Il progresso

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Tutto cominciò quando l’uomo preistorico, capì che alcune pietre con i bordi aguzzi e taglienti, potevano essere utili a tante cose: dividere le carni delle prede per nutrirsi per esempio, oppure fare la punta alle lance di legno e poter cacciare meglio, quindi riuscire a catturare più cibo, mangiare di più, stare meglio insomma. Ma potevano essere utili anche ad avere strumenti per minacciare, uccidere il prossimo, essere più forti nello scontro e nella lotta con quest’ultimo. Poi venne il fuoco.

Così nacque il Progresso, di cui si parla spesso.
Da una parte chi afferma che siamo all’apice del progresso, dall’altra chi fa notare che siamo anche sull’orlo del precipizio.

Ma cos’è il Progresso? Cos’è per voi?

Tento una definizione: lo sviluppo delle conoscenze, finalizzate al benessere dell’umanità. In realtà potrei anche limitarmi a dire “lo sviluppo delle conoscenze” e basta, visto che la finalità dipende dall’uso che se ne fa.
Su wikipedia è riportato: “Il termine progresso designa il processo di avanzamento e di sviluppo delle discipline e delle condizioni umane.
Successivamente il tema è approfondito in varie sottocategorie, perchè di progresso non ce ne è solo uno.

Forse allora la risposta è nell’arguzia tutta romana di Trilussa:

Er Gambero e l’ostrica

Ormai che me so’ messo
su la via der Progresso,
disse er Gambero a l’Ostrica – nun vojo
restà vicino a te che sei rimasta
sempre attaccata su lo stesso scojo. –
L’Ostrica je rispose: – E nun t’abbasta?
Chi nun te dice ch’er progresso vero
sia quello de sta’ fermi? Quanta gente,
che combatteva coraggiosamente
pe’ vince le battaje der Pensiero,
se fece rimorchià da la prudenza
ar punto de partenza?… –
Er Gambero, cocciuto,
je disse chiaramente: – Nun m’incanti!
Io vado all’antra riva e te saluto.

Ma, appena ch’ebbe fatto quarche metro
co’ tutta l’intenzione d’annà avanti,
capì che camminava a parteddietro.

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8 risposte a Il progresso

  1. emiliashop ha detto:

    Caro Trilussa! Ma che ne dici, per completare il quadro di ciò che spesso significa progresso, di questi versi di Pascarella da quel capolavoro che è La Scoperta dell’America?

    “Perché er servaggio, lui, core mio bello,
    Nun ci ha quatrini; e manco je dispiace:
    Ché lì er commercio è come un girarello,
    Capischi si comè? Fatte capace:

    Io sò ‘n servaggio, e me serve un cappello:
    Io ci ho ‘n abito e so che a te te piace,
    Io te dò questo, adesso damme quello,
    Sbarattamo la roba e semo pace.

    E così pe li generi più fini,
    E così pe la roba signorile;
    Ma loro nun ce l’hanno li quatrini.

    Invece noi che semo una famija
    De ‘na razza de gente più civile,
    Ce l’avemo… e er Governo se li pija.

    “Ma lì nun ce sò tasse e le persone
    T’agischeno secondo er naturale:
    Lì nun ce trovi tante distinzione,
    ‘Gni servaggio che vedi è un omo uguale.

    Che dichi? che nun ci hanno l’istruzione?
    Ma intanto sò de core e sò reale;
    E tu finché lo tratti co’ le bone
    Nun c’è caso che lui te facci male.

    Vor dì che si ce fai la conoscenza
    Che quelli te spalancheno le braccia,
    Be’ tu nun j’hai da fà ‘na prepotenza.

    Si quello te viè a fatte le carezze
    E invece tu je dài li carci in faccia,
    Se sa, quello risponne co’ le frezze.”

    Certo che, se dovessimo davvero tenere buona la definizione di Wikipedia, io questo sviluppo delle condizioni umane non lo vedo. Non giudichiamo dalle condizioni in cui vive l’Occidente e ciò che si intende per Occidente, perché troppa parte del mondo paga ciò di cui noi godiamo. Un po’ come nell’Ancien Régime il 5% della popolazione viveva in condizioni privilegiate e il 95% molto meno. Sono le proporzioni che contano.
    Per me il progresso sta nell’evoluzione della coscienza individuale e solo in quella, perché nessuno di noi può cambiare il mondo e le sue storture, anzi, trovo velleitario e utopistico il crederlo, ma ciascuno può cambiare, sviluppare se stesso. E’ duro, p faticoso, ma si può- E se tutti lo facessimo, che luogo meraviglioso sarebbe questo pianeta.
    Poi, certo, ci sono figure uniche, quelle che Baudelaire chiama “I Fari”, che ci indicano la via. Ma la via la possiamo cercare solo noi, ciascuno dentro se stesso.
    A nulla servono tecnologie sempre più avanzate se poi producono sofferenza e morte.

  2. Michelangelo ha detto:

    abusando dei poteri di amministratore ho modificato parte dei contenuti già pubblicati per focalizzare meglio il discorso.

    Certo, il mito del buon selvaggio sembra sfatare la corsa al progresso, ma è più una macchietta letteraria, un po’ come rievocare “i bei tempi andati”.

    Veniamo alle proporzioni: c’è chi dice che il terzo mondo sia un terzo (cioè il 66%) della popolazione mondiale, chi dice l’80%…
    Mi chiedo, ma un tempo era di più o di meno? perchè se di numeri si parla, bisogna vedere come è variato il rapporto.
    La risposta non c’è perchè un tempo non c’era nemmeno il terzo mondo. C’era “l’altro” anzi c’erano “gli altri”, possibilmente nemici, prima che amici.
    Se il progresso dunque si ripone una evoluzione della coscienza mi sembra che il concetto di Pietà (non necessariamente nell’accezione Cristiana), sia stato un passaggio evolutivo e di sviluppo importante.
    Il fatto che oggi, ci sia chi si preoccupi della fame, della carestia, della povertà a livello mondiale (e non solo del suo circondario o regno) è un segno evidente di progresso, nella coscenza anche se non pienamente realizzato nei fatti.

    Personalmente ritengo che il progresso sia anche la tecnologia, la tecnica, tutto quello che mi permette di essere a New York in otto ore, di non avere freddo d’inverno, di vedere in diretta quello che succede a Tokio e, non ultimo, di scrivere quello che penso su questo blog!

  3. emiliashop ha detto:

    Veramente non intendevo rinfrescare il mito del Buon Selvaggio, che poi si sa, buono non è, essendo la natura umana molto simile in ogni tempo e in ogni luogo. No, intendevo sottolineare come quello che noi ci vantiamo di definire “progresso”, sia molto spesso solo un modo per porci in una posizione di potere rispetto a chi riteniamo meno “progredito” di noi, che è quello che diceva Pascarella nella sostanza.
    E’ vero, esistono organizzazioni come Amnesty International, la FAO, Medécine sans Frontiere, Emergency e sono cose meravigliose. E anche io sono ben felice di non avere freddo d’inverno, dato che sono così fortunata da vivere in un paese che me lo permette, ma appunto quella “pietas” che non è certo cattolica, ma concetto molto più antico e che molte persone meravigliose dimostrano, non è dovuta a un progresso tecnologico, ma essa pure è insita nell’animo umano.
    Pensa al conflitto in cui si pone Elettra proprio per onorare quella pietas e come paga l’amore che dimostra.

  4. michele ha detto:

    L’idea di progresso resta uguale per ogni epoca vissuta. Ovvero se per l’uomo la pietra era il massimo progresso, mettere i piedi su Marte è quello di questo epoca. Di fatto non cambia nulla se non le motivazioni, come riferivi giustamente, che sottendono questa “preziosa” parola.
    Michele

  5. Michelangelo ha detto:

    In definitiva possiamo dire che:

    1. Il Progresso é lo sviluppo delle conoscenze, in particolare quelle tecniche, che rendono più agevole e confortevole la vita (indipendentemente da quanti sono i beneficiari)

    2. Il Progresso è anche il miglioramento dell’attitudine umana verso il prossimo.

    Visto che la natura umana è sempre la stessa, il Progresso di cui al punto 2 è molto più lento, se non addirittura nullo.
    Resta dunque solo la valenza tecnologica.

  6. […] E allora? Tutto questo per dire che la categorizzazione ha dei limiti, non in termini di funzionalità ma di finalità. E’ fuorviante. In altre parole, puoi servirti della categoria per orientare il marketing di un prodotto, ma non per trarre giudizi o conclusioni sugli elementi che la compongono. La “gente” è un trama fitta di fili intrecciati il cui comportamento generale prevale statisticamente verso questa o quella inclinazione, in barba alle minoranze, ma non esiste un rapporto nitido ed univoco tra l’orientamento della massa e quello degli individui e sottogruppi. E’ il prodotto complessivo di questa somma di idee, passioni, scelte e preferenze che sta virando verso pericolosi appiattimenti culturali e morali. Ma tutto questo è il risultato inaspettato di un evoluzione, del progresso.  […]

  7. […] mare”, in un moto perpetuo di idee, pensieri, racconti ed esperienze. Dal significato di Progresso ai clichè sociali, dei quali siamo spesso spettatori, da come l’arte, a volte, ci parla di […]

  8. […] Al di là della piccola gratificazione che regalano a chi con cura e passione porta avanti un blog, questi piccoli riconoscimenti che vanno e vengono da un blog all’altro hanno il merito straordinario di spingerci a conoscerci a rafforzare la “rete” di legami che unisce noi bloggers. Già, la “rete”. Zompettando da un blog all’altro, mi sono reso conto che, a piccoli sorsi, nel tempo ho imparato moltissimo riversando nei nuovi post, sotto forma di nuove idee, piccoli spunti e accorgimenti. E magari anche per altri è stato così, magari anch’io sono stato di ispirazione per qualcun’altro.  Questo circolo virtuoso di confronto continuo, di dialogo, seppur asincrono e a distanza, mi sembra davvero un terreno fertile per lo sviluppo di una conoscenza aperta, libera a cui tutti possono contribuire e attingere. Una bella forma di progresso. […]

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