazione mediterranea, eredità di greci e romani, imperniata su grano, vino e olio, alla sua contrapposizione e contaminazione con le abitudine nordiche, prevalentemente carnivore. E’ l’incontro tra due diverse realtà socio-culturali che si influenzeranno a vicenda.

Ma è anche la storia dei costumi, di come il mangiare ha assunto connotazioni simboliche diverse: dalla tavola dei signori medioevali, che esprime potere e forza, attraverso una gestualità vorace ed un’eccessiva abbondanza di carni alla raffinatezze delle corti settecentesche dove la sobrietà ed il “poter rinunciare” è ancor più simbolo di aristocrazia ed elitarismo.

Un’interessante lettura della storia, dove le abitudini alimentari precorrono mutazioni sociali o dove le stesse sono indotte da un diverso panorama socio-politico. Sarà storia del pane scuro, contadino e del pane bianco vero e proprio status simbol di una borghesia nascente.

Altrettanto fondamentale il ruolo delle spezie, che con la scoperta del nuovo mondo eserciteranno il fascino dell’esotico sulle tavole più raffinate, per poi arrivare alla diffusione del mais e della patata, che ben presto diventeranno veri e propri pilastri dell’alimentazione, con conseguenze anche drammatiche: il progressivo impoverimento della dieta e la mancanza di rotazione delle colture risulterà fatale per la diffusione di epidemie e carestie.

Attraverso la rilettura della nostra storia attraverso le abitudini gastronomiche, si svela dunque anche un interessante quanto attuale insegnamento per una corretta valorizzazione e gestione delle risorse alimentari, perchè, in fondo, “siamo quello che mangiamo”.

7 risposte a Massimo Montanari – La fame e l’abbondanza

  1. Lucia scrive:

    Molto interessante, lo comprerò sicuramente.
    Di lui ho letto “il cibo come cultura”, avvicinandomi poi al levi strauss ed al suo “Il crudo ed il cotto”, incomprensibile😦

    senti michelangelo, mi diresti come fai ad avere quei bei simbolini per il rss feed? WordPress me ne ha dato uno che non mi piace e che mette un elenco, che già avevo, dei mie ultimi post.
    Che indirizzo url hai scritto per quelli che hai tu?

    Grazie

  2. Irish Coffee scrive:

    vero quello che dici, siamo quello che mangiamo!
    e lo capisci viaggiando all’estero, ad esempio a Varsavia ho notato molta tristezza, i piatti non sono ricchi come in molte altre parti del mondo
    ed questo, per me, si riflette sulle persone, non so perchè ma mi han dato l’impressione di vivere nella tristezza…
    il mondo ha tanti segreti che son belli da scoprire, poco alla volta logicamente🙂
    interessante libro, un viaggio alla nostra scoperta!

  3. Un libro che leggerei molto volentieri, annoto!

  4. Michelangelo scrive:

    @Lucia: “il cibo come cultura” forse è il saggio più famoso di Montanari, ma non l’ho letto. Devo dire che apprezzo molto il suo stile, molto semplice e diretto.

    @Irish Coffee: secondo me sei anche un po’ condizionata da Zelig!!
    Comunque c’è sicuramente del vero nella tua teoria, perchè la cucina riflette il nostro modo di essere e di vivere.

    @twostella: questo non ti può mancare!

  5. md scrive:

    uauh, bellissima la nuova foto della testata, sono cachi, vero?
    non c’è dubbio che la storia del cibo e dell’alimentazione sia imprescindibile per capire le culture – compresi anche i tabu alimentari…

  6. Elisabetta scrive:

    Questo libro l’ho praticamente consumato, è uno di quelli che ho riletto più volte, per diletto, per lavoro… Montanari è uno di quegli storici che si leggono d’un fiato, e che rendono la storia fruibile al grande pubblico pur rimanendo un accademico nel senso più stretto del termine (perché poi ci sono gli scribacchini di storia, che sono tutt’altra cosa)

  7. Michelangelo scrive:

    @Mario: esatto, sono proprio cachi che d’inverno restano sull’albero spoglio belli maturi come palle natalizie.

    @Elisabetta: ho avuto esattamente la stessa impressione su Montanari e sulla qualità del suo lavoro. Ho già puntato altri libri che presto leggerò.

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