Φ
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Non esiste fine né alcun criterio di regolarità per i decimali dopo la virgola. Ma come è possibile che il rapporto aureo, canone di tanta regolarità, abbia una forma così imperfetta?
Ogni qualvolta l’uomo si confronta con l’infinito, non può che provare un fastidioso disagio, dall’incapacità di comprenderlo. Arrivando fino al paradosso, come nel caso di Zenone.
Infiniti punti separano Achille dalla Tartaruga, così come infiniti numeri separano 1 da 2 e anche 1,6 da 1,7. Un’infinità di numeri razionali ed irrazionali. Proprio tra questi ultimi in una posizione assolutamente indefinita e sfuggente si trova Phi, la Sezione Aurea.
Inaspettatamente proprio là dove si trova tanta geometrica e semplice armonia, si nasconde un numero irrazionale.
E’ il caso del cerchio, la cui perfezione si cela nell’equidistanza da un punto, ovvero nel rapporto tra tale distanza e la circonferenza…il famoso pi greco. Ancora una volta un numero irrazionale.
Ma torniamo alla Sezione Aurea. Così come la diagonale del quadrato, si lega alla radice quadrata di 2, come l’altezza del triangolo equilatero è proporzionale alla radice quadrata di 3, anche per la Sezione Aurea esiste una forma che racchiude tanta irriverente irrazionalità. Troviamola.
Sappiamo che: (a + b) : a = a : b
Il prodotto dei medi è uguale a quello degli estremi: ab + b^2 = a^2
Dividiamo tutto per b^2 e poniamo x = a / b: x^2 – x – 1 = 0
Risolvendo l’equazione abbiamo due soluzioni; poiché si tratta di un rapporto tra lunghezze sarà valido il valore positivo:
L’irrazionalità della Seziona Aurea è dunque racchiusa nel numero 5. Eppure molte delle proprietà uniche del rapporto aureo sembrano tessiture del numero 1, peraltro, unico coefficiente dell’equazione che ha portato alla soluzione.
Aggiungendo 1 troviamo il suo quadrato, mentre sottraendolo troviamo il suo inverso, dunque l’interminabile sequenza di cifre decimali rimane inalterata sia per l’inverso che per il quadrato. Può essere espresso anche come frazione continua:

O attraverso una sequenza di radici nidificate, utilizzando sempre e solo il numero 1:
Si ritorna infine, a forme che rappresentano, con altra eleganza, la bellezza di questo numero irrazionale, teso inevitabilmente verso l’infinito.
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