Jacques Le Goff – Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente Medioevale

15 giugno 2009

meraviglioso e quotidianoQuali le paure, l’immaginario e le abitudini dell’uomo medioevale? Quale la sua eredità e confronto con un passato glorioso ed un destino ignoto? A partire da un’attenta analisi del concetto di “meraviglioso”, il libro propone una raccolta di saggi tratti da conferenze, libri o altri scritti del famoso storico francese  Jacques Le goff.

Forse il testo manca di organicità o di un filo conduttore che guidi una sequenzialità e connessione logica tra i brani. Ne resta piuttosto una mera collezione di saggi brevi – molto interessanti – che offrono spunti di riflessione su alcuni aspetti peculiari del medioevo, tipicamente tralasciati dalla storia con la “S” maiuscola, quella dei regni, le battaglie e i grandi eventi.

Le Goff esplora il medioevo, studiando il rapporto tra l’uomo, la società e il mondo soffermandosi su dettagli importanti, impliciti nelle relazioni umane e determinanti per la più profonda comprensione di un’epoca.

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Barbara Frale – I templari

20 maggio 2009

templari“Le grandi verità che si è voluto celare per secoli, se davvero ci sono, non si trovano certo spiattellate in tutte le librerie dentro un volumetto tascabile.”

La premessa è chiara: se cercate la risoluzione di oscuri misteri circa la religione, il Graal o altri miti di gran moda, questo libro non fa per voi.

Con semplicità e rigore storico, Barbara Frale è autrice di un saggio serio e documentato che non lascia spazio alle fantasie pseudo-storiche, ma restituisce i Templari nella loro dimensione autentica, raccontando la loro epopea, fino allo scioglimento dell’ordine.

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Massimo Montanari – La fame e l’abbondanza

3 dicembre 2008

Montanari M., La fame e l’abbondanza, Laterza, 2006

fame-e-labbondanzaQuali erano le abitudini alimentari nel medioevo e nel rinascimento? Come queste hanno influito sulla storia della civiltà europea e cosa ne abbiamo ereditato?

Massimo Montanari, medievista ed autorevole esperto di storia dell’alimentazione, ripercorre in un piacevole saggio, la storia della società europea dall’alto medioevo ai giorni nostri, vista attraverso la lente delle abitudini alimentari.

Il viaggio inizia dall’alimentazione mediterranea, eredità di greci e romani, imperniata su grano, vino e olio, alla sua contrapposizione e contaminazione con le abitudine nordiche, prevalentemente carnivore. E’ l’incontro tra due diverse realtà socio-culturali che si influenzeranno a vicenda.

Ma è anche la storia dei costumi, di come il mangiare ha assunto connotazioni simboliche diverse: dalla tavola dei signori medioevali, che esprime potere e forza, attraverso una gestualità vorace ed un’eccessiva abbondanza di carni alla raffinatezze delle corti settecentesche dove la sobrietà ed il “poter rinunciare” è ancor più simbolo di aristocrazia ed elitarismo.

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Monteriggioni di torri si corona

16 novembre 2008

Come le torri di Monteriggioni tra la nebbia, così Dante, discendendo nel nono Cerchio, scorge i giganti che cingono il pozzo:

“come quando la nebbia si dissipa,
lo sguardo a poco a poco raffigura
ciò che che cela il vapor che l’aere stipa,
cosi forando l’aura grossa e scura,
più e più appressando ver la sponda,
fuggiemi errore e crescemi paura:
però che come sulla cerchia tonda
Monteriggion di torri si corona,
cosi ‘n la proda che ‘l pozzo circonda
torreggiavano di mezza la persona
li orribili giganti, cui minaccia
Giove ancora quando tona”

(Dante Alighieri, Inferno Canto XXXI, vv. 40-45)

Le torri, imponenti come nella vivida descrizione del Poeta, sembrano quasi aver preservato il corso del tempo su questo piccolo borgo a pochi chilometri da Siena.

Strategico avamposto senese contro i fiorentini, risalente al XIII secolo, Monteriggioni è tutt’oggi un posto meraviglioso che conserva un autentico fascino medioevale.

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L’interno del borgo ruota intorno all’antica pieve di Santa Maria Assunta, costruita nel 1219 in stile romanico e gotico. Ogni anno, a luglio, nella piazza antistante si rievocano usi e costumi in una suggestiva festa medioevale (informazioni su: http://www.monteriggionimedievale.com/).

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Umberto Eco – Il nome della Rosa

23 ottobre 2007

Eco U., Il Nome della Rosa, Bompiani, 2004 

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Ormai è un classico, senza bisogno di presentazioni. Un libro geniale, capolavoro del Novecento. 

Il Nome della Rosa è il resoconto dell’ormai canuto Adso da Melk, monaco benedettino che, giovane novizio, accompagnò il suo maestro Guglielmo da Baskerville nell’indagine sui misteriosi eventi che si verificarono tra le mura di un monastero.

Storie segrete, intrighi, misteri, si nascondo dietro la facciata di una serena vita di clausura. I monaci, figure inquietanti, folli, con passati da dimenticare, dilaniati da vizi e passioni si rivelano poco a poco agli occhi dell’arguto frate Guglielmo.

Ma il vero protagonista è il monastero stesso, opificio di cultura ed al tempo stesso impenetrabile custode di antichi saperi perduti. Tra le sue mura sono custoditi testi irripetibili, che uccidono chi ne scopre i contenuti, in un clima di desolante oscurantismo.

“Il riso vince la paura”. Questo il messaggio fondamentale del libro della Poetica di Aristotele che tratta la commedia, l’ironia e lo scherzo. Opera gelosamente custodita nel monastero, una mina vera e propria per la Chiesa, impero senza confini, che dalla paura trae la forza. 

La versione cinematografica è meritevole di lode, a mio avviso per due motivi: rende perfettamente l’atmosfera del libro attraverso un’attenta ricostruzione della vita quotidiana monastica e ha permesso ai più di avvicinarsi ad un romanzo sicuramente non facilissimo, già nel titolo, particolarmente enigmatico ed evocativo che rimanda ad una riflessione sulla caducità e fragilità dell’Uomo e del suo Sapere.

Una curiosità: a distanza di venti anni dalla pubblicazione del “Nome della Rosa”, esce nel 2000 “Baudolino”con un implicita menzione del Nome della Rosa, quasi un passaggio di testimone. Si legge, infatti, nella pagine introduttive: “…et come diceva queltale il police mi duole”.


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