Franz Kafka – Il Castello

Kafka F., Il Castello, Einaudi, 2007

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Chissà quali pensieri e speranze animavano l’agrimensore K. quando giunse nel misterioso villaggio dominato dal Castello. Vi avrebbe trovato un posto sicuro, un buon posto, chiamato direttamente dal Conte. Avrebbe esercitato la sua professione, sarebbe stato sicuramente soddisfatto. Anche felice, forse. Ma di certo non si aspettava che per iniziare il suo lavoro avrebbe dovuto affrontare un tortuoso e complesso percorso, ostacolato da funzionari burocrati che avrebbe guidato l’intero corso degli eventi.

Capolavoro di Franz Kafka, il Castello è un’opera inquietante ed enigmatica, che trova nella sua incompiutezza un ulteriore elemento di ermeticità. La vita dell’agrimensore K. viene trascinata da complessi ed interminabili iter burocratici, deviando dal normale corso degli eventi. Una città fredda ed inospitale, disciplinata da rigidi meccanismi, spesso privi di buon senso, governati da una inarrivabile casta, da dietro le mura del Castello.

Come la freccia di Zenone, che non raggiunge mai la meta attraversando una serie infinita di punti, così K. non arriverà mai a svolgere il suo lavoro di agrimensore, vivendo tra angosce e frustrazioni una vita di cui non sembra padrone del proprio destino e dove ogni decisione ed ogni sforzo, sembrano allontanarlo sempre più dalla meta.

urlo-munchMolte le chiavi di lettura di un’opera così misteriosa e, pertanto, affascinante. E’ evidente la metafora della solitudine dell’uomo moderno. Come nelle Metamorfosi, il protagonista si trova in una situazione unica e incomprensibile agli occhi degli altri, scivolando rapidamente nell’isolamento. La volontà di non sottostare alle incomprensibili logiche burocratiche, si contrappone ad una società alienata, completamente appiattita e asservita al potere del Castello.

Ritroviamo dunque la complessità, il disadattamento e la critica socio-politica peculiare di Kafka, così come sono altrettanto ben delineati l’angoscia ed il tormento dell’uomo ben raffigurati da Edvard Munch nel suo celebre “Urlo”, disperato come K., nel tentativo di compiere la sua missione e, in definitiva, la sua vita.

5 risposte a Franz Kafka – Il Castello

  1. Forse è stato inspirato anche dall’appartamento angusto dove viveva, al Castello di Praga, se non mi sbaglio.

  2. La complessità della vita dell’uomo moderno, il senso di smarrimento, l’incapacità di incidere la realtà, solitudini … quanti spunti di riflessione …

  3. Michelangelo scrive:

    @Fabrizio: non sapevo proprio di questo aspetto. Ho sempre pensato che si trattasse di una condizione mentale più che fisica

    @Twostella: così, per quattro chiacchiere davanti uan tazza di té fumante… no?🙂

  4. @Michele
    Visitai la piccola casa che aveva al castello però non so per quanto tempo ci visse. Sono passati molti anni e potrei cadere in errore

  5. […] nuovi problemi che lo allontanano dal suo obiettivo, proprio come l’agrimensore K., nel Castello di Kafka, perso in una labirintica […]

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