Confessioni di un malandrino

Non un pittore, ma un poeta in particolare ha saputo utilizzare le immagini per rappresentare emozioni. Si tratta del poeta russo Sergej Aleksandrovič Esenin.

La sua poesia, pervasa da profondo lirismo, si adagia su allegorie e metafore, che conferiscono un più ampio respiro e coinvolgimento. Nasce così il movimento letterario dell’Immaginismo, incarnato da Esenin, un poeta dannunziano nelle passioni e rimbaudiano nello spirito.

La sua è una vita avventurosa e irrequieta, spesso risucchiata dall’alcolismo. E’ il poeta della rivoluzione bolscevica, ma trascina dentro di sè il peso del cambiamento, il desiderio per un ritorno ai campi nonostante la consapevolezza dell’irrinunciabile progresso. La disperazione lo porterà al suicidio, preceduto dalle seguenti parole, scritte con il sangue: “In questa vita morire non è nuovo / ma neppure vivere, certo, lo è di più”.

Versi eccentrici, metafore elaborate, non lasciano indifferenti e toccano l’anima. Nel poema Pugacev, la disperazione di una contrada ormai povera traspare nella fatica di ogni nuovo giorno quando: “dalla gola recisa del cielo, cola l’aurora sui campi”.

Una delle sue opere più note che rappresenta anche una sorta di testamento autobiografico è la poesia “Confessioni di un teppista”. La versione adattata e musicata da Angelo Branduardi ne è, a mio avviso, la miglior traduzione:  

Confessioni di un malandrino

Mi piace spettinato camminare
col capo sulle spalle come un lume
così mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume.

Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell’ingiuria,
l’agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.

Ed in mente mi torna quello stagno
che le canne e il muschio hanno sommerso
ed i miei che non sanno di avere
un figlio che compone versi

ma mi vogliono bene come ai campi,
alla pelle ed alla pioggia di stagione
raro sarà che chi mi offende scampi
dalle punte del forcone.

Poveri genitori contadini
certo siete invecchiati, ancor temete
il signore del cielo e gli acquitrini
genitor che mai non capirete

che oggi il vostro figliuolo è diventato
il primo fra i poeti del paese
ed ora con le scarpe verniciate
e col cilindro in testa egli cammina.

Ma sopravvive in lui la frenesia
di un vecchio mariuolo di campagna
e ad ogni insegna di macelleria
alla vacca s’inchina sua compagna.

E quando incontra un vetturino
gli torna in mente il suo concio natale
e vorrebbe la coda del ronzino
regger come strascico nuziale.

Voglio bene alla patria benché
afflitta di tronchi rugginosi
mi è caro il grugno sporco dei suini
e i rospi all’ombra sospirosi

son malato d’infanzia e di ricordi
e di freschi crepuscoli d’aprile.
Sembra quasi che l’acero si curvi
per riscaldarsi e poi dormire.

Dal nido di quell’albero le uova
per rubare salivo fino in cima
ma sarà la sua chioma sempre nuova
e dura la sua scorza come prima.

E tu mio caro amico vecchio cane
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
e giri a coda bassa nel cortile
ignaro delle porte dei granai.

Mi sono cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po’ di pane
e si mangiava come due fratelli
una briciola, all’uomo ed una al cane

 io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi.

Buonanotte, la falce della luna
si cheta mentre l’aria si fa bruna
dalla finestra mia voglio gridare
contro il disco della luna.

La notte è così tersa
qui forse anche morire non fa male
che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.

O pegaso decrepito e bonario
il tuo galoppo è ora senza scopo
e giunsi come un maestro solitario
e non canto e non celebro che i topi.

Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome
voglio essere una gialla velatura
gonfia verso un paese senza nome.

 

12 risposte a Confessioni di un malandrino

  1. michele scrive:

    Ti ringrazio per aver ripreso questo autore a me caro. La forza espressiva di queste parole e delle sue opere, hanno gridato a lungo, invano, alle porte di noi umani. Dolce è il malandrino e condiviso il suo suicidio.
    Michele

  2. luisa scrive:

    Una poesia e un canto d’amore per la sua terra, per il suo mondo, per la semplicità dei suoi ricordi familiari.
    Diceva Brecht Le cose semplici sono difficili a farsi.
    Luisa

  3. Michelangelo scrive:

    Grazie ancora una volta per la vostra puntuale, quanto gradita, partecipazione.
    Michelangelo

  4. filippo scrive:

    Un piacevole scoperta, non conoscevo questo “artista”, la tua presentazione mi ha incuriosito molto.
    Grazie
    Filippo

  5. Michelangelo scrive:

    Bene Filippo, mi auguro ti abbia invogliato ad approfondire la lettura di questo importante poeta russo.
    Michelangelo

  6. […] Ho rispolverato una piccola raccolta di poesie di Garcia Lorca. Sfogliando le pagine, ripercorrendo mie vecchie annotazioni, ho ritrovato alcuni versi che si direbbero scritti da Esenin: […]

  7. Michelangelo scrive:

    Nunzy: “non a tutti è dato di cadere come una mela verso i piedi altrui”.

    Che inaspettata quanto piacevole sorpresa!

  8. nunzy conti scrive:

    Avevo 18 anni..e la prima volta che mi trovai dentro una cabina per esprimere un voto,un opinione…mi fu chiaro subito che in mezzo a quel caos..di pensieri
    questo solo avevo da dire:
    “Mi piace spettinato camminare
    col capo sulle spalle come un lume
    così mi diverto a rischiarare
    il vostro autunno senza piume.”

    non è che crescendo sia andata meglio!!!
    grazie,per la tua citazione!
    ciao

  9. Michelangelo scrive:

    …è vero, ma l’importante è non smettere di impegnarsi per migliorare e di voler “bene alla patria benchè afflitta da tronchi rugginosi”…

  10. nunzy conti scrive:

    “…voglio essere una gialla velatura gonfia verso un paese senza nome.”

  11. […] E poi le more… …il frutto dal sapore di “infanzia e di ricordi”. […]

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