La tomba dell’Ara Pacis

  

Sapete cosa accomuna l’Ara Pacis al Lido di Jesolo?  

Ditelo voi.

   Il museo dell’Ara Pacis - Jesolo Lido Village 

 Museo Ara Pacis 			Progetto Jesolo Lido Village
  

Chissà come l’avrebbe presa l’imperatore Ottaviano Augusto, sapendo che il monumento celebrativo dei suoi 30 anni di pace sarebbe stato inscatolato dentro una struttura simile. 

Creatore dell’osceno scempio è il blasonato architetto Richard Meier. Visitando il sito dell’originalissimo architetto (www.richardmeier.com), ci si rende conto di come le opere si assomigliano molto, quasi tutte. Sembrano sempre le stesse, dagli anni ’70 ad oggi, montate in modo diverso, in posti diversi. Scorrete le foto (non perdete il “World Trade Center Design Proposal” due enorme cancelletti, quasi come quello del telefono per rimpiazzare le Torri Gemelle), poi fate bene attenzione.

 Notato nulla?

Nessuna delle opere è inserita in un contesto urbano storico. Tutte opere in aree urbane perifiche, moderne o circondati da spazi verdi. Tranne una: il museo dell’Ara Pacis.

La foto presentata poi è scattata a regola d’arte. La struttura, velata dagli alberi si inserisce perfettamente nel contesto, lascia intendere una continuità ideale con gli argini del Tevere:

     

ara_meier.jpg

Se poi vi recate sul posto cambia tutto: le forme tozze, schematiche ed inespressive sovrastano la facciata di San Rocco, un birillo gigante si erge con la scritta Ara Pacis, neanche fosse una giostra. Lo spazio è occupato e annullato da un ingombrante traghetto di cemento, vetro e travertino, parcheggiato, per l’appunto sulla sponda del Tevere.

Da dentro è ancora peggio, una dissacrazione. Anziché porgere l’opera ai cittadini, la struttura opprime con fare sgraziato ed ingombrante un capolavoro, che seppur con una geometria statica ed essenziale, si caratterizza per la vivacità e l’ineguagliabile raffinatezza delle decorazioni. 

Eppure qualcuno ha mostrato non poco entusiasmo. L’autorevole professoressa Claudia Conforti, acclama così l’opera sul Corriere del 16 Novembre 2006: «Il museo di Richard Meier per l’Ara Pacis è un’opera elegante e meditata. Il suo deliberato intellettualismo trasfigura lo spaesamento spazio-temporale dell’Ara derivante dalla casualità topografica della sua ubicazione e dalla frettolosa anastilosi, imposte da un fascismo bramoso di brillare della luce riflessa dell’antico impero».

Pazzesco. Tralasciando i dubbi sull’eleganza, che forse si rimette più al buon senso che non ad un criterio assoluto, di sicuro non è un opera meditata, fin troppo uguale a tutte gli altri “capolavori” dell’autore. Peccato che Roma non è Jesolo né Miami. Tutto questo giro di parole per giustificare il fatto che l’Ara Pacis è stata piazzata nel posto sbagliato una volta recuperata. Ma quale posto migliore se non il Mausoleo di Augusto creando sia una continuità di tipo religioso tra Ara e Mausoleo sia, ben più importante, di tipo umano tra l’imperatore e la sua opera, un trentennio di pace e prosperità per il popolo? 

Sgarbi afferma: «La città patisce, nel cuore del centro storico, un intollerabile insulto attraverso un edificio indegno di un’informe periferia suburbana, il cui modello è un garage multipiano o una vetrina per esposizioni di automobili. A Roma non può essere fatta una cosa che sta bene alla periferia di Los Angeles». E non è il solo. Federico Zeri, il celebre critico ne disse: «Meier conosce Roma, come io conosco il Tibet». Ed in Tibet Zeri, non ci è mai stato. Giorgio Muratore, urbanista: «L’ara Pacis è un cantiere impazzito». Renato Nicolini, architetto ed ex assessore alla cultura del Comune: «Il progetto di Meier è uno dei peggiori che l’architetto statunitense potesse escogitare». Manfredi Nicoletti, architetto: «Bisogna fermare subito lo scempio». Massimiliano Fuksas, architetto: «Sono stato sempre contrario al progetto». Fino ad arrivare al Principe Carlo d’Inghilterra, del tutto estraneo alla vicenda, ma che da appassionato di architettura, indignato, definì l’opera «una pompa di benzina» (Daily Telegraph, 9 aprile 2001). Contro la gigantesca teca di vetro, acciaio e travertino anche Italia Nostra, e le associazioni del centro storico. 

Allora passi pure la curiosa chiesa a Tor Tre Teste, perché forse in periferia è lecito sperimentare, ma nel centro storico di Roma, assolutamente no.

Ma allora come mai è stato affidato un incarico simile a questo architetto probabilmente non preparato ad affrontare un contesto del genere? 

Ci dovrebbe rispondere il sig. Francesco Rutelli, allora sindaco di Roma, nel 1995 quando sono iniziati i lavori (esatto ci sono voluti più di dieci anni per questa nefandezza). La gara è stata assegnata senza alcun bando di gara, in virtù delle opere speciali per il Giubileo. Peccato, un lieve ritardo nella consegna: 6 anni dopo.

E non solo i tempi si sono moltiplicati, ma anche i costi: da 6 a circa 15 milioni di Euro.

Tanto per darvi un termine di paragone vi riporto che con quasi 4,5 milioni di Euro grazie al bando “Cantieri d’Arte” della Compagnia di San Paolo sono stati ristrutturati ben 80 edifici religiosi in Piemonte e in Liguria.

A Roma invece è stato speso più del triplo per costruire un osceno traghetto di travertino e cemento! 

 Vergogna! 

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17 Responses to La tomba dell’Ara Pacis

  1. kenpachi1 ha detto:

    Se permetti, guarda anch’io avevo visto la teca di Mayer solo in foto e la giudicavo oscena. Poi l’ho vista dal vivo e, strano a dirsi, mi è piaciuta, anche nella sua collocazione con gli edifici circostanti.

    Altro discorso i soldi e il tempo di realizzazione, che a roma lievitano sempre più del dovuto, e l’inaugurazione scandalosa a lavori ancora in corso, con Veltroni, tanto decantata dai giornali.

  2. Michelangelo ha detto:

    Ovviamente il giudizio estetico, per quanto ci si sforzi a trovarne una giustificazione razionale, si fonda su elementi puramente soggettivi, rispettabilissimi e non discutibili.

    Però una cosa è certa.

    Il clamore suscitato dall’opera conferma il completo fallimento dell’obiettivo di Meier (così afferma sul suo sito) di perseguire “a process of enhancement and a level of quality that will ensure the approval from the Italian and the international architectural communities, as well as from the general public.”

  3. apolide ha detto:

    E’ la solita questione del rapporto tra moderno e antico, o meglio del rapporto tra interventi architettonici di periodi (e quindi stili) diversi, accostati nello stesso ambito.

    Premessa: la storia è piena di casi del genere: il papa barocco che “violenta” la chiesa romanica, in realtà costruisce qualcosa di vicino al suo gusto in una preesistenza, non si pone il problema -oggi più vivo- del rapporto con la storia, la “fa” e basta.

    Lo stesso è accaduto in seguito, e accade -a dispetto delle considerazioni conservativistiche- oggi. Pensa alle cementificazioni 900esche di Sir Evans nel palazzo di Cnosso, il primo esempio che mi viene in mente…
    Meyer sono 40 e più anni che progetta in un certo modo, è un bravo architetto, ma solo quando non si confronta con la storia o il contesto, solo quando fa edifici belli in sè, narcisi. A me, all’inizio, piaceva. Poi l’ho abbandonato. Ma questa èp un’altra storia.

    Cercavo qualce immagine sul kunst-museum di Francoforte, sempre dell’architetto americano (ha progettato decine di interventi museali, sparsi nel mondo). qui un link a una pagina che lo mostra. I due (dei tre realizzati) corpi che si vedono nella foto sono, sul retro, collegati a una costruzione preesistente, se non sbaglio originariamente era una villa liberty, poi trasformata in museo, quindi ampliata da Meyer. Scusami, ma non ho trovato una foto del plastico, che mostrerebbe l’intero progetto. L’architetto -probabilmente su scelta della committenza tedesca- ha optato per la mimesi: l’edificio, o meglio i tre edifici che ha progettato riprendono le volumetrie, la disposizione delle bucature e le forme della villa preesistente. Con risultati -a mio parere- dubbi, ma c’era almeno l’intenzione.
    Nel caso dell’Ara Pacis, lo scopo che l’architetto avrebbe dovuto perseguire è -a mio parere- quello di costruire il meno possibile, e di fare un intervento “light” per far risaltare l’Ara, la vera protagonista. Forse, coi robusti mezzi progettuali che ha, avrebbe potuto farlo. Ma lì si doveva cementificare, e spendere un pacco di soldi del Giubileo… lasciamo perdere: 15M di euro! Lasciamo perdere la politica…
    Il problema è: mimesi oppure no? A Roma, Meyer non l’ha praticata, ma se l’avesse praticata, forse sarebbe stato peggio… Te l’immagini un architetto del 2000 che si mette a rifare i capitelli? Scherzo…Io, personalmente, amo maggiormente gli interventi decostruttivisti, ma non alla Ghery.
    Più contestualizzati, a livello di relazioni che il progetto instaura col contesto. Zaha Hadid per me è un punto di riferimento. ma non attua nessuna mimesi, propone l’oggetto architettonico tal qual è nella forma, senza dialogare stilisticamente col contesto. Ovviamente, c’è contesto e contesto.

  4. Michelangelo ha detto:

    Sarà che il nuovo che avanza c’è sempre stato, ma ben più grandi le ambizioni, almeno se pensiamo alla Roma Rinascimentale e poi Barocca.

    La precedente teca del Morpugo andava benissimo: semplice ed essenziale, proteggeva senza ingombrare e soprattutto esponeva, porgeva l’opera. Niente da fare. E, ahimè, la politica c’entra.

    Niente mimesi, ma contestualizzazione armonica, sì. Perchè come scrivi, c’è contesto e contesto.

  5. emmanuelepilia ha detto:

    Ho sempre detestato il progetto di Meier, e so bene che si tratta di una operazione speculativa. Credo che sia assolutamente troppo poco ardita per essere in quel contesto, troppo rispettosa dei tracciati, e disiteressata agli scorci invece. Una architettura incredibilmente sterile, senza volontà di rapporto con la strada. Lì ci sarebbe voluto uno sforzo creativo immenso e di arroganza totale, ma con intelligenza, senza rendersi ridicoli utilizzando dei falsi setti in travertino da mostrare come solide rocce. Basta avvicinarsi ad un metro per vedere che sono sorretti da staffe d’acciaio, e non è nient’altro che il modo di giustificare il proprio rapporto con la storia. Deludente.

  6. Michelangelo ha detto:

    Uno “sforzo creativo” immenso. Cosa potrebbe essere?

    Personalmente sono scettico verso soluzioni azzardate (tipo Guggenheim museum) soprattutto in quell’area.

    Il concept, a mio avviso, sarebbe dovuto essere essere una struttura in grado di esibire, con funzionalità e sobrietà l’Ara Pacis e non uno scatolone che la imprigionasse.

    Tantopiù assurda ritengo l’idea di istituire un’area museale, in una zona che, per storia e connotazione è già di per se un museo a cielo aperto.

  7. architect ha detto:

    caro michelangelo, se fosse per gente come te forse andremmo ancora tutti in giro con la biga e i sandali ai piedi.
    che senso ha scrivere “Chissà come l’avrebbe presa l’imperatore Ottaviano Augusto” su un BLOG, vorrei che me lo spiegassi.

    è l’ora che l’italia tutta si risvegli dal torpore: sono finiti i tempi dell’impero romano e del rinascimento. svegliamoci e rendiamoci conto che culturalmente questo paese è il fanalino di coda del mondo ormai da secoli.
    vogliamo capirlo o vogliamo continuare a essere famosi solo per calciatori veline e stilisti??

    basta con il conservatorismo, siamo nel 2008.

    prima di gridare indignati allo scandalo apriamo gli occhi su quello che ci circonda.

  8. Michelangelo ha detto:

    Caro Architect,

    premesso che sul mio blog, scrivo esattamente quello che voglio e tanto basta perchè abbia un senso, il significato della domanda di apertura è esplicitato ed argomentato nelle righe di seguito che ti invito a leggere per intero.

    L’innovazione può passare attraverso molte strade non tutte sono condivisibili e soprattutto, non tutte veramente innovative. A tal proposito ti invito a leggere il post su “Cosè il Progresso” nella sezione riflessioni.

  9. Anonimo ha detto:

    Ci sono andata, con qualche pregiudizio e invece…ho trovato l’architettura di Meyer corretta, elegante e intelligente con la sua discrezione e trasparenza. Materiali integrati perfettamente con la città, nel rispetto di Ottaviano e del 2008!
    E’ vero che li fa tutti uguali (non è poi così vero), ma è un problema suo!!!! A me l’ara pacis è piaciuta tanto!!!!!!!!!! Spero che oltre all’Auditorium e all’Ara pacis di Meyer, Roma (e le città italiane) chiami bravi e grandi progettisti per nuove grandi architetture!

  10. A ME PIACE!!!!! ha detto:

    Oh beh….sono andata all’ARA PACIS con qualche pregiudizio, ma ora vorrei dirlo….MI e’ PIACIUTA TANTISSIMO!!!!
    Edificio corretto, elegante, discreto, trasparente…con i materiali indovinati…in grado di soddisfare le richieste di Ottaviano e del nostro tempo. E’ vero che Meyer li fa tutti uguali (poi non è così vero), ma è un problema suo!!!!! Dentro questo edificio si sta bene, di notte le luci sulle vetrate sono scintillanti e il marmo è elegantissimo…dall’esterno è sobrio e per nulla invadente!!!! Spero che Roma continui così dopo Piano e Meyer!

  11. Michelangelo ha detto:

    @Anomimo / a me piace!!: pur rispettando un’opinione diversa, mi viene da leggere il tuo commento come se avesse un tono ironico, in quanto evidenzia tutte le caratteristiche che la teca di Meyer non ha. Infatti:

    1. Non è un edificio corretto: occupa oltre 5 volte lo spazio necessario per assolvere la sua funzione.

    2. Non è un edificio elegante: è praticamente un parallelepipedo, privo di decorazioni, se non alcune pareti a pietra grezza (e non marmo).

    3. Non è un edificio discreto: basta osservarlo da Via Ripetta per notare come sovrasti e nasconda la graziosa chiesa di San Rocco.

    4. Non è un edificio trasparente: la visibilità dell’Ara Pacis dall’esterno è noteveolmente ridotta rispetto la precedente teca, essendo peraltro aumentato il rapporto tra superficie in muratura e vetrata.

    Poi vorrei sapere cosa significa che ha “i materiali indovinati…in grado di soddisfare le richieste di Ottaviano”. Nessuno dei materiali usati per la teca (salvo la pietra) era in uso in epoca imperiale.

    Dall’interno poi, la struttura impedisce ogni contatto con l’esterno, pure nella spaziosa terrazza, sovrastata da vistosi travi di cemento che riducono pesantemente la visibilità.

    Infine sul fatto che Meyer “li fa tutti uguali” concordo e questo perchè ha quasi sempre lavorato in contesti extra-urbani o periferici senza significativi vincoli di carattere artistico.

    PS. è gradita la firma.

  12. A ME PIACE!!!!! ha detto:

    No no…non era ironico…è proprio una opinione diversa….Intendevo corretto dal punto di vista formale, intendevo che è molto rispettoso nella forma e nei materiali di quanto sta dentro e fuori. Inoltre è piacevole, uno spazio luminoso e “aperto”.
    Pazienza se la penso diversamente…ara pacis anche a te, Michelangelo.

  13. Anonimo ha detto:

    Michelangelo, mi dispiace per te!Non saresti mai stato Michelangelo quello vero con questa mentalità. E tanto meno saresti stato Borromini, anzi avresti scritto sul Blog della famiglia Chigi che Sant’Ivo alla Sapienza faceva schifo. La vivente dimostrazione che la storia del passato non è servita a niente.

  14. Michelangelo ha detto:

    @Anonimo: E’ proprio imparando dalla storia che non si dovrebbero commettere errori così infelici.

    Ma prima di trarre sommarie quanto ridicole conclusioni sulla mia mentalità, avresti il buon gusto di firmarti?

  15. Elena ha detto:

    ciao Michelangelo, ho visitato anch’io l’opera in questione mi è piaciuta molto.
    scusa ma tu sei architetto?
    Trovo molto belli i contrasti forti di questo tipo, non so se ricordi il progetto di Renzo Piano a Parigi per il museo d’arte contemporanea, anche quello è un parallelepipedo che non c’entra nulla con il contesto… e proprio qui sta la genialità.
    Secondo te Maier avrebbe dovuto scopiazzare un tempio greco????? Per una volta i nostri soldi sono stati spesi bene.

    • Michelangelo ha detto:

      Non discuto sui tuoi gusti personali, evidentemente la pensiamo diversamente.

      Non mi sembra, però di aver scritto da nessuna parte che “avrebbe dovuto scopiazzare un tempio greco” (e poi perchè greco?!).
      Di sicuro non il lido di Jesolo.

  16. luigi ha detto:

    nel mese di luglio del 2009 ho visitato per la prima volta L’ARA PACIS di Roma è sono stato traumatizzato dall’obbrobrio e squallido manufatto a forma di parallelepipedo che copre l’Ara Pacis,monumento che rappresenta quanto di bello e armonioso sapessero costruire gli antichi romani. A mio avviso la copertura doveva essere qualcosa di artistico che si inserisse con armonia e dolcezza senza deturpare la bellezza dell’Ara Pacis e dei reperti romani circostanti.

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