Michelangelo’s Place

Arte, cultura, viaggi ed enogastronomia

Italia – Brasile: 1 – 1

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Paulo Queiroz, autore del blog Nosso Vinho, è un autentico appassionato ed esperto conoscitore di vini. Dal Brasile, apprezza e conosce le produzioni di tutto il mondo con particolare interesse per i vini italiani e, il passo è breve, anche per la nostra cucina.

Così accetto con piacere un gioco che ha un importante valore simbolico, volto a sottolineare le straordinarie potenzialità positive della rete, soprattutto in termini di comunicazione e scambio culturale.

Questo post sarà una piccola finestra sul Brasile, un assaggio delle sue tradizioni gastronomiche e del suo vino.

E ora, la parola a Paulo…

Quale responsabilità, scrivere sul cibo e il vino proprio per il più invidiabile paese in questo campo! Proviamo!”

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Le marmellate di Christine Ferber

Tutto è cominciato qui. Infatti le marmellate in vendita nella golosa boutique di Pierre Hermé, sono appositamente confezionate da una certa Christine Ferber.

Ma chi sarà costei, degna della stima di un così affermato pasticcere? Indagando si scopre che al suo attivo ha un bel libro di confetture e, udite udite, una produzione a dir poco vastissima di marmellate, conserve e gelatine, acquistabili in Italia attraverso i negozi Comptoir de France (a Roma e Milano).

A Roma la disponibilità è limitata visto che i rifornimenti dalla Francia sono meno frequenti rispetto Milano e, a quanto pare, queste marmellate fanno particolarmente gola all’ambasciata di Francia che ne fa rapidamente incetta ogni volta che arrivano. Così conviene contattare la Maison Ferber ed ordinarle direttamente, risparmiando pure qualcosina.

Per scegliere bisogna districarsi tra ben oltre 280 varietà disponibili in funzione della stagionalità dei prodotti. Riporto una lista estensiva, tanto per stimolare la fantasia di chi avrà voglia di sperimentare insoliti ma squisiti abbinamenti…

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Bonifacio: roccaforte del vento

Vi sono città predestinate, il cui destino è scritto già nel luogo che occupano.

Così Bonifacio, in Corsica, era già roccaforte e bastione, prima che vi si insiediassero i primi abitanti molti millenni orsono, prima che i greci, i romani e poi i pirati saraceni vi trovassero approdo e rifugio. Prima ancora che fosse terra di conquista dei pisani, dei genovesi, dei turchi, dei francesi…

Da sempre conteso come avamposto strategico nel Mediterraneo, questo borgo a picco sul mare cela un piccolo porto chiuso in un fiordo profondo. E fu proprio la dominazione genovese che iniziò, seppur con fasi alterne, nel IX secolo d.C., a lasciar la traccia più indelebile: un dialetto locale del tutto simile al ligure.

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Cecina de Leon

In queste calde serate estive si può risolvere una cena leggera pescando qualche prelibatezza in una buona gastronomia.

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Pierre Hermé

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Sfogliamo nuovamente i ricordi di Parigi, per incontrare un personaggio ormai leggendario per tutti i golosi: Pierre Hermè, uno dei più grandi pasticceri al mondo.

Su Global Chef è descritto così: ”Pierre Hermé is a big bear of a man with a thick shock of black hair, a delicious, infectious laugh and a shy charm“…e uno straordinario talento che lo porta persino ad essere nominato Chevalier de la Legion d’honneur, il massimo riconoscimento francese.

La sua boutique si presenta come una gioielleria, commessi in abito scuro servono con cura dolci dal design curato, preziose emozioni del palato che variano in funzione delle stagioni come collezioni di alta moda.


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foto tratta da  Roboppy 

L’atmosfera è quella dei negozi di alta moda, l’estetica della pasticceria rapisce: creazioni dal design lineare e minimalista perchè, come dichiara qui, «La creazione, non è solo associazioni di sapori, è anche una riflessione sulle texture».

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Parigi: la città dei ricordi

Parigi: un lampione di ghisa riflesso sul selciato, bagnato dalla pioggia.
E’ tutta lì, come un sospiro, la sua anima, quella di una città che ha visto nascere e morire storie tristi o bellissime e, segretamente, le custodisce.

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Città dai tratti apparentemente aristocratici, il suo portamento si dipana lungo i viali sconfinati, accompagnati dal profilo regolare ed austero dei raffinati palazzi, decorati da stucchi. E i loro abbaini scuri, ci riportano ad una dimensione più popolare, fino a piccoli antri ai margini, che ospitano i clochard.


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Capitale del lusso e della grandeur, Parigi affascina, stupisce. Dalle boutique si sprigionano fragranze ricercate, nei grandi centri commerciali mille luci abbagliano sguardi meravigliati.
Città delle meraviglie, fagocitata dall’industria del commercio, che ne sarà delle storie dei santi bevitori? In cosa si rispecchieranno oggi, le liriche sfrontate dei poeti maledetti?
 

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Riesling Wolfberger 1998

Concediamoci, una volta tanto, di valicare le Alpi e arrivare nel cuore dell’Europa, in quello spigolo di Francia che insiste sulla Germania: l’Alsazia.

Qui le viti sfidano temperature rigide ed è qui che scopriamo un vitigno straordinario, il Riesling, che si traduce in un bianco straordinario e di ottima resa a distanza di quasi 10 anni.

Il Wolfberger è un Riesling fresco e minerale, un bianco vivace e memorabile. Si presenta di color giallo paglierino netto. Già a bicchiere fermo, sprigiona profumi intensi di agrumi che si amplificano, successivamente, agitando il bicchiere. Si evidenzia così la nota minerale. Notevole l’acidità al palato, pieno e sapido al gusto. Finale dolce, con ritorni di cedro e ancora minerali, lunghissimo, molto persistente. In una parola, spettacolare.

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Amsterdam, appunti di viaggio

Campo di grano con corvi

Campo di grano con corviNel 2003 mi recai in Olanda per un colloquio presso l’ESA, Agenzia Spaziale Europea.
Ero di strada, così ne approfittai per trascorrere qualche giorno ad Amsterdam e visitare la città. Ci tenevo in particolare per vedere da vicino le opere di Van Gogh.
Era Gennaio e faceva un gran freddo. Da solo, andavo in giro tutto il giorno, fino alla sera, fermandomi ogni tanto in qualche cafè o bistrot per riscaldarmi.
In quei momenti scrivevo i miei appunti di viaggio:

Chi paragona Amsterdam a Venezia, forse sa solo che anche lì ci sono i canali. Amsterdam è tutt’altro e, beninteso, incanta con un fascino vagamente malinconico.
Gli edifici sembrano usciti da un libro di fiabe, con grandi finestre per catturare i timidi raggi del sole invernale. Ricordano il sapore dei biscotti fatti in casa, delle bambole di legno e delle storie raccontate dai nonni davanti al caminetto.

Però invece di Hansel e Gretel o Cappuccetto Rosso, lungo i malinconici canali si incontra qualcosa che stride con l’aspetto pacato e rassicurante della città: l’appendice disperata di una società infelice e senza meta. Popolo di grandi navigatori, una volta una meta l’avevano. Peccato. Oggi invece, un’integrazione culturale incompiuta e la deregulation su molti fronti hanno incoraggiato la diffusione di coffee shop e bordelli.

Prima di tutto mi domando cosa spinge tanta gente a infilare la testa dentro una spessa coltre di fumo, chiusi in un locale sporco e squallido…forse la voglia di fuggire dalla realtà e non vedere quello c’è intorno? Qui la gente è felice? Forse dice di esserlo, forse lo sembra. Ma forse non lo è.

Il resto ne è una conseguenza semplice: se questa è la tendenza della popolazione, qual è il problema? Si fiuta il business e si fa di necessità virtù: basta legalizzare una tendenza ineluttabile, facendo tutti contenti e magari con un marketing attento, farla passare per modernità civile. Risultato: droghe leggere e bordelli, in nome dell’emancipazione e della libertà dei costumi. Ma nessuno piange sul latte versato. Il degrado nelle zone centrali è evidente, tangibile, quanto voluto. Ne fa le spese una città che nonostante tutto potrebbe essere migliore.

Ma Amsterdam non è solo questo: è la città dei fiori, con il suo coloratissimo mercato, è la città di insuperabili opere d’arte. Il museo di Van Gogh è moderno e bellissimo non solo per le opere che contiene ma per la funzionalità degli spazi. Ho ancora negli occhi l’indimenticabile “campo di grano con corvi”, una tela di assoluta potenza. Colori guizzanti e pennellate decise trasmettono tutta la drammaticità di un gesto imminente. Un’opera commovente, che si contempla con un nodo in gola.

Poco lontano si trova il famoso Rijksmuseum, dove si incontrano opere di pittori fiamminghi che sembrano risalire ad un passato mai appartenuto a questo paese. Le storie di Jan Vermeer, raccontate attraverso la semplicità di gesti quotidiani, la teatralità ed i colori delle scene di vita vissuta di Bruegel dove si affollano volti imperscrutabili, il realismo delle nature morte, talvolta lezioso, ma unico ed insuperato, se non da un pittore nostrano, che oltrepassò il realismo catturando e dominando la luce. Un certo Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.

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