Michelangelo’s Place

Arte, cultura, viaggi ed enogastronomia

Kolbenohof Gewurtztraminer Alto Adige DOC 2006

kolbenhofTorniamo su un Gewurtztraminer di cui abbiamo già parlato qualche mese or sono, con un annata diversa, assaggiata in occasione di una memorabile verticale.

Stavolta infatti, passiamo al 2006, per trovare tutta l’intensità di un bianco straordinario, capace come pochi di esprimere classe ed eleganza anche a distanza di molti anni, come ci aveva ben dimostrato il 1999.

L’azienda Hofstatter non ha bisogno di presentazioni, un nome consolidato in grado di coniugare un’ampia gamma produttiva con un livello qualitativo complessivamente molto elevato.

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Kolbenhof Gewurtztraminer Alto Adige DOC 1999

kolbenhofCaratteristico dell’Alto Adige, il Traminer è un vitigno tipico noti fin da epoche lontanissime. Il suo nome compare per la prima volta nell’XI secolo e prende il nome da Termeno, antico villaggio la cui storia è segnata dalla tradizione vitivinicola.
Successore del Traminer è una sua variante evolutiva, ovvero il più noto Gewurtztraminer, dove il prefisso “gewurtz”, dal tedesco “speziato”, meglio si interpreta come aromatico. Sono proprio l’intensità e la ricchezza dei suoi profumi a decretare il grande successo di questo vino, oggi, come un tempo presso le corti asburgiche.

L’azienda J. Hoftstatter, nata da un’avventura iniziata nel secolo scorso, oggi è guidata da Martin Foradori e pur avendo raggiunto dimensioni produttive notevoli, conserva lo stesso spirito di allora, fortemente innamorata della sua terra, della sua storia e, ovviamente del suo vino.

Molti i capitoli da approfondire di una così ampia offerta, quale quella proposta da Hoffstatter. Iniziamo da un bianco, particolarmente rappresentativo del territorio, un Gewurtztraminer, per l’appunto, che prende il nome dalla tenuta in cui sono coltivate le uve: il Kolbenhof, sui cui “caldi pendii esposti al sole mattutino“, “i Gesuiti di Innsbruck [...] vinificarono dal 1722 al 1773, anno di scioglimento dell’ordine“.

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San Leonardo Trentino Rosso IGT 2001

san-leonardoLa Tenuta San Leonardo ha una tradizione vinicola molto antica, tuttavia i suoi vini, così come li conosciamo oggi, hanno un’origine decisamente recente. La prima annata del San Leonardo è, infatti, il 1982.

Dopo la scomparsa del padre, è il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga a guidare l’azienda. Studia enologia, conosce ed apprezza i grandi chateaux francesi e trascorre del tempo a Bolgheri, insieme a Mario Incisa della Rocchetta. Ha le idee molto chiare: rinnovare completamente la produzione vinicola dell’azienda.

Così i vitigni di Lambrusco, Marzemino e Teroldego hanno lasciato il posto (e a sentirlo raccontare un po’ mi è anche dispiaciuto a dire il vero) a Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merot, la pergola trentina è stata sostituita dal guyot e la resa è stata volutamente ridotta quasi alla metà. Il risultato ovviamente è qualcosa che rompe definitivamente con il passato, imponendosi come un vino pregiato di grande eleganza.

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Granato Teroldego Rotaliano DOC 2000

Le prime testimonianze scritte sul Teroldego Rotaliano risalgono alla fine del XIV secolo. La zona di produzione è la Piana Rotaliana, in Trentino, da cui il vino prende il nome. E’ un’area di produzione piuttosto ristretta e, storicamente, il vino non ha mai avuto grande diffusione se non nelle zone limitrofe.

La resa non è elevata, così in alcuni casi si è preferito sostituirlo con vitigni meno difficili, magari di importazione. Una scelta sbagliata, una rinuncia alla propria identità territoriale e, soprattutto, a un vino straordinario: pieno, corposo, esprime forza e opulenza, non è mai graffiante e  si contraddistingue per una piacevole rotondità. 
Ma per fortuna c’è chi lo conosce bene ed ha saputo valorizzarlo alla grande, come Elisabetta Foradori, titolare dell’omonima azienda agricola.

Attraverso un attento lavoro in vigna di selezione dei cloni, il Teroldego Foradori ha raggiunto elevate vette qualitative. Due i rossi prodotti, entrambi Teroldego in purezza, afferenti però vitigni di due aree con diversa composizione geologica: prevalentemente argillosa la prima, mentre rocciosa, con ghiaia e ciottoli la seconda, dove risiedono i vitigni da cui trae origine questo piccolo grande capolavoro: il Granato.

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Colterenzio Lago di Caldaro Scelto DOC 2001

Risalgono al XII secolo i primi documenti che ci parlano dell’uva schiava, un vitigno autoctono antichissimo la cui origine risale ad epoche immemori.

In realtà si tratta di una famiglia di uve, che si distinguono nelle varietà grossa, gentile, grigia. Ne viene un vino da tavola sicuramente interessante, di ottima beva, non eccessivamente carico e strutturato.

A volte capita che un’incontro con un vino probabilmente non impeccabile, abbia comunque la capacità di emozionare, con i suoi aromi e la sua storia. E se non sarà annoverato tra i fuori classe enologici di grande complessità armatica e struttura, guadagnerà il suo posto, defilato, ricordo di un piacevole incontro.

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Trecento Teroldego DOC 2002

300. Trecento gli anni da cui l’azienda dei conti Bossi-Fedrigotti si occupa di vino.

Una storia lunga, che ci riporta lontano nel tempo, quando l’imperatrice Maria Teresa d’Austria concesse al conte Gianpietro di Rovereto, la licenza per distribuire il vino in tutto l’impero Austro-ungarico. Tempi di grande sviluppo. Poi, in età napolenica, la crisi. 

Nel XX secolo, sarà il conte Federico Bossi Fedrigotti ad impostare la produzione secondo concetti moderni, impiantando la coltivazione di vitigni tipici bordolesi, oltre alla conservazione dei vitigni autoctoni.

Trecento nasce da uve Teroldego in purezza, uno dei miei vitigni preferiti. A distanza di 5 anni, il 2002 si presenta al vertice dell’espressività e ricchezza, pur lasciando intendere la possibilità di ulteriore evoluzione. Il colore è un rosso rubino netto, piuttosto scuro con un’evidente unghia granato. Spiccano prufumi tipici varietali di frutta matura, prugna, ma anche una nota scura, chinata, di grafite. Al palato è avvolgente, carnoso. Il tannino molto leggero e morbido, conferma la sensazione di pienezza e rotondità. Ottimo con arrosto, brasato, funghi porcini e formaggi stagionati. 

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