
L’idea è nata rivoltando una bustina di ammoniaca per dolci: “hai visto mai è scaduta…“. Invece no. E oltre alla data di scadenza salta fuori questa ricetta dei savoiardi, un biscotto gustoso e delicato, ottimo per la prima colazione.
Semplici nella preparazione, i savoiardi sono biscotti antichissimi: se ne parla anche in alcuni documenti del 1722, ma secondi alcuni risalgono al XV secolo.
Prendono il nome dall’antico Regno Sabaudo che, oltre al piemonte raccoglieva la Liguria, la Sardegna e altre regioni limitrofe. E questo spiega la somiglianza con altri biscotti tipici della tradizione sarda, come il biscotti di Fonni o le Gallettinas.
Stranamente, i savoiardi sono biscotti tipici anche della Sicilia. Diversi da zona a zona e con numerose varianti sul tema, gli ingredienti sono sempre gli stessi. Del resto, l’unità d’Italia passa anche per i biscotti.
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Nascosta tra le gole della Valnerina, l’Abbazia di San Pietro in Valle conserva il fascino di un luogo recondito e pacifico, così come probabilmente apparve ai due mistici Giovanni e Lazzaro che, secondo la leggenda, vi trovarono asilo.

Oggi l’Abbazia di San Pietro in Valle è uno splendido hotel di charme, dal fascino antico e austero, con lo sguardo volto al medioevo mistico che, in queste terre, sembra ancora vivo.
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Lodato da Cassiodoro alla corte di Teodorico, l’Amarone porta con se il significato dei “calices amariores” di Catullo.
In realtà il termine “amaro” ne caratterizza l’austerità, il profilo ieratico e soprattutto un’identità in contrapposizione a vini più morbidi e dolci come ad esempio il Recioto sempre della Valpolicella.
L’amarone de Le Ragose, antica azienda vinicola del veronese, esprime una particolare eleganza, intensa e ricercata, frutto di una lunga maturazione e di un eccellente livello qualitativo.
Condividiamo in pieno la filosofia aziendale: “La qualità di un vino è un concetto inscindibile dal luogo d’origine delle uve e dalle persone che lo producono”. E questo vino gliene rende giustamente merito.
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Finalmente. Eh sì, perchè Pascucci al Porticciolo rappresenta, se non addirittura un punto di arrivo, sicuramente una tappa molto importante nella ricerca di una cucina di pesce di elevata qualità.
La cucina di Gianfranco Pascucci parte da una materia prima di straordinaria freschezza – solo pesce pescato – per arrivare ad elaborazioni molto eleganti, ricche di citazioni e contaminazioni dove però il protagonista della scena è sempre il pesce. Il resto sono delicate sfumature di contorno, un sottile merletto che caratterizza il piatto senza snaturarne l’essenza o modulando eccessivamente il gusto.
Molto accogliente la sala, dove i colori sgargianti e l’arredo trovano armonia in un elegante e originale eclettismo. Tovagliato rigorosamente candido, cristalli Riedel.
Iniziamo. Arriva subito un piccolo benvenuto dello chef: aliciotto in tempura con salsa di peperoni (1.) e scegliamo il menù degustazione. Nei calici un ottimo Verdicchio: Podium di Garofoli, annata 2006.
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Questa marmellata contiene qualcosa in più. No, non è la vaniglia che in effetti stempera con dolcezza il ribes, ma è l’aria di un luogo dove in parte affondo le mie radici e dove ogni anno, non manco mai di tornare.

E’ l’Abruzzo della montagna, delle foreste ricche di selvaggina e funghi e dei piccoli semplici paesi di poche case. E’ l’Abruzzo dei pastori, del pane fatto in casa e degli orti.
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La calura estiva invita a portare in tavola vini bianchi freschi e piacevoli, per accompagnare con leggerezza piatti delicati, magari di mare.
Torniamo così sulle tracce del Verdicchio. Un vitigno straordinario, forse non ancora valorizzato come meriterebbe, se pensiamo alla sua unicità, identificativa di un territorio.
Prodotto dalla storica azienda Fazi-Battaglia, nota per la caratteristica bottiglia ad anfora verdolina, il San Sisto è imbottigliato in una più tradizionale bottiglia albeisa e prende il nome dal vigneto di provenienza delle uve. Ovviamente Verdicchio in purezza, ma si stenta a crederlo: il San Sisto rappresenta un’eccezionale quanto sorprendente espressione del Verdicchio, un vino, senza dubbio “de solar claritade et virtù eccellentissime”.
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foto tratta dal sito: www.caseromane.it
Roma, città eterna intrisa di storia ci racconta il passato attraverso la grandiosità dei celebri monumenti che ne segnano le epoche. Vi è così la Roma imperiale dei fori, la meno nota Roma medioevale delle torri e campanili, la fastosa Roma rinascimentale di San Pietro e poi quella barocca e papalina delle centinaia di chiese barocche, fino alla Roma contemporanea del cinema e dell’Eur.
Ma vi è ancora un’altra città: è la Roma sotterranea. Persa nel silenzio dell’oblio, è la città segreta, sepolta dal tempo e dalla terra e che conserva vivi e intatti gli echi del lontano passato. Calarsi nei suoi meandri, si rivela un viaggio nel tempo attraverso le epoche di cui ci parlano le grandiose testimonianze alle quali siamo fin troppo abituati e diventa anche un incontro umano straordinario, a diretto contatto con la vita quotidiana di chi, nei secoli, ci ha preceduto.
Tra i numerosi luoghi ora visitabili vi sono le case romane al Celio, nei sotterranei della basilica dei santi Giovanni e Paolo. Un luogo incantato che merita di essere raccontato.
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Torniamo su un Gewurtztraminer di cui abbiamo già parlato qualche mese or sono, con un annata diversa, assaggiata in occasione di una memorabile verticale.
Stavolta infatti, passiamo al 2006, per trovare tutta l’intensità di un bianco straordinario, capace come pochi di esprimere classe ed eleganza anche a distanza di molti anni, come ci aveva ben dimostrato il 1999.
L’azienda Hofstatter non ha bisogno di presentazioni, un nome consolidato in grado di coniugare un’ampia gamma produttiva con un livello qualitativo complessivamente molto elevato.
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