Michelangelo’s Place

Arte, cultura, viaggi ed enogastronomia

Vallo di Nera

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Difficile da esprimere, Vallo Nera ha il fascino del silenzio, delle montagne e degli alberi. Dei gesti antichi e tutto ciò che sopravvive allo scorrere del tempo, immutato nell’alternarsi delle stagioni.

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E’ straordinario aggirarsi tra i vicoli, le scale e gli stretti passaggi che convergono verso la chiesa e la piazza centrale. Regna la tranquillità, le vie sono deserte e non ci sono nè auto nè negozi. Si sente l’odore della legna nei camini accesi. Se si incontra qualcuno, ci si saluta e tanto basta per sentirsi a casa.

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Spello

Due campanili e un terzo che svetta, con la sua cuspide piramidale scura e appuntita. Ecco Spello.

Il suo inconfondibile profilo, caratterizza uno dei centri più belli dell’Umbria, preannunciando le meraviglie artistiche che custodisce, tra le sue mura antichissime.

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Municipio romano, pare che il suo nome abbia origine da Ispeo Pelisio, uno dei compagni di viaggio di Enea. Ma è chiaramente una leggenda, volta ad impreziosire e a nobilitare il passato quasi mitico di una cittadina umbra, la splendida colonia imperiale Iulia Hispellum.

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Successivamente bizantina, poi longobarda, Spello divenne parte del Ducato di Spoleto, quindi annesso allo Stato Pontificio. Recuperò la sua autonomia nel XII secolo, in cui rifiorì il comune, fintanto che non fu travolto dagli scontri tra Federico II e lo stato della Chiesa nel XIII secolo.

Ma è nel Rinascimento che si arricchisce il patrimonio artistico del borgo, quando Spello entra nella signoria dei Baglioni di Perugia, tra cui la famosa Cappella Baglioni, affrescata da Pinturicchio o, nel XVII secolo, palazzo Cruciani, contraddistinto dall’imponente ballatoio in legno.

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Bevagna

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La storia di Bevagna sembra assai lontana dalla mite tranquillità che pervade il borgo. L’elegante architettura medievale cela antiche dispute, conflitti e giochi di potere, “affidandone il ricordo alla dura pietra”.

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Piazza Silvestri, cuore del paese, risale al medioevo, per l’esattezza al XII secolo, epoca dei comuni. Ma le origini sono ben più antiche.
Tracce di insediamenti nell’età del ferro, poi gli etruschi, ai quali probabilmente si deve il nome di Mevania e quindi i romani che ne plasmarono l’assetto urbanistico nel I secolo d.C., quando Mevania divenne un municipio importante, per la sua posizione strategica lungo la Flaminia.

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Lago di Corbara Cabernet Sauvignon DOC 2005

lago-di-corbara-cabernet-sauvignonTra le famiglie di orignine contile che in epoca feudale s’insediarono sul territorio posto alla destra del fiume Tevere, la famiglia dei Montemarte fu senza dubbio una tra quelle dominanti, presidiando con i castelli di Montemarte e di Corbara le aree ad est di Orvieto verso Todi” (da la Storia del Castello di Corbara)
 
Torniamo alla scoperta dell’azienda agricola Castello di Corbara, di cui abbiamo già assaggiato il Grechetto, per commentare il Cabernet Sauvignon Lago di Corbara, un rosso decisamente riuscito.

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“Redibis” a Bevagna (PG)

I secolo d.C.: Mevania è un piccolo municipio romano situato nell’attuale Umbria.
E’ un avamposto militare ma anche una cittadina tranquilla e benestante, come testimonia il teatro, risalente ai tempi dell’impero di Traiano.

Oggi: Bevagna è un delizioso borgo immerso nel verde dell’Umbra. Negli ambulacri di quello stesso teatro, trova posto un prezioso ristorante, teatro del gusto e della buona tavola. Si chiama Redibis.

Le ricette si rifanno alla tradizione mediterreanea della nostra terra, in particolare molte traggono origine da un antico quaderno di ricette, rielaborate secondo criteri attuali “alla ricerca di ciò che il nostro tempo ha perduto nell’approccio alla tavola: il senso del cibo come dono”.

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Cascata delle Marmore

“Una valle d’oscure selve e tra le selve un fiume, che per gran sassi rumereggia e cade.”
Virgilio, Eneide

“…ma sul margine, da una parte all’altra, sotto lo scintillante mattino, posa un’iride tra gli infernali gorghi, simile alla Speranza presso un letto di morte, e, inconsunta nelle sue fisse tinte, mentre tutto là attorno è dilaniato dalle acque infuriate, innalza serenamente i suoi fulgidi colori con tutti i loro raggi intatti, e sembra, tra l’orrore della scena, l’Amore che sorveglia la Follia con immutabile aspetto.”
Lord Byron

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Grechetto Podere il Caio Umbria IGT 2006

Fu proprio con queste uve che nel medioevo si tentò di imitare il gusto dei vini importati dalla Grecia.
E così il vitigno prese il nome di Grechetto, raccogliendo in realtà, sotto questo nome, una famiglia di specie ampelografiche diffuse nel centro Italia.

Seguendo la strada da Orvieto verso Todi, si incontra il Castello di Corbara, nei pressi dell’omonimo lago. Da circa 20 anni qui opera l’azienda agricola Castello di Corbara con il contributo di Marco Bernabei, figlio del famoso enologo Franco.

Da uve Grechetto in purezza, si ottiene il Grechetto Podere il Caio, un vino fresco, piacevole e minerale, ideale per una serata primaverile.

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“L’asino d’oro” a Orvieto (TR)

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A Orvieto, un piccolo vicolo sulla strada che porta al duomo, conduce in un largo quieto ed isolato. Qui, troviamo “L’asino d’oro”: una grande insegna in giallo e il profilo di un somarello. Un tempo era una latteria. L’ingresso ci accoglie in una piccola sala. L’arredo è spartano, semplice, l’atmosfera è squisitamente domestica.

Quando arriviamo il locale è quasi vuoto, ma si riempie in un attimo. Poi, come un attore che sbircia dalle quinte del teatro prima di iniziare lo spettacolo, qualcuno fa capolino dalla cucina: è lui, Lucio Sforza, chef e titolare del locale. Si comincia.

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