Non riusciamo più a vedere…

mani_violinista.jpg

…a volte l’Arte ci parla di “altra Arte” 

L’Arte suscita passioni, sentimenti, ci racconta il mondo, indaga l’universo e l’infinito, cerca di comprendere l’uomo… ed in quanto tale è Arte.

A volte diverse forme artistiche si incontrano, spesso la musica incontra la letteratura o la pittura ritrae la musica o i musicisti. Penso alla frenetica rappresentazione delle Mani di violinista” di Balla

Alcune volte l’Arte “parla” di se stessa. La  pittura porge la musica, la poesia rievoca la pittura… l’Arte stessa, come rappresentazione, diventa messaggio e messaggero. Diventa, per così dire, meta-arte.  

In un piacevolissimo testo, il discusso e bislacco Remo Remotti, attraversa, in maniera diretta, molti capisaldi della rappresentazione figurata, dalla pittura al cinema.
Non è più una poesia, ma, per così dire, una meta-poesia. Non sono le parole della poesia a suscitare emozioni, ma le immagini che evocano. Dunque la vera poesia è la galleria ideale di quadri, registi, scrittori, che hanno rappresentato la realtà e, ormai agli occhi dell’anziano poeta-pittore, la incarnano.

Attraverso la poesia, dunque, non riusciamo più a vedere la realtà ma la sua rappresentazione che qualcun’altro artista ha già dato.

 Il problema, signori, è che noi non riusciamo più a vedere
crediamo di vedere…ma in realtà vediamo delle cose
che già sono state viste, da altri…

Io vedo laggiù una ragazza, una donna con i capelli rossi
ma per me che sono anche un pittore,
una donna con i capelli rossi è Munch.
se fosse bruna, nuda, stesa su un divano è Modigliani,
su un prato di margherite è Klimt…
una puttana signori, una puttana è Otto Dix
una puttana che si riscalda con dei copertoni sull’autostrada è Fellini
un accattone, è Pasolini…
un albero, un albero è Mondrian
un prato verde con dei papaveri rossi è Manet
con dei girasoli è Van Gogh…

il sole, il sole è Turner
il mare, il mare è Pino Pascali
una mucca signori, una mucca è Segantini,
una pecora è Bunuel,
una capra è Picasso
un cavallo, non importa di che colore, un cavallo dei carabinieri è Fattori
un cavallo bianco con la criniera al vento è De Chirico,
un cavallo bianco e uno nero è Gauguin
un gabbiano…un gabbiano è Checov…è Cardarelli, è Bellocchio
un cane randagio è Bacon,
un cane che muove le zampette è Balla…

Il blu è Klein, il rosso è Burri, il bianco è Fontana
il rosa è Matisse, il giallo è Van Gogh, il nero è Goya…
la Gioconda signori, la Gioconda non è più Leonardo Da Vinci
è Marcel Duchamp…
un cardinale è Scipione, un generale è Bai
un uomo magrissimo è Giacometti
una donna grassissima è Fellini…
un direttore d’orchestra è Fellini…
un clown è Fellini…
…noi Fellini lo vediamo da per tutto…

una scarpa, una scarpa è Jim Dine
una cravatta è Jim Dine
un segnale stradale è Mambor
una pipa è Magritte
una scopa è Man Ray
una bottiglia di coca cola è Andy Wharol
Marylin Monroe è Andy Wharol
un hamburger è Oldenburg

Guernica…esiste una cittadina spagnola che si chiama Guernica
ma Guernica è Picasso,
Roma è Fellini,
Milano è Zavattini,
Londra è Hitchcock,
Manhattan è Woody Allen,
Bruxelles è Ensor,
Dublino è Joyce,
Praga è Kafka,
Vienna è Freud…

noi non riusciamo più a vedere signori…

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15 risposte a Non riusciamo più a vedere…

  1. filippo ha detto:

    Un bel post!
    Mi ritrovo perfettamente in quello che hai espresso, non aggiungo nulla perché hai la capacità di essere essenziale!
    Filippo

  2. Anna ha detto:

    Bel post, vero.
    Difficile commentare …
    L’identificazione dell’oggetto reale con l’artista potrebbe essere mediata dall’immagine o dal suono, evocati per una sorta di imprinting culturale?

  3. apolide ha detto:

    Raccolgo la provocazione, e ti invito formalmente a visitare il mio Blog , in cui si parla di arte e di poesia.
    Il problema non è, secondo me, metalinguistico: la poesia, se fatta bene ha di per sè profonde valenze che vanno a scavalcare il senso linguistico di ciò che è scritto: pensiamo alla metafora, che dice una cosa ma in realtà ne “evoca” un’altra, all’assonanza e all’allitterazione, che, attraverso la similitudine dei suoni attivano un cortocircuito logico ed associazioni -più o meno libere e volute- di pensieri, all’ossimoro, che accosta due opposti, ecc…

    In questo pregevole lavoro di Remotti io coglierei più un monito. Insiste sull’accostamento tra pittura e poesia, fatto in modo a-critico, non-interpretativo. Forse- vuole evidenziare il fare di alcuni poeti (ma quanti se ne leggono, di imbrattafogli, nei blog e nelle community, oggi?) che vanno al supermercato delle immagini e prendono in prestito un Magritte, un Duchamp, un Fellini per le loro composizioni, senza però null’altro dare, senza descrivere -ad esempio, potrebbe essere una stada da battere- le sensazioni che in loro la visione delle opere di grandi maestri evoca. Sempre IMHO…

    ciao

  4. Michelangelo ha detto:

    Ci siamo inerpicati per un sentiero affascinante quanto complesso.
    Chissà cosa ne direbbe Remotti….

    Il tema dell’imprinting culturale, sollevato da Anna, è, in effetti alla radice di questa poesia.
    Non in termini critici, ma al limite celebrativi dell’arte contemporanea.

    Nel caso della metafora, espediente linguistico che apprezzo moltissimo (non avrei dedicato un post ad Esenin, altrimenti!), la parola ha un effettivo potere evocativo, che stimola la fantasia del lettore. Mentre, in questo caso, semplicemente richiama altre opere e sono loro a suscitare emozioni, facendo leva, per l’appunto, su un imprinting culturale già esistente.

    PS. @apolide: invito accettato. Complimenti per il nuovo blog, curato nella forma e nel contenuto. In particolare ho notato l’header con le pietre, come il mio primo header (lo puoi vedere nella sezione istantanee). Sarà di buon auspicio?

  5. ettorissimo ha detto:

    bellissimo post. quasi quasi ti invidio!
    naturalemnete sto scherzando. ti faccio i complimenti per l’argomento trattato che mi ha sfiorato nei miei pensosi pomeriggi tra me e me, soprattuttomentre scrivevo la mia tesi di laurea in storia dell’arte contemporanea.
    Ho visto che mi hai linkato sono contento e ti ringrazio per la fiducia oltre che per il passaggio sul mio blog.
    ti linkerò anche io appena avrò un minuto per sedermi tranquillo alla mia scrivania.
    ciao un abbraccio
    ettorissimo

  6. apolide ha detto:

    Quello di Remotti è un ottimo lavoro…scrivessero tutti come lui ed avessero come lui una poliedrica cultura artistica da proporre… io vedo ancora -anche in giro per i blog, come ti dicevo- (poesie)-vedutiste-filo800esche, (poesie)-a-tempera-naif, (poesie)-neo-classiche. Quelle neo-rinascimentali, per fortuna le si incontrano solo nei famigerati NG di scrittura da cui provengo e da cui sono fuggito. Si incontrano liriche magari scritte di fretta, con la convinzione -quando parlano di quadri o opere d’arte- che la griffe dell’artista cui ci si riferisce dia loro un lustro (che spesso non c’è). Forse fanno un’operazione di concettuale ready-made? Io penso che lo stesso ready-made poetico dadaista -una poesia fatta con l’elenco del telefono, con ritagli di parole tratti da un giornale, ecc.- sia un qualcosa di provocatorio, ma superato…Siamo nel XXI, dovremmo svegliarci eh… Invece la poesia italiana non fa altro che proporre stancamente sempre le stesse tematiche, gli stessi stilemi. Mi metto tra i colpevoli -sto selezionando molto il materiale d’archivio che posto-, ma la poesia, se non esce dalla torre di cristallo in cui è arroccata, è destinata a morire.

  7. Michelangelo ha detto:

    @Apolide, l’aspetto contenutistico dei blog è un argomento assai dibattuto. Aver maggiore spazio e visibilità per dire la propria o proporre i propri manoscritti aumenta la quantità di informazioni e pubblicazioni.
    Nel bene e nel male.
    E mi fermo qui. Sarà il tema di un prossimo post!

    @ Ettorissimo: grazie davvero per il gentile commento. E che sia l’inizio di una proficua collaborazione!

  8. michele ha detto:

    Caro Michelangelo, un pezzo di gran classe.
    Oltre alla tua scrittura semplice e diretta, la “cantata” di Remotti è magnifica, giocata senza remore e senza limiti.
    Notevole.
    Michele

  9. luisa ha detto:

    E’ proprio vero. Alle volte uno guarda ma non vede e il tuo pensiero è importante. Poi, la lettura di questo simpatico poemetto, apre la mente a qualsiasi possibilità che non avevamo pensato prima.

  10. Michelangelo ha detto:

    Michele, grazie per il tuo commento.

    Mi sono lanciato in un pezzo non semplice, ma “sentito”. Non potevo fare a meno di condividerlo.

  11. Shoruel ha detto:

    grazie per avermelo segnalato 🙂

  12. Michelangelo ha detto:

    Benvenuto Shoruel, grazie a te per la visita.
    Che ne pensi?

  13. […] Diomira, Isidora, Dorotea, Ipazia, Leonia… e Tamara, dove “l’occhio non vede cose, ma figure di cose che significano altre cose…” La città e i segni, la città dove non riusciamo più a vedere. […]

  14. astrofiammante ha detto:

    “Attraverso la poesia, dunque, non riusciamo più a vedere la realtà ma la sua rappresentazione che qualcun’altro artista ha già dato”.

    Sia gli artisti, che ognuno di noi,abbiamo una prospettiva dettata dalle nostre esperienze di vita o di lavoro e se accettiamo i confronti di altre esperienze la nostra mente ha la fortuna e il modo di aprirsi e confrontarsi facendoci cogliere quella sfumatura che a volte cambia proprio il significato delle cose e ce le fa notare, anche quando le abbiamo sotto il naso e siamo per così dire”ciechi” dando tutto per scontato….a quel punto abbiamo come un lampo e tutto ci sembra più chiaro.
    Questo succede non solo con la poesia, ma con quell’arte che suscita nella nostra sensibilità emozioni e sensazioni e curiosità…….l’importante è coltivare la sensibilità fin da piccoli ……………
    non so quanti abbiano questa convinzione……….. ma questa è un’altra storia…..
    Ciaoooo!!

  15. Michelangelo ha detto:

    @astrofiammante: Sono d’accordo con quanto scrivi; a volte “l’essenziale è invisibile agli occhi.”

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