L’epitaffio di Diofanto

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Non vi nascondo che a me la matematica piace. Sia per la sua profonda ed algida eleganza e poesia, sia come strumento per la conoscenza, utile per affrontare, comprendere e risolvere problemi e quesiti.

Eppure a tanti è rimasta indigesta fin dai tempi della scuola. Perchè è lì che nascono le “intolleranze”. Se la matematica fosse insegnata non come un compendio di definizioni e teoremi, ma seguendo il percorso logico della sua storia, della sua evoluzione, allora risulterebbe meno incomprensibile e se ne coglierebbe il senso più profondo. 

L’algebra moderna, ad esempio, non comincia con “dato un sistema di m equazioni in n incognite…”, ma con l’epitaffio di Diofanto di Alessandria, vissuto nel II secolo d.C.
Diofanto pose le basi per quella che sarà l’algebra moderna. Da lui troverà ispirazione Fermat, per il suo celebre teorema. La matematica fu tutta la sua vita ma anche la morte, così, con quella che oggi si direbbe un equazione lineare in un’incognita, volle che fosse scritta l’età che raggiunse
:

Hunc Diophantus habet tumulum qui tempora vitae illius, mira denotat arte tibi. Egit sex tantem juvenie; lanugine malas vestire hinc coepit parte duodecima. Septante uxori post haec sociatur, et anno formosus quinto nascitur inde puer. Semissem aetatis postquam attigit ille paternae, infelix subita morte peremptus obit. Quator aestater genitor lugere superstes cogitur, hinc annos illius assequere.

Questa tomba rinchiude Diofanto e, meraviglia! dice matematicamente quanto ha vissuto. Un sesto della sua vita fu l’infanzia, aggiunse un dodicesimo perché le sue guance si coprissero della peluria dell’adolescenza. Dopo un altro settimo della sua vita prese moglie, e dopo cinque anni di matrimonio ebbe un figlio. L’infelice morì improvvisamente quando raggiunse la metà dell’età paterna. Il genitore sopravvissuto fu in lutto per quattro anni e raggiunse infine il termine della propria vita. (traduzione tratta da wikipedia)

Avete capito quanti anni è vissuto?

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10 Responses to L’epitaffio di Diofanto

  1. andreiperiboschi ha detto:

    Davvero bello l’epitaffio di Diofanto!
    Riguardo al problema dell’insegnamento della matematica mi sento di dirti questo: è assolutamente vero che nella scuola non viene presentata in maniera accattivante alle giovani (ed irrequiete) menti, ma, studiando matematica all’università, mi sono reso conto che questa necessità si scontra con quella di dare le molte nozioni di base, che in realtà sono solo strumenti che serviranno ad esplorare il grande universo matematico, e che quindi, anche per questo, risultano poco interessanti.
    Quello che però si potrebbe fare è smettere di dire “se non sei portato per la matematica, non c’è nulla da fare!”: certo che la matematica ha un linguaggio più ostico rispetto ad altre discipline, ma ciò non toglie che tutti possano conoscerla, almeno un po’, così come tutti possono imparare un po’ di letteratura, o di biologia, ecc.

  2. Michelangelo ha detto:

    Grazie!
    E’ vero. A scuola bisogna impartire molte nozioni di base ed allenare il metodo, anche meccanicamente, con molti esercizi.
    Sicuramente però, anche a scuola, qualche “pillola” che ne aiuti a comprendere la prospettiva storica può essere un ottimo stimolo.
    D’altra parte è proprio in quegli anni che si decide (stupidamente quasi con un aut aut) se includere o escludere la matematica dalla propria vita.

  3. Anna ha detto:

    Sì, te lo scrivo in base 2

    1010100

    giusto?

    Concordo con le considerazioni già espresse nei commenti.
    A presto!

  4. Michelangelo ha detto:

    vediamo un pò…

    4+16+…. giusto, torna!

    Complimenti e grazie per aver “rievocato” il calcolo binario 🙂

  5. Anna ha detto:

    Grazie alla tua idea, io l’ho trovato divertente; Ho usato il sistema binario per far sì che anche altri possano continuare a giocare. 🙂

  6. Michelangelo ha detto:

    proprio una bella pensata! 🙂

  7. giovanna ha detto:

    Ma che bel post e bei commenti!
    Brava Anna per la risposta “binaria” 🙂
    Quanto all’insegnamento della matematica: sono un po’ fortunata, ho alunni della scuola media. Penso di essere ancora in tempo per farla amare ma soffro a volte se il bambino mi dice che non gli piace…. Se è solo perché “non gli piace” in genere riesco a farlo ricredere! 🙂
    Concordo con Michelangelo sulla prospettiva storica. I ragazzi ne restano affascinati.
    Senza per altro trascurare l’intuizione, il metodo, l’acquisizione di strumenti e poi, il graduale passaggio al pensiero razionale…..
    ciao!
    giovanna

  8. Michelangelo ha detto:

    Giovanna,
    mi fa piacere che condividi il mio punto di vista, che non è quello di un insegnante.

    Non è che proprio qui stiamo cominciando ad abbozzare una nuova didattica per la matematica? 🙂

  9. […] un arguto avvocato con la passione per la matematica, leggendo una copia dell’Arithmetica di Diofanto di Alessandria, ebbe una brillante intuizione: non esistono tre numeri interi positivi a, b, c, che verificano […]

  10. Giulio ha detto:

    Ciao a tutti! Ho finito di scrivere un libro sugli INDOVINELLI ENIGMISTICI a cui lavoravo da tempo…
    Non è soltanto una raccolta antologica di indovinelli enigmistici. È una riflessione su come si creano, su quali strategie si possono adottare per risolverli, sulle analogie con la matematica, la fisica, le immagini e meccanismi di psicologia cognitiva. Il tutto arricchito di esempi, curiosità, sfide risolutive e celebri indovinelli tratti dalla letteratura e dal cinema.

    http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=292830

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