
Le case romane del Celio
5 agosto 2009
foto tratta dal sito: http://www.caseromane.it
Roma, città eterna intrisa di storia ci racconta il passato attraverso la grandiosità dei celebri monumenti che ne segnano le epoche. Vi è così la Roma imperiale dei fori, la meno nota Roma medioevale delle torri e campanili, la fastosa Roma rinascimentale di San Pietro e poi quella barocca e papalina delle centinaia di chiese barocche, fino alla Roma contemporanea del cinema e dell’Eur.
Ma vi è ancora un’altra città: è la Roma sotterranea. Persa nel silenzio dell’oblio, è la città segreta, sepolta dal tempo e dalla terra e che conserva vivi e intatti gli echi del lontano passato. Calarsi nei suoi meandri, si rivela un viaggio nel tempo attraverso le epoche di cui ci parlano le grandiose testimonianze alle quali siamo fin troppo abituati e diventa anche un incontro umano straordinario, a diretto contatto con la vita quotidiana di chi, nei secoli, ci ha preceduto.
Tra i numerosi luoghi ora visitabili vi sono le case romane al Celio, nei sotterranei della basilica dei santi Giovanni e Paolo. Un luogo incantato che merita di essere raccontato.
A spasso per Roma…
30 novembre 2008…capita di incontrare antiche botteghe di vini e oli, con tutta la simpatia di quando “er vino bbono“, che poi non sempre era così “bbono“, veniva dai Castelli, portato nottetempo dai carrettieri, figura caratteristica nella tradizione popolare romana.
Anche questa è Roma, quella autentica, ironica, schietta, quella della carbonara. Come scrive Remotti: “…quella Roma del “volemose bene e annamo avanti”, da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei “Sali e Tabacchi”, degli “Erbaggi e Frutta”…”, che, in fondo, a noi romani piace tanto.
Trilussa: all’ombra
30 settembre 2008
Mentre me leggo er solito giornale spaparacchiato all’ombra d’un pajaro, vedo un porco e je dico: – Addio, majale! vedo un ciuccio e je dico: – Addio, somaro! Forse ‘ste bestie nun me capiranno, ma provo armeno la soddisfazzione de poté dì le cose come stanno senza paura de finì in priggione”.
Arguto e pungente osservatore dei vizi e delle virtù dell’uomo, Carlo Alberto Salustri, meglio conosciuto come Trilussa, attraverso le sue celebri poesie ha saputo coniugare la saggezza di Esopo e lo sferzante realismo del Belli, regalandoci una satira intelligente e ironica di una borghesia romana (e italiana) sorniona e conformista.
Il segreto del Giudizio Universale di Michelangelo
23 aprile 2008Facciamo un quiz. Riconoscete quest’opera?
Sicuramente sì. Eppure pochi sanno che l’autore, Michelangelo, vi lasciò una firma molto particolare che per secoli non è stata notata da nessuno. E a torto o ragione, non ne parlano nemmeno i testi di storia dell’arte.
Cliccate sulla prossima immagine e scoprirete di cosa si tratta…
Comunali 2008: Vota la mia società! [2]
17 aprile 2008Vorrei segnalarvi uno dei commenti al precedente post: “Comunali 2008: Vota la mia società!” che merita il giusto spazio, in quanto giunge proprio dalla candidata Tiziana Fabbri.
Prima di procedere vorrei sottolineare come la rete (ancora una volta) si conferma un efficace mezzo di comunicazione e di democratico confronto. Fintanto che vi è l’intenzione e l’interesse per un confronto civile vi sono anche i margini per tirare fuori qualcosa di costruttivo.
Riporto di seguito il commento al precedente post ed alcune mie osservazioni.
Comunali 2008: Vota la mia società!
7 aprile 2008Ma siamo matti? Questa ve la devo proprio raccontare…
Giuseppe Gioacchino Belli: Er Giorno der Giudizzio
24 marzo 2008
Pasqua è la festa cristiana più importante, in quanto rappresenta la Risurrezione, la vittoria della vita sulla morte. Come a Natale, vorrei riflettere sul tema attraverso l’ironica rappresentazione del Belli, che con disarmante semplicità, ci delinea il giorno del Giudizio:
Er giorno der Giudizzio
Quattro angioloni cole trombe in bocca
se metteranno uno pe cantone
a sonà: poi co tanto de vocione
cominceranno a dí: ” Fora a chi tocca”.
Allora vierà su una filastrocca
de schertri da la terra a pecorone,
pe ripijà figura de perzone,
come purcini attorno de la biocca.
E sta biocca saà Dio benedetto,
che ne farà du’ parte, bianca e nera:
una pe annà in cantina, una sur tetto.
All’urtimo uscirà ‘na sonajera
d’angioli, e, come si s’annassi a letto
smorzeranno li lumi, e bona sera.
Giuseppe Gioacchino Belli e la vigilia di Natale
27 dicembre 2007
![]()
L’ironia pungente del Belli, per sorridere, ma anche per riflettere in questi giorni di festa e di piacevoli ritrovi conviviali.
Abbacchio, oliva e pesce
Ustacchio, la víggija de Natale
Te mmettete de guardia sur portone
De quarche mmonzignore o cardinale,
E vederai entrà sta prícissione.
Mo entra una cassetta de torrone,
Mo entra un barilozzo de caviale,
Mo er porco, mo er pollastro, mo er cappone,
E mmo er fiasco de vino padronale.
Poi entra er gallinaccio, poi l’abbacchio,
L’oliva dolce, er pesce de Fojjano,
L’ojjio, er tonno, l’anguila de Comacchio.
Insomma, inzino a nnotte, a mmano ammano,
Te llì tt’accorgerai, padron Ustacchio,
Cuant’è ddivoto er popolo romano.
La tomba dell’Ara Pacis
18 luglio 2007
Sapete cosa accomuna l’Ara Pacis al Lido di Jesolo?
Ditelo voi.
Museo Ara Pacis Progetto Jesolo Lido Village
Chissà come l’avrebbe presa l’imperatore Ottaviano Augusto, sapendo che il monumento celebrativo dei suoi 30 anni di pace sarebbe stato inscatolato dentro una struttura simile.
Creatore dell’osceno scempio è il blasonato architetto Richard Meier. Visitando il sito dell’originalissimo architetto (www.richardmeier.com), ci si rende conto di come le opere si assomigliano molto, quasi tutte. Sembrano sempre le stesse, dagli anni ’70 ad oggi, montate in modo diverso, in posti diversi. Scorrete le foto (non perdete il “World Trade Center Design Proposal” due enorme cancelletti, quasi come quello del telefono per rimpiazzare le Torri Gemelle), poi fate bene attenzione.
Notato nulla?
La foto presentata poi è scattata a regola d’arte. La struttura, velata dagli alberi si inserisce perfettamente nel contesto, lascia intendere una continuità ideale con gli argini del Tevere:

Se poi vi recate sul posto cambia tutto: le forme tozze, schematiche ed inespressive sovrastano la facciata di San Rocco, un birillo gigante si erge con la scritta Ara Pacis, neanche fosse una giostra. Lo spazio è occupato e annullato da un ingombrante traghetto di cemento, vetro e travertino, parcheggiato, per l’appunto sulla sponda del Tevere.
Da dentro è ancora peggio, una dissacrazione. Anziché porgere l’opera ai cittadini, la struttura opprime con fare sgraziato ed ingombrante un capolavoro, che seppur con una geometria statica ed essenziale, si caratterizza per la vivacità e l’ineguagliabile raffinatezza delle decorazioni.
Pazzesco. Tralasciando i dubbi sull’eleganza, che forse si rimette più al buon senso che non ad un criterio assoluto, di sicuro non è un opera meditata, fin troppo uguale a tutte gli altri “capolavori” dell’autore. Peccato che Roma non è Jesolo né Miami. Tutto questo giro di parole per giustificare il fatto che l’Ara Pacis è stata piazzata nel posto sbagliato una volta recuperata. Ma quale posto migliore se non il Mausoleo di Augusto creando sia una continuità di tipo religioso tra Ara e Mausoleo sia, ben più importante, di tipo umano tra l’imperatore e la sua opera, un trentennio di pace e prosperità per il popolo?
Sgarbi afferma: «La città patisce, nel cuore del centro storico, un intollerabile insulto attraverso un edificio indegno di un’informe periferia suburbana, il cui modello è un garage multipiano o una vetrina per esposizioni di automobili. A Roma non può essere fatta una cosa che sta bene alla periferia di Los Angeles». E non è il solo. Federico Zeri, il celebre critico ne disse: «Meier conosce Roma, come io conosco il Tibet». Ed in Tibet Zeri, non ci è mai stato. Giorgio Muratore, urbanista: «L’ara Pacis è un cantiere impazzito». Renato Nicolini, architetto ed ex assessore alla cultura del Comune: «Il progetto di Meier è uno dei peggiori che l’architetto statunitense potesse escogitare». Manfredi Nicoletti, architetto: «Bisogna fermare subito lo scempio». Massimiliano Fuksas, architetto: «Sono stato sempre contrario al progetto». Fino ad arrivare al Principe Carlo d’Inghilterra, del tutto estraneo alla vicenda, ma che da appassionato di architettura, indignato, definì l’opera «una pompa di benzina» (Daily Telegraph, 9 aprile 2001). Contro la gigantesca teca di vetro, acciaio e travertino anche Italia Nostra, e le associazioni del centro storico.
Allora passi pure la curiosa chiesa a Tor Tre Teste, perché forse in periferia è lecito sperimentare, ma nel centro storico di Roma, assolutamente no.
Ci dovrebbe rispondere il sig. Francesco Rutelli, allora sindaco di Roma, nel 1995 quando sono iniziati i lavori (esatto ci sono voluti più di dieci anni per questa nefandezza). La gara è stata assegnata senza alcun bando di gara, in virtù delle opere speciali per il Giubileo. Peccato, un lieve ritardo nella consegna: 6 anni dopo.
E non solo i tempi si sono moltiplicati, ma anche i costi: da 6 a circa 15 milioni di Euro.
Tanto per darvi un termine di paragone vi riporto che con quasi 4,5 milioni di Euro grazie al bando “Cantieri d’Arte” della Compagnia di San Paolo sono stati ristrutturati ben 80 edifici religiosi in Piemonte e in Liguria.
A Roma invece è stato speso più del triplo per costruire un osceno traghetto di travertino e cemento!
Vergogna!
Pubblicato da Michelangelo 



