Sarà la la poesia scritta nei profili del paesaggio dalla mano del tempo o il garbo gentile di una natura amica e spontanea, dove nulla è per caso.
O forse una risposta è scritta nel suo nome di origine etrusca, Fèlsina: “Qualcosa che si sente nell’aria. In relazione con la qualità della luce, con i profumi della terra e del vento, il mutare delle stagioni e il silenzio delle notti.”
Sicuramente Felsina è uno di quei luoghi dove tornare e che una volta scoperti, diventano un punto di riferimento, un rifugio sicuro, oggi come un tempo per i viandanti sulla Via Francigena.
Siamo a sud-est di Siena nel cuore della Toscana, alle propagini meridionali del Chianti Classico, dove lo sguardo arriva fino all’Amiata ed oltre verso Montalcino e poi verso il mare, attraverso la Maremma. Un luogo vocato al vino, sospinto dalla presenza di un terroir d’eccezione, ricco e vario, corrispondente all’incontro tra le zone rocciose del chianti e quelle argillose delle crete senesi.
In questo luogo, nella fattoria di Felsina Berardenga, nasce il Fontalloro, eccellenza vinicola italiana, in grado di unificare attraverso un’attenta vinificazione di Sangiovese in purezza, l’espressione di due terroir che ben si integrano in un vino possente ma di fine eleganza.
Paradossalmente la capacità di attingere da vitigni diversi collocati in terreni differenziati, impedisce al Fontalloro di fregiarsi del riconoscimento DOCG, in quanto i vitigni nelle Crete Senesi sono al di fuori dell’area del Chianti Classico ed in quella del Chianti dei Colli Senesi.
Assaggiamo una vendemmia che vanta 15 primavere alle spalle, scoprendo un vino perfettamente integro nel colore e con uno straordinario quadro olfattivo. Da primi evidenti riconoscimenti di frutta rossa, si vira verso sentori di liquirizia, accompagnati da una nota balsamica, di erbe officinali e alloro. Seguono sentori terrosi, tipici del carattere del Fontalloro, ed infine note speziate, di pepe bianco, derivate probabilmente dall’evoluzione.
Autorevole attacco al palato, che non lascia dubbi sulla potenza di questo vino. Ma al contempo non si perde di vista una straordinaria eleganza esplicitata nell’equilibrio tra l’acidità e il tannino ed un’ottima rispondenza gusto-olfattiva. Finale molto prolungato e persistente.
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Ciao, Michelangelo. Passo per augurarti un felice 2009.
A risentirci presto.
Aspettando il 2009 ti lascio un caro saluto di buone feste.
Buon Fine Anno Sisifo
Devo dire che l’etichetta in un vino e’ l’impatto iniziale che permette una scrematura cosi’, a sentimento, poi anche la dicitura nel retro ha la sua importanza.
La tua descrizione mi ha incuriosito, quindi direi che me l’appunto ’sto vino.