Michelangelo’s Place

Arte, cultura, viaggi ed enogastronomia

Chardonnay Cuvée Bois Valle d’Aosta DOC 2005

cuvee bois les cretesTanto per rompere il ghiaccio con la Val d’Aosta, una regione dove non sono mai stato, ho pensato di cominciare da un bianco strepitoso quanto celebre: lo Chardonnay Cuvée Bois di Les Cretes, azienda famigliare di Costantino Charrére.

Un vino di straordinaria qualità, con una personalità ben delineata e accattivante, che non si dimentica facilmente. Un vino che coglie il meglio dalle condizioni microclimatiche del luogo e da una felice influenza enologica francese.

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Serra della Contessa Etna Rosso DOC 2000

serradellacontessaSerra della Contessa è “il nome che appare per la prima volta su un documento del 1474″. Si riferisce al terreno sul Monte Serra, un altura di natura vulcanica non molto lontano dall’Etna.

Così dopo lo straordinario Pietramarina, torniamo nel cuore della Sicilia un rosso altrettanto sorprendente sempre di Benanti e  dell’enologo Salvo Foti. Il Serra della Contessa rappresenta un’espressione unica e autentica del terroir, ma anche e soprattutto della tradizione vinicola più antica, con i suoi impianti secolari di Nerello Cappuccio e Nerello Mascalese. Due vitigni autoctoni che hanno rischiato l’estinzione, ma che, per fortuna, stanno conoscendo un nuovo splendore, grazie alle loro straordinarie caratteristiche qualitative.

Tutti i vitigni sono coltivati ad alberello, una tipologia di impianto antica e caratteristica del Meridione: le viti sono allevate come piccoli alberi, l’espansione vegetativa è limitata e non sono necessari spalliere e pali di supporto. Inoltre la notevole densità di impianto, favorisce la profondità delle radici e la conseguente ricchezza di estratti di cui si trova espressione compiuta nel bicchiere.

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Kolbenhof Gewurtztraminer Alto Adige DOC 1999

kolbenhofCaratteristico dell’Alto Adige, il Traminer è un vitigno tipico noti fin da epoche lontanissime. Il suo nome compare per la prima volta nell’XI secolo e prende il nome da Termeno, antico villaggio la cui storia è segnata dalla tradizione vitivinicola.
Successore del Traminer è una sua variante evolutiva, ovvero il più noto Gewurtztraminer, dove il prefisso “gewurtz”, dal tedesco “speziato”, meglio si interpreta come aromatico. Sono proprio l’intensità e la ricchezza dei suoi profumi a decretare il grande successo di questo vino, oggi, come un tempo presso le corti asburgiche.

L’azienda J. Hoftstatter, nata da un’avventura iniziata nel secolo scorso, oggi è guidata da Martin Foradori e pur avendo raggiunto dimensioni produttive notevoli, conserva lo stesso spirito di allora, fortemente innamorata della sua terra, della sua storia e, ovviamente del suo vino.

Molti i capitoli da approfondire di una così ampia offerta, quale quella proposta da Hoffstatter. Iniziamo da un bianco, particolarmente rappresentativo del territorio, un Gewurtztraminer, per l’appunto, che prende il nome dalla tenuta in cui sono coltivate le uve: il Kolbenhof, sui cui “caldi pendii esposti al sole mattutino“, “i Gesuiti di Innsbruck [...] vinificarono dal 1722 al 1773, anno di scioglimento dell’ordine“.

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Bibenda Day 2009: la resa dei conti

franco-maria-ricciSul sito dell’AIS Roma, compare una news piuttosto singolare: BIBENDA DAY 2009 / IL CONSUNTIVO. Ovvero costi e ricavi della giornata più prestigiosa, in cui ha luogo una maratona tra bottiglie di altissimo pregio.

Il bilancio è eclatante, un incasso che copre appena il 40% dei costi con una perdita di circa 104.000 Euro

Ammettendo la veridicità del bilancio, perchè mai Franco Maria Ricci avrebbe pubblicato il conto dell’evento, senza alcun commento o spiegazione?
Forse per dare un segnale di solidità anche in tempi di crisi?
Forse – come suggerisce Percorsi di Vino - perchè l’AIS è una associazione culturale che non può esimersi da un evento di così grande lustro?
O forse per mettere a tacere insistenti lamentele sui costi?

Eppure, fatti due conti, le cose potevano andare meglio…
 
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Hernicus Cesanese del Piglio DOC 2006

hernicvs1Nobilitato da una meritatissima DOCG (ma solo a partire dall’annata 2008), il Cesanese è in realtà un vino di origini semplici. Tradizionalmente, era il vino campagnolo del contadino, senza pretese e artigianale. Ma chi ha saputo investire in qualità, scommettendo sulle potenzialità di questo vitigno ha raggiunto risultati straordinari.

E’ il caso di Anton Maria Coletti Conti, produttore di Hernicus, un vino che riesce ad esprimere le enormi potenzialità del Cesanese di Affile, con un risultato eccezionale: un vino elegante, ricco e potente.

L’azienda Coletti Conti si identifica con la famiglia stessa e questa, a sua volta, rimanda alla sua terra, “di proprietà da tempo immemorabile” e alla sua storia, “antico casato che diede ben quattro Pontefici” alla Chiesa.

I vigneti di Cesanese di Affile si trovano in una zona collinare su terreni vulcanici. Attraverso un attento lavoro in vigna, volto a massimizzare la ricchezza e la qualità degli estratti si ottiene un vino veramente poetico. Splendidi versi, imbottigliati.

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Cusumano Syrah Sicilia IGT 2006

syrah_cusumanoE’ sempre la Sicilia a stupirci con vini di splendida immediatezza, con un rapporto qualità prezzo eccellente. E’ il caso del valido Syrah della Cusumano, famosa azienda della Trinacria.

Un vino semplice ma in grado di esprimere una propria personalità, ben delineata in una declinazione quasi didascalica del vitigno.

Prodotto nell’area centro-occidentale della Sicilia, la vendemmia è avviata già sul finire d’Agosto. Dopo una fase di macerazione a freddo, la fermentazione avviene in acciaio per proseguire un successivo affinamento in bottiglia.

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5 Stelle Sfursat di Valtellina DOCG 2004

“…fa vini potenti e assai” – Leonardo Da Vinci

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La produzione vinicola della Valtellina iniziò con i romani che portarono qui la vite dall’attuale Liguria, Piemonte e Lunigiana, riscontrando un territori particolarmente vocato alla viticoltura, che perdurò anche nei secoli successivi, accompagnando peraltro straordinari prodotti gastronomici.

Per via di una diversa esposizione, la coltivazione della vite prevale sul lato destro dell’Adda, dove sono ben visibili i terrazzamenti detti terragne, che caratterizzano il paesaggio e complicano il faticoso lavoro dei viticoltori, proprio come in Liguria.

Rappresentativo di questa terra è lo “Sfursat”, “sforzato” in dialetto, ovvero il vino ottenuto da uve Nebbiolo, qui detto Chiavennasca. “Sforzato” perchè la vinificazione prevede, l’utilizzo di uve sovrammature attraverso l’appassimento sui graticci per circa 3 mesi.
In questo modo aumenta la concentrazione degli zuccheri nell’acino con un conseguente aumento del grado alcolico del vino (15%), ma anche degli estratti.

Vino magistralmente realizzato dalla Nino Negri, azienda storica della Valtellina, casa vinicola fondata nel 1897.

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Tintilia del Molise DOC 2005

tintilia Promette bene il Molise, terra poco conosciuta e sottovalutata, in grado di esprimere tipicità enogastronomiche e potenziale turistico così come ha fatto l’Abruzzo proprio negli ultimi anni.

E c’è qualcuno che ci crede davvero, a partire dal vino. E’ questo l’impegno, caparbio, di un’azienda come Catabbo nel valorizzare il territorio, attraverso i vitigni autoctoni come la Tintilia.

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San Leonardo Trentino Rosso IGT 2001

san-leonardoLa Tenuta San Leonardo ha una tradizione vinicola molto antica, tuttavia i suoi vini, così come li conosciamo oggi, hanno un’origine decisamente recente. La prima annata del San Leonardo è, infatti, il 1982.

Dopo la scomparsa del padre, è il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga a guidare l’azienda. Studia enologia, conosce ed apprezza i grandi chateaux francesi e trascorre del tempo a Bolgheri, insieme a Mario Incisa della Rocchetta. Ha le idee molto chiare: rinnovare completamente la produzione vinicola dell’azienda.

Così i vitigni di Lambrusco, Marzemino e Teroldego hanno lasciato il posto (e a sentirlo raccontare un po’ mi è anche dispiaciuto a dire il vero) a Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merot, la pergola trentina è stata sostituita dal guyot e la resa è stata volutamente ridotta quasi alla metà. Il risultato ovviamente è qualcosa che rompe definitivamente con il passato, imponendosi come un vino pregiato di grande eleganza.

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Fontalloro IGT 1993

fontalloroSarà la la poesia scritta nei profili del paesaggio dalla mano del tempo o il garbo gentile di una natura amica e spontanea, dove nulla è per caso.

O forse una risposta è scritta nel suo nome di origine etrusca, Fèlsina: “Qualcosa che si sente nell’aria. In relazione con la qualità della luce, con i profumi della terra e del vento, il mutare delle stagioni e il silenzio delle notti.”

Sicuramente Felsina è uno di quei luoghi dove tornare e che una volta scoperti, diventano un punto di riferimento, un rifugio sicuro, oggi come un tempo per i viandanti sulla Via Francigena.

Siamo a sud-est di Siena nel cuore della Toscana, alle propagini meridionali del Chianti Classico, dove lo sguardo arriva fino all’Amiata ed oltre verso Montalcino e poi verso il mare, attraverso la Maremma. Un luogo vocato al vino, sospinto dalla presenza di un terroir d’eccezione, ricco e vario, corrispondente all’incontro tra le zone rocciose del chianti e quelle argillose delle crete senesi.

In questo luogo, nella fattoria di Felsina Berardenga, nasce il Fontalloro, eccellenza vinicola italiana, in grado di unificare attraverso un’attenta vinificazione di Sangiovese in purezza, l’espressione di due terroir che ben si integrano in un vino possente ma di fine eleganza.

Paradossalmente la capacità di attingere da vitigni diversi collocati in terreni differenziati, impedisce al Fontalloro di fregiarsi del riconoscimento DOCG, in quanto i vitigni nelle Crete Senesi sono al di fuori dell’area del Chianti Classico ed in quella del Chianti dei Colli Senesi.

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