AA. VV. – Sequestro di Verità

  AA. VV., Sequestro di Verità, Edizioni Kaos, 2007

Scrivere un post su un tema così controverso e complesso non è assolutamente semplice. Tuttavia non ne ho potuto fare a meno, fortemente convinto che ci sia ancora qualcuno con la pazienza, la voglia e l’onestà intellettuale di affrontare temi di questo genere con disinteressato spirito critico, lontani da mistificazioni o fumose dietrologie.

Sequestro di verità è un libro sconvolgente. Con minuziosa e puntuale metodicità il testo affronta le numerose ombre che gravano sul caso Moro, anche là dove tutto sembra chiaro.

L’attenta e documentata analisi di Sergio Flamigni, a cui va tutta la mia stima, già membro della Commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Moro e autore del best-seller “La tela del Ragno”, evidenzia come tutta l’operazione si è svolta in un contesto stranamente costellato da personaggi afferenti la sfera del servizio segreti di stato (sisde), la loggia massonica P2 o comunque ambienti con influenze filoatlantiche.

Si delinea un quadro in cui le brigate rosse appaiono più come un’organizzazione di basso livello permeabile ad infiltrazioni e strumentalizzazioni, in un contesto internazionale in cui diversi organizzazioni terroristiche operano sotto influenze derivanti dalle potenze coinvolte nella guerra fredda, dalla misteriosa scuola di lingue Hyperion, a Steve Pieczenik, diabolico consulente segreto del ministro dell’interno Cossiga.

Attraverso il confronto di testimonianze, perizie, deposizioni giudiziarie ed altri documenti emergono dettagli che suggeriscono una diversa versione dei fatti: da un’azione criminale di un manipolo di fanatici, quali i brigatisti, ad un’operazione politica supportata da un’organizzazione più ampia, in cui le br sono state solo uno strumento esecutivo.
Ipotesi suffragata da molte prove oggettive incongruenze, come la perizia su bossoli rinvenuti in via Fani provenienti da uno “stock di munizioni in dotazione a forze armate non convenzionali”.

Infine come scrive lo stesso Flamigni (qui): “decine di appartamenti di via Gradoli 96 controllati nel 1978 da società amministrate da fiduciari dei servizi segreti, e il fatto che alcuni di quegli immobili fossero poi diventati proprietà di familiari del capo del servizio segreto civile Vincenzo Parisi: circostanze confermate, direttamente e indirettamente, dal capo della Polizia Fernando Masone e dal capo del Sisde Vittorio Stelo in due appunti indirizzati al ministro dell’Interno il 7 maggio 1998.”

E a coloro che tentano di liquidare queste serissime analisi come “fantasie dietrologiche”, chiederei lo stesso rigore, competenza ed onestà intellettuale nel dimostrare, semmai, il contrario.

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5 Responses to AA. VV. – Sequestro di Verità

  1. Giovanna ha detto:

    Comprerò questo libro.
    Una delle innumerevoli vicende mai chiarite di questo nostro paese, una delle innumerevoli sulle quali probabilmente non ci sarà mai concesso di conoscere la verità.
    Francamente, mi mette già i brividi l’idea che ci sia stato un tempo in cui Cossiga era ministro dell’Interno. Tempo che ricordo bene, ahimé.
    Come ricordo il clima torbido, infame di quell’epoca.
    Non che l’epoca attuale brilli per trasparenza, eh…

  2. Massimo ha detto:

    Più ci si informa e più si ha la sensazione di essere piccolissime pedine mosse su un immenso Monopoli; povera Italia, quanta verità sepolta.
    Ciao. massimo.

  3. annarita ha detto:

    Acquisterò il libro. Grazie della segnalazione. Un caso tragico, amaro e controverso su cui conoscere elementi di verità non può fare che bene!

    A Flamigni va tutta la mia stima…

  4. Michelangelo ha detto:

    Spesso la verità resta sepolta tra le pagine dei libri, unico mezzo – insieme alla rete – per chi vuole diffonderla ad un pubblico più ampio.
    Spetta a noi scoprirla per acquisire maggiore consapevolezza della realtà in cui viviamo.

  5. frontespizio ha detto:

    Non è mai troppo scavare nella nostra storia. Spesso accade conviene rimuoverla per il bene di “tutti”. Ottima questa riproposta di Flamigni e non dimentichiamo Sciascia con Affair Moro.
    Ciao Michele.

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