Serra della Contessa è “il nome che appare per la prima volta su un documento del 1474″. Si riferisce al terreno sul Monte Serra, un altura di natura vulcanica non molto lontano dall’Etna.
Così dopo lo straordinario Pietramarina, torniamo nel cuore della Sicilia un rosso altrettanto sorprendente sempre di Benanti e dell’enologo Salvo Foti. Il Serra della Contessa rappresenta un’espressione unica e autentica del terroir, ma anche e soprattutto della tradizione vinicola più antica, con i suoi impianti secolari di Nerello Cappuccio e Nerello Mascalese. Due vitigni autoctoni che hanno rischiato l’estinzione, ma che, per fortuna, stanno conoscendo un nuovo splendore, grazie alle loro straordinarie caratteristiche qualitative.
Tutti i vitigni sono coltivati ad alberello, una tipologia di impianto antica e caratteristica del Meridione: le viti sono allevate come piccoli alberi, l’espansione vegetativa è limitata e non sono necessari spalliere e pali di supporto. Inoltre la notevole densità di impianto, favorisce la profondità delle radici e la conseguente ricchezza di estratti di cui si trova espressione compiuta nel bicchiere.
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L’azienda 


















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