Risalgono al XII secolo i primi documenti che ci parlano dell’uva schiava, un vitigno autoctono antichissimo la cui origine risale ad epoche immemori.
In realtà si tratta di una famiglia di uve, che si distinguono nelle varietà grossa, gentile, grigia. Ne viene un vino da tavola sicuramente interessante, di ottima beva, non eccessivamente carico e strutturato.
A volte capita che un’incontro con un vino probabilmente non impeccabile, abbia comunque la capacità di emozionare, con i suoi aromi e la sua storia. E se non sarà annoverato tra i fuori classe enologici di grande complessità armatica e struttura, guadagnerà il suo posto, defilato, ricordo di un piacevole incontro.
Proviamo una bottiglia del Lago di Caldaro Scelto del 2001, della famosissima Colterenzio, nota per altri vini sicuramente più autorevoli. Scopriamo un vino segnato prematuramente dal tempo, ma complessivamente interessante.
All’esame visivo il vino si presenta di color granato tendente al mattone, limpido, chiaro, così come caratteristico dell’uva. L’olfattiva è evoluta su sentori terziari di terra, note funginee e tostatura, con cenni di caffè e caramello. Dopo un prima ossigenazione si aprono sfumature mentolate.
Discretamente corposo alla gustativa, risulta complessivamente equilibrato, con un’acidità ed un tannino poco pronunciati. Valido per un abbinamento con lo speck, i canederli, primi saporiti e carni di maiale o bianche.
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Pensa che giusto ieri mi sono interessato al vino egizio, per parlane a scuola ai miei alunni di Prima…!
Caio Michelangelo, ho finalmente cucinato la tua ricetta del coniglio alla cacciatora come lo fanno in sicilia. Ho fatto un chiaro riferimento al tuo blog, spero non tidispiaccia ma se vuoi lo tolgo subito.
Paola
@Fabioletterario: in effetti la viticoltura è cosa antica quanto il mondo, praticata sia dagli egizi che dai fenici.
@diariodicucina: scherzi? mi fa molto molto piacere!
Non avevo sentito parlare, in precedenza di uva schiava!
Una utile segnalaziione. Grazie!
virgola dopo precedenza!;)
la prof non sbaglia una virgola…
ciao! finalmente al tuo blog!!! scusa se non sono passata prima!!!
ci sono tante cose interessanti e anche le ricette sono molto buone!
io, purtroppo, di vini ne capisco ben poco ( sono astemia) e la cosa davvero mi dispiace, non sai quanto invidio chi beve un buon bicchiere di vino magari nel bicchiare giusto!!!
a presto!
Ho scoperto oggi il tuo blog. Molto bello e molto affine ai miei interessi. Complimenti. Interverrò spesso… Sui vini antichi, cosa ne pensi di quelli libanesi, coltivati nelle stesse terre dei fenici…
Beh… mi sembra che questo Schiava 2001 abbia fatto molto ad arrivate in così buono stato fino ad oggi! a conferma della bontà dell’annata e del lavoro di questa azienda !
@Panettona: grazie per la visita! spero tornerai presto, con tutta la calma ed il tempo per spizzicare da un post all’altro…
@Gian-Gourmet: il tema che sollevi è ampio. Stando alle descrizioni dei greci e dei romani, i vini di oltre duemila anni fa sono qualcosa di completamente diverso rispetto al vino attuale. Assomigliavano più a bevande dolciastre ed alcoliche, come alcuni vini o birre africane. Sicuramente è affascinante parlare di vino (e cibo) del passato, ma resta una fantasia
Circa i vini libanesi, che non ho mai bevuto, dubito che il livello qualitativo possa raggiungere anche lontanamente quello che i migliori produttori con l’enorme patrimonio ampelografico che abbiamo, riescono a fare qui da noi…e poi, se è per questo, anche la sardegna è stata terra dei fenici (per non parlare della sicilia…)
PS. ho postato alcuni commenti sul tuo blog, ma non sono visualizzati.
@uvetta: per essere un’uva poco longeva ha resistito abbastanza ed è lodevole. Ma i segni di una vecchiaia precoce si notavano, soprattutto nel colore e nella nota caramellata.
In confronto dalle tue parti ci sono Barbera che dopo 15 anni, sono ancora dei giovincelli!
Complimenti, hai un blog davvero molto interessante! Verrò spesso a farti visita! Baci