
A Orvieto, un piccolo vicolo sulla strada che porta al duomo, conduce in un largo quieto ed isolato. Qui, troviamo “L’asino d’oro”: una grande insegna in giallo e il profilo di un somarello. Un tempo era una latteria. L’ingresso ci accoglie in una piccola sala. L’arredo è spartano, semplice, l’atmosfera è squisitamente domestica.
Quando arriviamo il locale è quasi vuoto, ma si riempie in un attimo. Poi, come un attore che sbircia dalle quinte del teatro prima di iniziare lo spettacolo, qualcuno fa capolino dalla cucina: è lui, Lucio Sforza, chef e titolare del locale. Si comincia.
La cucina si ispira alla tradizione rurale. Sapori forti. Nei primi piatti troviamo rivisitazioni ed accostamenti molto interessanti, come nelle tagliatelle con fegatini al vin santo su purea di fave.
Mentre prevale la tradizione direi storica, nella preparazione secondi, tra i quali non si può rinunciare al famoso cinghiale “dolceforte”, di cui Lucio Sforza sarà sempre pronto a raccontarvi con entusiasmo la storia. E’ interessante notare come, in un piatto antico stavolta originario della tradizione toscana, ritroviamo lo strano binomio carne e cioccolato, già incontrato nella pasticceria siciliana.
Gustoso il finale, con dolci molto molto sfiziosi come la vellutata di fondente, menta e peperoncino o il budino di salvia e zabaione…ok, tre gamberi da sempre sul Gambero Rosso: sicuramente meritati.
Antipasto
“Baffo” alla salvia e aceto balsamico
Salsicce stufate con le castagne
Primi piatti
Fettuccine con fegatelli di pollo al vin santo su purea di fave
Secondi piatti
Cinghiale “dolceforte”
Dolci
Vellutata di fondente con peperoncino e arancia
L’asino d’oro
Vicolo del popolo, 9 Orvieto (TR)
tel.: 0763.344.406
Chiuso lunedì e domenica sera
Prezzo: 35 € vini escl.
PS. Secondo alcune indiscrezioni, prossimamente aprirà a Roma…vedremo!
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Nei vicoli, per fortuna, si ritrova la genuinità e l’odore e il sapore che inziano a scarseggiare.
Viva la cucina classica, semplice, genuina e “calorifera”.
Michele
Sì, la foto dell’asinello è proprio in tema! Gli abbinamenti nel primo piatto mi incuriosiscono molto, e anche il dolce. Se passo da quelle parti, vado a sperimentare…
@michele: ho come l’impressione che sia un sottaciuto buongustaio…
@Anna: E’ vero. Le tagliatelle con i fegatini di pollo è un piatto povero tradizionale. la purea di fave, tendenzialmente dolce, bilanciare il gusto “forte” delle frattaglie.
Ho visto una decina di giorni fa uno speciale su di lui, una qualche tv tematica che non ricordo, personaggio originale. E quella tagliatella ai fegatini con vinsanto e fave mi ha intrigato molto: la replicherò.
Marco
Marco, verrò a trovarti sul blog per vedere i risultati!
buon fine settimana
ci sono stata! due-tre mesi fa, se non erro. spero vivamente che non si trasferisca a roma: ho voglia di tornarci, quel budino di salvia non lo scorderò mai
sai che i locali in cui si trova erano una latteria? questo spiega il celeste pallido…
@Salsadisapa: ma sì, sta bene dov’è anche perchè Orvieto non è lontana da Roma e non è locale da città, dove tutto va di corsa e nessuno si soffermerebbe sul celestino pallido dell’arredo…
..sicuramente uno dei migliori ristoranti umbri…
Ad Orvieto a mio avviso è il migliore poichè abbina un ottimo rapporto qualità prezzo. Da provare anche il pane e vino di Todi…non ve ne pentirete..
http://enopassion.wordpress.com/