Georges Simenon – Tre camere a Manhattan

 Simenon G., Tre camere a Manhattan, Adelphi, 1998

tre_camere.jpg

Che strano. Geroges Simenon, prolifico scrittore noto a tutti per le avventure del commissario Maigret, non mi ha mai entusiasmato. Eppure in Tre Camere a Manhattan mostra un volto nuovo, insolito, profondamente introspettivo, probabilmente parzialmente autobiografico. Un grande talento.

Nel romanzo c’è l’America del jazz, ancora giovane frontiera dell’Europa e nuova speranza per chi fugge da qualcosa o verso qualcosa. Ma soprattutto ritroviamo l’America di Edward Hopper: 

Nightwalk

Eccoli lì, sembra quasi di vederli François e Kay nella fredda luce dei bar notturni!

Oppure nella “cruda luce” delle mattine soleggiate che invade gli squllidi appartamenti di Manhattan:

hopper_morning_sun.jpg

La storia inizia una notte qualunque in un bar, quando Francois e Kay si incontrano, parlano, fuggono dal loro passato passeggiando fianco a fianco da un bar all’altro. Bicchiere dopo bicchiere. E da un fugace incontro, nasce un amore sincero, sospinto dalla necessità di colmare il vuoto dei propri giorni.

Chi ne ha cercato una lettura simbolica, ha ritrovato nel tre un numero ricorrente. Non solo le tre camere, ma anche il passato di lui, quello di lei ed un presente continuamente instabile e fragile, dove l’equilibrio della coppia è altalenante e continuamente distolto da fattori esterni, terzi, per l’appunto, rispetto ai due.

Tutto il romanzo è permeato da un senso di solitudine, appesantito da un malinconico ed ingombrante passato da dimenticare. Ma non è un romanzo della disperazione, tutt’altro: e la partenza improvvisa di Kay, sarà un nuovo arrivo…

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12 risposte a Georges Simenon – Tre camere a Manhattan

  1. giovanna ha detto:

    Conosco Simenon giusto per le avventure del commissario Maigret.
    La segnalazione di libri è sempre interessante!
    grazie Miche.

  2. Anna ha detto:

    L’ho letto ed è stato un sorprendente Simenon. Biografica o no (Casanova era un dilettante se confrontato a Simenon), la storia cattura e il libro si legge in un baleno.
    Ottima recensione!

  3. md ha detto:

    Trovo che Simenon sia uno dei più grandi scrittori del Novecento. Magari non per Maigret (che pure trovo apprezzabile), ma romanzi come La camera azzurra, La vedova Couderq o Cargo, solo per citarne alcuni, sono di grande livello, sia in termini di introspezione che di stile. Impeccabile, asciutto, essenziale, senza tanti fronzoli, preciso e pulito. E poi leggerlo in quelle splendide edizioni Adelphi è veramente una goduria…

  4. Elisabetta ha detto:

    Bella segnalazione.
    Io adoro Simenon, soprattutto quello non-Maigret. I romanzi citati nel precedente commento, e altri ancora pubblicati da Adelphi, catturano proprio per la loro essenzialità e per la pulizia con cui sono delineati personaggi e situazioni. Certo non mettono allegria (anzi, talvolta lasciano un tantino di angoscia) ma catturano e coinvolgono (questo, comunque, si intravede anche nelle storie di Maigret).

  5. Michelangelo ha detto:

    Sinceramente ho “scoperto” Simenon con questo romanzo, non avendo mai avuto particolare attrazione per le vicende di Maigret.

    Sono d’accordo con voi, riguardo l’edizioni Adelphi, belle ed eleganti nela loro semplicità.

    Grazie a tutti

  6. frontespizio ha detto:

    Sono contento di questa segnalazione.
    Di Simenon ho avuto la fortuna di leggere tutto, compreso Maigret (pura letteratura!!) e i video con Gino Cervi.
    Questo volume è tra quelli che mi hanno meno colpito. Il suo periodo americano resta però importante.
    Mi permetto di consigliarti Lettera al mio giudice e Le finestre di fronte due opere diverse ma ogni pagina è un passaggio di vite di una forza ineguagliabili.
    Ciao Michele

  7. annarita ha detto:

    Ciao, carissimo! Sono d’accordo con la cara Anna, md ed Elisabetta, in particolare. A me Simenon è sempre piaciuto, il non Maigret di più, ma apprezzo anche quest’ultimo:).

    Ti ringrazio di essere presente sui miei blog, anche se mi dispiace di non ricambiare come vorrei…in questo periodo sono incasinata con il lavoro.

    Appena avrò un po’ di tempo, recensirò su web 2.0 and something else la seconda delle due ottime segnalazioni, che mi hai inviato.

    Un abbraccio:)

  8. Michelangelo ha detto:

    @Michele: Grazie per il tuo intervento ed i tuoi suggerimenti. “Tre camere a Manhattan” è stato una rivelazione, un incontro fortunato con un genere letterario che, a priori, non prediligo.
    Ma seguo il tuo consiglio e ne approfitterò per leggere i libri che mi suggerisci.

    @Annarita: è vero, traspare una nota amara, un velo di polverosa tristezza dalle pagine di Simenon, ma la loro profondità è esemplare.
    Ringrazio te per la partecipazione.
    A presto

  9. Anna ha detto:

    Un passaggio per augurarti una felice e serena Pasqua!
    E ancora, a proposito di libri di Simenon, un altro titolo che potrei citare è “L’uomo che guardava passare i treni”, letto qualche anno fa.
    A presto

  10. Ciao Michelangelo, sono un fan accanito di Simenon, confermo che è autobiografico questo libro, spiega quasi per intero il suo incontro con quella signora D. che diventerà la sua seconda moglie e che poi gli darà anche tre figli: Marc, Jonny, e Marie-jo.
    Complimenti per il tuo blog, ci sono arrivato da Cavoletto, se ti va passa anche dal mio.. non è così bello come quello di Sigrid.. ma si difende.
    Ciao Rocco

  11. Michelangelo ha detto:

    @ Rocco: Benvenuto, si intuisce che dietro la storia vi è vita vissuta, per la minuziosa capacità di descrivere emozioni e comportamenti, a volte illogici, ma molto verosimili.
    A presto

  12. […] tè, immaginando due situazioni, magari due personalità: Jasmin pearls, con piccole madeleines e le pagine di Simenon. Un’atmosfera rarefatta e delicata, in cui abbandonarsi a ricordi lontani, con un pizzico di […]

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