Andrea Camilleri – Il corso delle cose

Camilleri A., Il corso delle cose, Sellerio, 1998 

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Un omicidio, annunciato con tre giorni di ritardo, come vuole l’avvertimento sul cadavere. Poi l’attentato a Vito. Proprio lui, così innocuo, sempre attento a non immischiarsi negli affari degli altri, attento a non prendere mai una posizione.
Un avvertimento? L’ispettore Corbo sa il fatto suo e non dubita di un collegamento tra gli eventi,  ma non è facile districarsi tra i silenzi del piccolo paese. Gli avvertimenti continuano. Vito si dispera, non si da pace, cosa ha fatto? Ma quell’omicidio lo riguarda da vicino e, poco a poco, capirà perchè…

Scritto nel 1968, Il corso delle cose è il primo romanzo di Camilleri. Già traspare un notevole talento nel delineare i personaggi e tessere una trama di notevole qualità. Il romanzo restituisce l’immagine di una Sicilia sfuggente, fatta di sguardi ed allusioni.
Come sarà ancor più nel successivo Birraio di Preston, Camilleri racconta una realtà che non è come appare o che così è se vi pare, nella miglior tradizione di Pirandello. Con mirabile coinvolgimento il lettore è condotto in un labirinto articolato e sinuoso, come, appunto, il corso delle cose.

8 risposte a Andrea Camilleri – Il corso delle cose

  1. frontespizio scrive:

    Mi fa piacere che condividi la mia stessa opinione sue primi libri di Camilleri, forse i più belli. L’atmosfera di Sicilia è palpabile e sottile.
    Michele

  2. La Sicilia è una terra che ci ha dato grandi scrittori e una parte delle loro qualità risiede nell’attenzione al particolare, nella ricerca di un armonia della struttura narrativa che trova le sue basi in ogni singola radice di cui si nutre.

  3. luisa scrive:

    Quando lessi “Il corso delle cose” in effetti mi vennero in mente Pirandello, Sciascia e Maria Messina (“personcine”, “gente che passa e piccoli gorghi)”. Una mescolanza di odori, dolori e ironia tutta siciliana.
    Luisa

  4. Michelangelo scrive:

    Michele, forse i primi libri di Camilleri sono “più” autentici, diretti, forse anche per questo meglio traspare l’eredità della grande letteratura siciliana.
    Tendenzialmente preferisco i libri di Camilleri non legati a Montalbano, anche perchè la serie televisiva mi ha sottratto il piacere dell’immaginazione.

  5. Michelangelo scrive:

    Fabrizio, notevole osservazione.
    Personalmente ritengo che nella narrativa siciliana le storie sono complessi intrecci di persone. Prevale la soggettivizzazione degli eventi, la teatralità, da Verga fino a Pirandello dove la realtà diventa un ambigua e misteriosa rappresentazione.

  6. Anna scrive:

    Le tue recensioni mi affascinano sempre, tanto che penso di rileggerlo… Ricordo il romanzo, anche se vagamente, non solo per gli intrecci ma anche per il linguaggio, ancora non virato al colorito italo-siculo dei romanzi successivi.

  7. Michelangelo scrive:

    Grazie Anna, in effetti le inflessioni dialettali nella prosa di Camilleri, si sono ammorbidite con il tempo. I primi romanzi sono piuttosto ostici da questo punto di vista.

  8. caravaggio scrive:

    grazie x la dritta datemi ,non sapevo del belli e adesso vado a documentarmi, trilussa lo conosco abbastanza il belli x nulla buona giornata

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