L’abbazia di San Pietro in Valle

23 settembre 2009

Abbazia San Pietro in Valle 1

Nascosta tra le gole della Valnerina, l’Abbazia di San Pietro in Valle conserva il fascino di un luogo recondito e pacifico, così come probabilmente apparve ai due mistici Giovanni e Lazzaro che, secondo la leggenda, vi trovarono asilo.

Abbazia San Pietro in Valle 2

Oggi l’Abbazia di San Pietro in Valle è uno splendido hotel di charme, dal fascino antico e austero, con lo sguardo volto al medioevo mistico che, in queste terre, sembra ancora vivo.

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Le case romane del Celio

5 agosto 2009
case_romane_2
foto tratta dal sito: http://www.caseromane.it

Roma, città eterna intrisa di storia ci racconta il passato attraverso la grandiosità dei celebri monumenti che ne segnano le epoche. Vi è così la Roma imperiale dei fori, la meno nota Roma medioevale delle torri e campanili, la fastosa Roma rinascimentale di San Pietro e poi quella barocca e papalina delle centinaia di chiese barocche, fino alla Roma contemporanea del cinema e dell’Eur.

Ma vi è ancora un’altra città: è la Roma sotterranea. Persa nel silenzio dell’oblio, è la città segreta, sepolta dal tempo e dalla terra e che conserva vivi e intatti gli echi del lontano passato. Calarsi nei suoi meandri, si rivela un viaggio nel tempo attraverso le epoche di cui ci parlano le grandiose testimonianze alle quali siamo fin troppo abituati e diventa anche un incontro umano straordinario, a diretto contatto con la vita quotidiana di chi, nei secoli, ci ha preceduto.

Tra i numerosi luoghi ora visitabili vi sono le case romane al Celio, nei sotterranei della basilica dei santi Giovanni e Paolo. Un luogo incantato che merita di essere raccontato.

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Villa d’Este a Tivoli

5 giugno 2009

Notte a Villa d’Este: ai giochi d’acqua delle moltissime fontane si aggiungono magnifici effetti di luce che regalano un’atmosfera fiabesca, fantastica.

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Certamente nelle intenzioni del cardinal Ippolito d’Este vi era la volontà di stupire, di creare un giardino lussuoso frutto di un sapiente connubio tra estetica e tecnologia ingegneristica tipico delle grandi opere architettoniche del Quattrocento e del Cinquecento.

Nondimeno, vi è l’eredità dei fasti di corte rinascimentale, ben incarnati dall’archetipo estense, ma anche il mito della villa patrizia romana e non a caso Tivoli fu particolarmente congeniale a Ippolito d’Este, vista la vicinanza con numerosi siti archeologici d’epoca classica, primo tra tutti, Villa Adriana.

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Bevagna

10 dicembre 2008

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La storia di Bevagna sembra assai lontana dalla mite tranquillità che pervade il borgo. L’elegante architettura medievale cela antiche dispute, conflitti e giochi di potere, “affidandone il ricordo alla dura pietra”.

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Piazza Silvestri, cuore del paese, risale al medioevo, per l’esattezza al XII secolo, epoca dei comuni. Ma le origini sono ben più antiche.
Tracce di insediamenti nell’età del ferro, poi gli etruschi, ai quali probabilmente si deve il nome di Mevania e quindi i romani che ne plasmarono l’assetto urbanistico nel I secolo d.C., quando Mevania divenne un municipio importante, per la sua posizione strategica lungo la Flaminia.

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Pienza: la città ideale

1 marzo 2008

Quando Enea Silvio Piccolomini divenne papa Pio II, volle realizzare un sogno: la sua Pienza.

Pienza - dettagli 

Come nei dipinti di Piero della Francesca, il modello di una città costruita secondo geometrie razionali e perfette nascondeva la straordinaria fiducia riposta nella ragione e nell’intelletto umano. Siamo agli inizi del Rinascimento e l’uomo ritrova la chiave della civiltà nella “ragione” ovvero nella ratio, rapporto tra i numeri, nella geometria, in archetipi armonici e perfetti. Proprio come fu per i Pitagorici.

Così da piccolo borgo medioevale, noto come Corsignano, divenne Pienza, città di grandiosi palazzi rinascimentali. Il progetto originale si deve a Bernardo Gambarello detto il Rossellino.

Pienza - il duomo

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La tomba dell’Ara Pacis

18 luglio 2007

  

Sapete cosa accomuna l’Ara Pacis al Lido di Jesolo?  

Ditelo voi.

   Il museo dell’Ara Pacis - Jesolo Lido Village 

 Museo Ara Pacis 			Progetto Jesolo Lido Village
  

Chissà come l’avrebbe presa l’imperatore Ottaviano Augusto, sapendo che il monumento celebrativo dei suoi 30 anni di pace sarebbe stato inscatolato dentro una struttura simile. 

Creatore dell’osceno scempio è il blasonato architetto Richard Meier. Visitando il sito dell’originalissimo architetto (www.richardmeier.com), ci si rende conto di come le opere si assomigliano molto, quasi tutte. Sembrano sempre le stesse, dagli anni ’70 ad oggi, montate in modo diverso, in posti diversi. Scorrete le foto (non perdete il “World Trade Center Design Proposal” due enorme cancelletti, quasi come quello del telefono per rimpiazzare le Torri Gemelle), poi fate bene attenzione.

 Notato nulla?

Nessuna delle opere è inserita in un contesto urbano storico. Tutte opere in aree urbane perifiche, moderne o circondati da spazi verdi. Tranne una: il museo dell’Ara Pacis.

La foto presentata poi è scattata a regola d’arte. La struttura, velata dagli alberi si inserisce perfettamente nel contesto, lascia intendere una continuità ideale con gli argini del Tevere:

     

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Se poi vi recate sul posto cambia tutto: le forme tozze, schematiche ed inespressive sovrastano la facciata di San Rocco, un birillo gigante si erge con la scritta Ara Pacis, neanche fosse una giostra. Lo spazio è occupato e annullato da un ingombrante traghetto di cemento, vetro e travertino, parcheggiato, per l’appunto sulla sponda del Tevere.

Da dentro è ancora peggio, una dissacrazione. Anziché porgere l’opera ai cittadini, la struttura opprime con fare sgraziato ed ingombrante un capolavoro, che seppur con una geometria statica ed essenziale, si caratterizza per la vivacità e l’ineguagliabile raffinatezza delle decorazioni. 

Eppure qualcuno ha mostrato non poco entusiasmo. L’autorevole professoressa Claudia Conforti, acclama così l’opera sul Corriere del 16 Novembre 2006: «Il museo di Richard Meier per l’Ara Pacis è un’opera elegante e meditata. Il suo deliberato intellettualismo trasfigura lo spaesamento spazio-temporale dell’Ara derivante dalla casualità topografica della sua ubicazione e dalla frettolosa anastilosi, imposte da un fascismo bramoso di brillare della luce riflessa dell’antico impero».

Pazzesco. Tralasciando i dubbi sull’eleganza, che forse si rimette più al buon senso che non ad un criterio assoluto, di sicuro non è un opera meditata, fin troppo uguale a tutte gli altri “capolavori” dell’autore. Peccato che Roma non è Jesolo né Miami. Tutto questo giro di parole per giustificare il fatto che l’Ara Pacis è stata piazzata nel posto sbagliato una volta recuperata. Ma quale posto migliore se non il Mausoleo di Augusto creando sia una continuità di tipo religioso tra Ara e Mausoleo sia, ben più importante, di tipo umano tra l’imperatore e la sua opera, un trentennio di pace e prosperità per il popolo? 

Sgarbi afferma: «La città patisce, nel cuore del centro storico, un intollerabile insulto attraverso un edificio indegno di un’informe periferia suburbana, il cui modello è un garage multipiano o una vetrina per esposizioni di automobili. A Roma non può essere fatta una cosa che sta bene alla periferia di Los Angeles». E non è il solo. Federico Zeri, il celebre critico ne disse: «Meier conosce Roma, come io conosco il Tibet». Ed in Tibet Zeri, non ci è mai stato. Giorgio Muratore, urbanista: «L’ara Pacis è un cantiere impazzito». Renato Nicolini, architetto ed ex assessore alla cultura del Comune: «Il progetto di Meier è uno dei peggiori che l’architetto statunitense potesse escogitare». Manfredi Nicoletti, architetto: «Bisogna fermare subito lo scempio». Massimiliano Fuksas, architetto: «Sono stato sempre contrario al progetto». Fino ad arrivare al Principe Carlo d’Inghilterra, del tutto estraneo alla vicenda, ma che da appassionato di architettura, indignato, definì l’opera «una pompa di benzina» (Daily Telegraph, 9 aprile 2001). Contro la gigantesca teca di vetro, acciaio e travertino anche Italia Nostra, e le associazioni del centro storico. 

Allora passi pure la curiosa chiesa a Tor Tre Teste, perché forse in periferia è lecito sperimentare, ma nel centro storico di Roma, assolutamente no.

Ma allora come mai è stato affidato un incarico simile a questo architetto probabilmente non preparato ad affrontare un contesto del genere? 

Ci dovrebbe rispondere il sig. Francesco Rutelli, allora sindaco di Roma, nel 1995 quando sono iniziati i lavori (esatto ci sono voluti più di dieci anni per questa nefandezza). La gara è stata assegnata senza alcun bando di gara, in virtù delle opere speciali per il Giubileo. Peccato, un lieve ritardo nella consegna: 6 anni dopo.

E non solo i tempi si sono moltiplicati, ma anche i costi: da 6 a circa 15 milioni di Euro.

Tanto per darvi un termine di paragone vi riporto che con quasi 4,5 milioni di Euro grazie al bando “Cantieri d’Arte” della Compagnia di San Paolo sono stati ristrutturati ben 80 edifici religiosi in Piemonte e in Liguria.

A Roma invece è stato speso più del triplo per costruire un osceno traghetto di travertino e cemento! 

 Vergogna! 


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