Una buona tazza di tè

“Accese la lampada sotto il vaso dell’acqua; aprì la scatola di lacca, dov’era conservato il tè, e mise nella porcellana una quantità misurata d’aroma; poi preparò due tazze. I suoi gesti erano lenti e un poco irresoluti, le sue mani bianche e purissime avevano nel muoversi una leggerezza quasi di farfalle…”
Il piacere – Gabriele D’Annunzio

Al giorno d’oggi, bere il tè probabilmente significa soprattutto riappropriarsi del proprio tempo. Lasciarsi trasportare da profumi avvolgenti, sorseggiare lentamente l’infuso, accompagnandolo con qualche dolcetto è quanto più di confortante ci può capitare soprattutto nelle fredde giornate invernali, per raccogliere le proprie idee e ristorare le energie. Magari è anche una piacevole occasione per sfogliare qualche pagina di un buon libro o abbandonarsi ad una piacevole conversazione.

tea-award1Raccolgo con piacere l’invito di Twostella del Giardino dei Ciliegi, che propone una simpatica iniziativa: L’Afternoon Tea Awards. Con l’occasione propongo due tipi di tè, immaginando due situazioni, magari due personalità:
Jasmin pearls, con piccole madeleines e le pagine di Simenon. Un’atmosfera rarefatta e delicata, in cui abbandonarsi a ricordi lontani, con un pizzico di malinconia.
Tè con zenzero e limone, accompagnato da una fetta di
Torta sarda con ricotta e limone e le pagine del barone rampante. Una pausa frizzante, per spiccare il volo con la fantasia.

Ma prima di tutto, forse è importante conoscere queste undici regole d’oro per “una buona tazza di tè”, scritte da un’inaspettato, quanto celebre, autore, nel 1946. Per scoprire di chi si tratta, non vi rimane che leggere fino in fondo…

“Se proviamo a cercare “tè” nel primo libro di cucina che capita, probabilmente non troveremmo nulla; o al massimo poche righe che diranno ben poco sulle regole essenziali.
E’ strano, non solo perchè il tè é uno dei maggiori segni di civilizzazione in Inghilterra come in Irlanda, Australia e Nuova Zelanda, ma perché il modo migliore per fare il tè é oggetto di violente dispute.
Quando seguo la mia ricetta per una perfetta tazza di tè, non trovo meno di undici punti fondamentali.
Forse su due di questi saranno tutti concordi, ma almeno quattro sono piuttosto controversi.
Ecco le mie undici regole d’oro:

1. Prima di tutto bisogna usare tè indiano o di Ceylon. Le virtù del tè cinese sono sicuramente apprezzabili oggi – è economico, si può bere senza latte – ma non sono molto stimolanti. Per esempio, non permettono di sentirsi più saggio, più coraggioso o più ottimista dopo averlo bevuto. Chiunque utilizzi la rassicurante espressione “una buona tazza di tè”, necessariamente si riferisce al tè indiano.

2. In secondo luogo, il tè deve essere preparato in piccole quantità, ossia in una teiera. Preparato in un vaso è generalmente senza gusto mentre in un calderone assume un sapore di grasso e risulta biancastro. La teiera deve essere di porcellana o terracotta. Le teiere d’argento producono un tè di qualità inferiore e peggio ancora quelle smaltate; sebbene stranamente, una teiera di peltro (oggigiorno una rarità) non è affatto male.

3. La teiera deve essere riscaldata in anticipo. Questo si può fare mettendola sul piano di cottura oppure facendogli scorrere sopra dell’acqua calda.

4. il tè deve essere forte. Per una teiera che contiene un quarto, se andremo a riempirla fino al bordo, ci vorranno circa sei cucchiaini di tè. Certo, in tempi di risparmio, non è che si può fare ogni giorno, ma sono convinto che una tazza di tè forte è meglio di venti deboli. Tutti i veri appassionati del tè, preferiscono il loro tè se forte, e ancor di più con il passare del tempo – un fatto risaputo circa la quantità extra per per le persone più anziane.

5. Il tè deve essere messo direttamente nella teiera. Niente filtri, sacchetti di mussola o altri mezzi per imprigionare il tè. In alcuni paesi, le teiere sono dotati di piccoli retini sotto il beccuccio, per bloccare i frammenti di foglie, che si suppone siano nocive. Di fatto però si possono ingerire una buona quantità di foglie di tè senza alcun effetto e se il tè non è sufficientemente libero nella teiera l’infusione non avviene correttamente.

6. La teiera deve essere portata al bollitore e non il contrario. Ossia, l’acqua dovrebbe essere in ebollizione al momento dell’impatto con il tè e questo significa che deve essere tenuta sul fuoco mentre si versa. Alcune persone aggiungono che bisognerebbe usare solo acqua che è appena giunta ad ebollizione, ma in questo non vi ho mai notato alcuna differenza.

7. Dopo aver fatto il tè, bisogna agitarlo, o meglio, agitare bene la teiera e successivamente lasciare che le foglie si depositano.

8. Bisogna bere il tè in una tazza per la colazione, ossia in una tazza cilindrica e non nel tipo piatto e poco profondo. Ne contiene di più, inoltre nel secondo tipo il tè si raffredda rapidamente, prima che uno abbia incominciato.

9. E’ meglio eliminare la crema dal latte prima di utilizzarlo per il tè. Il latte troppo cremoso da al tè un sapore stucchevole.

10. Bisogna prima versare il tè nella tazza. Questo è uno dei punti maggiormente controversi: infatti in ogni famiglia britannica ci sono probabilmente almeno due scuole di pensiero su questo argomento: quelli di “prima-il-latte” possono avere valide argomentazioni, ma confermo che la mia posizione è senza risposta. Questo perchè mettendo prima il tè e agitando mentre si versa, si può regolare esattamente la quantità di latte, mentre è possibile mettere troppo latte se uno fa il contrario.

11. Infine, il tè deve essere bevuto senza zucchero – a meno che non si beva nello stile russo. So bene che sono in minoranza su questo. Tuttavia, come puoi essere un vero amante del tè se ne distruggi il sapore aggiungendovi lo zucchero? Sarebbe come metterci il sale o il pepe. Il tè deve essere amaro, così come la birra deve esserlo. Se si addolcisci, non stai più assaggiando il tè, ma semplicemente lo zucchero; potremmo allora realizzare un drink molto simile, sciogliendo lo zucchero in semplice acqua calda. Alcune persone diranno che non amano il tè per quello che è, ma lo bevono per riscaldarsi e svegliarsi e che lo zucchero serve per cambiargli il sapore. A queste persone senza buon senso direi: provate a bere il tè senza zucchero, ad esempio, per quindici giorni e sarà molto difficile tornare indietro, zuccherandolo di nuovo.

Queste non sono i soli temi controversi, in materia di tè, ma sono sufficienti per mostrare quanto sia diventato sofisticato questo mondo. C’è anche una misteriosa etichetta sociale intorno la teiera (per esempio, perchè è considerato volgare bere tè da una scodella?) e molto potrebbe essere scritto riguardo altri usi delle foglie di tè, come prevedere il futuro o l’arrivo di visite, cibo per i conigli, cura per le ferite e bruciature o spazzare il tappeto. E’ utile prestare attenzioni a tutti questi dettagli, come riscaldare la teiera e usare acqua bollente, in modo da essere sicuri di riuscire ad ottenere una buona tazza di tè.

George Orwell

If you look up ‘tea’ in the first cookery book that comes to hand you will probably find that it is unmentioned; or at most you will find a few lines of sketchy instructions which give no ruling on several ofthe most important points. This is curious, not only because tea is one of the main stays of civilization in this country, as well as in Eire, Australia and New Zealand, but because the best manner of making it is the subject of violent disputes.
When I look through my own recipe for the perfect cup of tea, I find no fewer than eleven outstanding points. On perhaps two of them there would be pretty general agreement, but at least four others areacutely controversial. Here are my own eleven rules, every one of which I regard
as golden:
First of all, one should use Indian or Ceylonese tea. China tea has virtues
which are not to be despised nowadays—it is economical, and one can drink it without milk—but there is not much stimulation in it. One does not feel wiser, braver or more optimistic after drinking it. Anyone who has used that comforting phrase ‘a nice cup oftea’ invariably means Indian tea. Secondly, tea should be made in small quantities—that is, in a teapot. Tea out of an urn is always tasteless, while army tea, made in a cauldron, tastes of grease and whitewash. The teapot should be made of china or earthenware. Silver or Britanniaware teapots produce inferior tea and enamel pots are worse; though curiously enough a pewter teapot (a rarity nowadays) is not so bad.
Thirdly, the pot should be warmed beforehand. This is better done by placing it on the hob than by the usual method of swilling it outwith hot water.
Fourthly, the tea should be strong. For a pot holding a quart, if you are going to fill it nearly to the brim, six heaped teaspoons would be about right. In a time of rationing, this is not an idea that can be realized on every day of the week, but I maintain that one strong cup of tea is better than twenty weak ones. All true tea lovers not only like their tea strong, but like it a little stronger with each year that passes—a fact which is recognized in the extra ration issued to old-age pensioners.
Fifthly, the tea should be put straight into the pot. No strainers, muslin bags or other devices to imprison the tea. In some countries teapots are fitted with little dangling baskets under the spout to catch the stray leaves, which are supposed to be harmful. Actually one can swallow tea-leaves in considerable quantities without ill effect, and if the tea is not loose in the pot it never infuses properly.
Sixthly, one should take the teapot to the kettle and not the other way about. The water should be actually boiling at the moment of impact, which means that one should keep it on the flame while one pours. Some people add that one should only use water that has been freshly brought to the boil, but I have never noticed that it makes any difference.
Seventhly, after making the tea, one should stir it, or better, give the pot a good shake, afterwards allowing the leaves to settle.
Eighthly, one should drink out of a good breakfast cup—that is, the cylindrical type of cup, not the flat, shallow type. The breakfastcup holds more, and with the other kind one’s tea is always half cold—before one has well started on it.
Ninthly, one should pour the cream off the milk before using it for tea. Milk that is too creamy always gives tea a sickly taste.
Tenthly, one should pour tea into the cup first. This is one ofthe most controversial points of all; indeed in every family in Britain there are probably two schools of thought on the subject. The milk-first school can bring forward some fairly strong arguments, but I maintain that my own argument is unanswerable. This is that, by putting the tea in first and stirring as one pours, one can exactly regulate the amount of milk whereas one is liable to put in too much milk if one does it the other way round.
Lastly, tea—unless one is drinking it in the Russian style—should be drunk WITHOUT SUGAR. I know very well that I am in aminority here. But still, how can you call yourself a true tea-lover if you destroy the flavour of your tea by putting sugar in it? It would be equally reasonable to put in pepper or salt. Tea is meant to bebitter, just as beer is meant to be bitter. If you sweeten it, you are no longer tasting the tea, you are merely tasting the sugar; you could make a very similar drink by dissolving sugar in plain hot water. Some people would answer that they don’t like tea in itself, that they only drink it in order to be warmed and stimulated, and they need sugar to take the taste away. To those misguided people I would say: Try drinking tea without sugar for, say, a fortnight and it is very unlikely that you will ever want to ruin your tea by sweetening it again.
These are not the only controversial points to arise in connexion with tea drinking, but they are sufficient to show how subtilized the whole business has become. There is also the mysterious social etiquette surrounding the teapot (why is it considered vulgar to drink out of your saucer, for instance?) and much might be written about the subsidiary uses of tealeaves, such as telling fortunes, predicting the arrival of visitors, feeding rabbits, healing burns and sweeping thecarpet. It is worth paying attention to such details as warming the pot and using water that is really boiling, so as to make quite sure of wringing out of one’s ration the twenty good, strong cups of thattwo ounces, properly handled, ought to represent.

George Orwell

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20 Responses to Una buona tazza di tè

  1. La citazione di Orwell ricrea la giusta ambientazione per un vero english tea, e chissà se assaporando perfette tazze di tè ha scritto i suoi capolavori? Gustosissimo post

  2. Anna righeblu ha detto:

    Il rito del tè è un piacere che riesco a concedermi solo in alcuni pomeriggi casalinghi.
    Se dovessi tener conto di tutte le regole, probabilmente non sarebbe più un piacevole rito ma una cerimonia maniacale…
    A presto

    OT: l’istantanea di Novembre è molto bella!

  3. romaguido ha detto:

    Macchè, Anna righeblu, concediti una lunga pausa, esegui tutto con la passione e l’aspettativa della libidine e… goditi questo piacere da dei dell’Olimpo1

  4. Ross ha detto:

    Che bello entrare qui e leggere… Ciao Michelangelo, grazie per questo momento di piacere e di lentezza.

  5. frontespizio ha detto:

    Esemplare questo “trattatello” su una bevanda che ha un fascino particolare.
    Ciao Michele.

  6. Michelangelo ha detto:

    @twostella: grazie per la bella opportunità attraverso questa iniziativa. Mi ha permesso di approfondire un mondo che finora avevo solo distrattamente sfiorato.

    @Anna: concordo!

    @Ross: grazie a te per la costante partecipazione

    @Michele: immagino non sia pubblicato, giusto?

  7. arthur ha detto:

    Beh, ammetto di non avere la “passione” per il tè, ma una buona tazza ogni tanto mi piace berla.

    Complimenti per il blog… anche se ti conoscevo già, è la prima volta che ti lascio un commento…

  8. annarita ha detto:

    A queste persone senza buon senso direi: provate a bere il tè senza zucchero, ad esempio, per quindici giorni e sarà molto difficile tornare indietro, zuccherandolo di nuovo.

    Proverò ad usare un po’ di buon senso, iniziando a gustarlo senza zucchero!;)

    Non credo che sarà difficile. Sono arrivata a gustare il cioccolato fondente al 90% di cacao e non torno più indietro!

    Ciao, Miche. Piccolo trattato molto interessante.

  9. carmine ha detto:

    molto bello questo post sul thè, sulle regole sono molto d’accordo, il thè più che une bevanda io lo vedo come un rito, una specie di momento di pausa durante la giornata da dedicare a se stessi

  10. arthur ha detto:

    Mah… ti avevo lasciato un commento ieri, è sparito?

    Niente, mi complimentavo con te per la dovizia di particolari e il modo con cui li esponi.

    Ti conoscevo già e sono passato solo per dirtelo.

  11. Massimo ha detto:

    Bello sto post sul tè, sarà che a me piace parecchio sia il tè che Maigret…
    Ciao!

  12. PaeseCina ha detto:

    Bravo, bravo e …bravo! Il tuo blog mi piace sempre di più! … Un saluto 🙂

  13. Claudio ha detto:

    Mio caro nelle tue regole ci sono ben due vistosi errori…
    Non tutti i tipi di tè anzi pochissime varietà necessitano di acqua a 100 gradi. Il tè nero necessita la più alta temperatura, ma tè più fragili come il tè verde p quello bianco vengono distrutti da temperature oltre gli 80-85 gradi. Inoltre ogni foglia ha un tempo di infusione preciso, dopo va tolta dall’acqua sennò ne deforma il sapore…

  14. Claudio ha detto:

    E inoltre l’origine del tè non sminuisce la qualità. La Cina offre qualità di tè pregiatissimo di tipo totalmente differente da quello giapponese, indiano o di Ceylon. La qualità sta nei giardini dove le piante vengono coltivate! Non è bello che tu insulti proprio la Cina con una tradizione millenaria di tè, paragonandola con l’India, la quale ha iniziato la coltivazione del tè solo dopo la colonizzazione e sotto impulso inglese…

  15. Michelangelo ha detto:

    @Claudio: Grazie per le osservazioni, di cui peraltro ero al corrente. Ti è sfuggito che il brano riportato è tratto da uno scritto di George Orwell del 1946. Dunque sulla base del contesto storico sono comprensibili alcune affermazioni e lacune.

  16. Camilla ha detto:

    Stupendo questo blog! Vorrei riprendere l’argomento del thè…. Vorrei prenderne uno con te!!!!!

  17. […] Per non rendere troppo tediosa l’analisi, mi sono limitato alla sola prima frase per ogni punto (traduzione abbastanza libera). Se volete leggere le regole nella loro interezza, trovate l’articolo originale in inglese qui. Una traduzione -anche se non del tutto fedele- la potete trovare qui. […]

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