Michelangelo’s Place

Arte, cultura, viaggi ed enogastronomia

Oggi sposi…

Allora Almitra di nuovo parlò e disse:
Che cos’è il Matrimonio, maestro?
E lui rispose dicendo:

Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di dio.

Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.

Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.

Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino della stessa musica.
Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.

E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

Kahlil Gibran Il profeta

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De coquina molecularis

“È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.”
Albert Einstein

“Bene o male, purchè se ne parli.”
Oscar Wilde

Purtroppo nel nostro bel Paese l’informazione è appiattita su aspetti di cronaca (rosa o nera) alla ricerca dello scoop e del pettegolezzo piuttosto che di contenuti significativi.
Così, sulla recente polemica circa la cucina molecolare, anche Striscia la Notizia, purtroppo, non è stata da meno. Infatti, nell’intento di ritagliarsi il ruolo di “paladino dei consumatori“, il programma di Antonio Ricci ha mostrato un approccio superficiale, confuso e, cosa assai grave, non privo di pregiudizi.

Il messaggio che passa verso il grande pubblico è quello di diffidenza verso la cucina molecolare e una presunta elìte di chef, all’occorrenza corrotti, in nome di una più salutare cucina tradizionale (anche se industrializzata, visti gli sponsor). Il tutto mescolando gli argomenti più disparati: dall’uso di additivi chimici, all’attendibilità delle guide, passando per una pseudo-filosofica disquisizione su cosa è definibile “chimico” e cosa no.

Sia beninteso, personalmente prediligo una cucina che privilegi il dialogo con il territorio, che si specchi nella tradizione e che esalti la qualità della materia prima. Ma questa è una questione di gusti personali e prescinde sia da aspetti salutistici, che da ogni pregiudizio o chiusura mentale verso la cucina di avanguardia, nella cui ricerca tecnica vi è la chiave per approfondire e sviluppare la conoscenza.
Anzi, è proprio dalla fantasia e dallo sviluppo delle tecniche di trasformazione che sono nate tante nuove idee e ricette: si pensi, ad esempio, alle “frittelle di vento” di Mastro Martino da Como, del XIV secolo da cui è derivato lo gnocco fritto. Non sono forse un tentativo originale di dare una diversa consistenza ad un sapore?

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L’agnello pasquale di Favara

agnello-pasquale

L’Agnello Pasquale è un dolce tipico siciliano che solo a Favara, un paese nelle vicinanze di Agrigento, trova la massima espressione qualitativa e artistica. L’agnello è preparato con la pasta reale, a base di mandorle e contiene un ripieno di pasta di pistacchi di Bronte, mentre il vello è realizzato con lo zucchero.

Tale preparazione perpetua un’antichissima tradizione, che affonda le sue origini in epoche lontanissime: dagli arabi ai conventi che perfezionarono la realizzazione di questo dolce, fortemente simbolico.

L’agnello, infatti, simbolo di sacrificio per antonomasia, si identifica come Gesù Cristo stesso, che si immola per redimere gli uomini.

La parola Pasqua dunque, che letteralmente indica un “passaggio” con riferimento alla fuga degli ebrei dall’egitto, assume un forte significato di speranza e rinascita, appropriato in un momento così triste e difficile.

I miei più cari auguri per una Pasqua serena.

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Ed è subito sera…

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

Salvatore Quasimodo

tramonto

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Bibenda Day 2009: la resa dei conti

franco-maria-ricciSul sito dell’AIS Roma, compare una news piuttosto singolare: BIBENDA DAY 2009 / IL CONSUNTIVO. Ovvero costi e ricavi della giornata più prestigiosa, in cui ha luogo una maratona tra bottiglie di altissimo pregio.

Il bilancio è eclatante, un incasso che copre appena il 40% dei costi con una perdita di circa 104.000 Euro

Ammettendo la veridicità del bilancio, perchè mai Franco Maria Ricci avrebbe pubblicato il conto dell’evento, senza alcun commento o spiegazione?
Forse per dare un segnale di solidità anche in tempi di crisi?
Forse – come suggerisce Percorsi di Vino - perchè l’AIS è una associazione culturale che non può esimersi da un evento di così grande lustro?
O forse per mettere a tacere insistenti lamentele sui costi?

Eppure, fatti due conti, le cose potevano andare meglio…
 
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Auguri di buon 2009!

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Cosa ci porterà il nuovo anno? Speriamo che le tante difficoltà con cui si chiude il 2008, siano un motivo in più per riscoprire il valore autentico delle piccole cose e del tempo trascorso con le persone a cui vogliamo bene.

E se nell’incedere imprevedibile ed ondivago dei nostri giorni, vi è il senso della vita sul quale avevamo riflettuto proprio un anno fa, che la felicità sia riposta nell’affrontarli con coraggio e serenità, e che non sia solo per un anno, ma per tutto il tempo.

“Se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre,
E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l’attesa.”
Kahlil Gibran

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Natale: festa del “Sol Invictus”

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La festività cristiana del Natale, si sovrappone ad una celebrazione di una religione molto diffusa a Roma, ma da secoli scomparsa, il Mitraismo.

Anticamente il 25 Dicembre era il dies natalis Solis invicti, ovvero la rinascita del Sole, invincibile, dopo un progressivo incedere delle tenebre, che culmina nel solstizio d’inverno, il giorno più buio dell’anno.

E’ dunque con la rinascita del Sole e la nascita di Gesù, secondo la celebrazione cristiana, che arriva agli uomini rinnovata speranza e forza d’animo per il futuro.

Buon Natale di cuore a tutti gli amici di Michelangelo’s Place!

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L’olio secondo Veronelli

olio-veronelliPensieri ad alta voce sul Manifesto dell’Olio di Luigi Veronelli, uno scritto coraggioso, visionario, profondamente appassionato e sincero.

“10 aprile 2001. Ciascuno avverte. È in corso un epocale mutamento sociale. Coinvolge appieno l’agricoltura. Il divenire, per molti aspetti rivoluzionario, del comparto olio d’oliva è già iniziato.”

Il tono quasi apocalittico susciterebbe qualche perplessità se non fosse per l’autorevolezza dell’autore. Così infatti, già nel 2001, Luigi Veronelli esordiva nell’intento di comunicare quella che sarebbe diventata di lì a poco una nuova dimensione della ricerca dell’eccellenza e, più in concreto, una vision imprenditoriale per alcuni produttori, fondata sul prodotto più antico e caratteristico della cucina, ma senz’ombra di dubbio, anche della cultura mediterranea: l’olio.

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“L’attesa”: un racconto olfattivo…

L’attesa” è un breve racconto ispirato da un profumo.

Sono stato gentilmente invitato dalla nota maison Hermès a partecipare ad un piccolo concorso letterario, un gioco, dove esprimere attraverso le parole emozioni, sensazioni ed immagini suscitate da una loro fragranza.

Il racconto dunque, ne ripercorre idealmente un’ipotetica parabola olfattiva o, quantomeno, questo è quello che mi ha inspirato.

Se vi piace, non esitate a votarmi su Terre d’Hermès!

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Bonifacio: roccaforte del vento

Vi sono città predestinate, il cui destino è scritto già nel luogo che occupano.

Così Bonifacio, in Corsica, era già roccaforte e bastione, prima che vi si insiediassero i primi abitanti molti millenni orsono, prima che i greci, i romani e poi i pirati saraceni vi trovassero approdo e rifugio. Prima ancora che fosse terra di conquista dei pisani, dei genovesi, dei turchi, dei francesi…

Da sempre conteso come avamposto strategico nel Mediterraneo, questo borgo a picco sul mare cela un piccolo porto chiuso in un fiordo profondo. E fu proprio la dominazione genovese che iniziò, seppur con fasi alterne, nel IX secolo d.C., a lasciar la traccia più indelebile: un dialetto locale del tutto simile al ligure.

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