“Che significa, o Hyeronimus Bosch, quel tuo occhio attonito? Quel palloro del volto? Come se tu stessi guardando i lemuri e gli spettri dell’Inferno svolazzarti davanti. Potrei credere che ti si siano spalancate le porte dell’avido Dite e le dimore del Tartaro, poichè la tua destra ha potuto dipingere tanto bene tutto quello che il più profondo recesso dell’Averno contiene”
(Lampsonius, 1575)
Dino Buzzati, nell’introduzione all’“Opera completa di Bosch”, immagina di incontrare un discendente del pittore. Bosch dipinge il mondo così com’è. I suoi mostri non sono invenzioni della fantasia, bensì la nitida visione di un mondo corruttibile, continuamente insidiato dal maligno.
Il realismo minuzioso, caratteristico della pittura fiamminga, non cede il passo ad un simbolismo che spesso diventa grottesco, violento, ma sempre straordinariamente enigmatico e affascinante.
Cominciamo dal Prestigiatore, una delle opere più rappresentative:

La scena è semplice. Un prestigiatore, incanta con i suoi trucchi una gruppo di curiosi, tra cui un monaco che, incredulo si avvicina al banco, ammaliato dal gioco di prestigio. Il tutto davanti ad un muro che contribuisce a dare alla scena una dimensione teatrale: anche la vita è illusione, rappresentazione.
Ma guardando bene, accade tutt’altro. Mentre il monaco credulone si lascia incantare dal prestigiatore, un compare gli sottrae la borsa, nella diffidenza e non curanza derisoria degli altri spettatori. Sul tavolo una piccola rana ed un’altra sporge dalla bocca dello spettatore ingannato, al quale non resta che “ingoiare il rospo”.
Dietro il tavolo, un piccolo cagnolino ed una civetta che spunta dalla bisaccia del ciarlatano, simbolo ricorrente nella pittura di Bosch, come raffigurazione dell’eresia e del maligno.
La lettura di quest’opera è complessa. Alcuni rimandano all’interpretazione simbolica dei tarocchi o a segni alchemici. Dificile addentrarsi con certezza in queste analisi, ma a mio avviso resta la cosa più importante: un’opera suggestiva che ci avvolge con il suo mistero e la disincantata e provocatoria rappresentazione della realtà.


Nel mistero, davvero una rappresentazione della realtà. ..”continuamente insidiata dal maligno” !
grazie Michelangelo, bel post!
Il quadro di una semplicità disarmante, prova a spiegare quanti accadimenti possono accadere, nella più banale e semplice situazione.
Grazie Michelangelo.
Michele
Bel post, bella la scelta dell’opera. Sembra quasi un’istantanea scattata in una piazza.
Paola
In effetti sembra una rappresentazione della prima carta dei Tarocchi, il Mago, o illusionista o prestigiatore, o giocoliere… con tutta la carica di simbolico che si porta dietro…
E’ proprio vero, la scena è molto semplice. Assomiglia più ad una rappresentazione teatrale che non a una scena di vita.
Una sottile allusione alla vita come rappresentazione, inganno?
@Paola: grazie per il passaggio!
@Bianca: il collegamento ai tarocchi è indovinato. Nell’opera di Bosch sono frequenti i riferimenti simbolici spesso collegati alla magia e all’alchimia
per vie casuali leggo questo tuo post: credevo di essere tra i pochi a serbare ricordo di questa introduzione di buzzati che mi incantò, mi incanta: (non) esagero dicendo che è il più bel scritto di buzzati e la più bella scrittura su bosch?
roberto matarazzo
Roberto, benvenuto.
Il testo di Buzzati propone una lettura affascinante e diretta dell’opera di Bosch.
Certamente non è un saggio, ma l’espediente del racconto risulta ancor più efficace e suggestivo.
E’ uno di quei casi in cui l’arte ci parla di “altra arte”, come se ne è parlato qui:
http://micheblog.wordpress.com/2007/09/05/non-riusciamo-piu-a-vedere/
Opera stupenda…atmosfera quasi magica eppure realistica: un connubio perfetto di enigmatica teatralità e vita quotidiana. I tipici colori dell’arte fiamminga qui assumono un risalto particolare, emotivamente coinvolgente, affascinante…
Denoti una sensibilità indiscutibile, mio caro Michelangelo:)
Hai ragione Michelangelo. Una rappresentazione teatrale di scena quotidiana. La scena, inoltre, ha una magia particolare frutto di epoca diversa dalla nostra.
Luisa
Vi ringrazio per l’apprezzamento.
La sensibilità è vostra che sapete cogliere abilmente la suggestione di un opera così affascinante.
[...] Vi sono diverse analogie rispetto al “prestigiatore”. [...]