Michelangelo’s Place

Arte, cultura, viaggi ed enogastronomia

Parigi: la città dei ricordi

Parigi: un lampione di ghisa riflesso sul selciato, bagnato dalla pioggia.
E’ tutta lì, come un sospiro, la sua anima, quella di una città che ha visto nascere e morire storie tristi o bellissime e, segretamente, le custodisce.

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Città dai tratti apparentemente aristocratici, il suo portamento si dipana lungo i viali sconfinati, accompagnati dal profilo regolare ed austero dei raffinati palazzi, decorati da stucchi. E i loro abbaini scuri, ci riportano ad una dimensione più popolare, fino a piccoli antri ai margini, che ospitano i clochard.


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Capitale del lusso e della grandeur, Parigi affascina, stupisce. Dalle boutique si sprigionano fragranze ricercate, nei grandi centri commerciali mille luci abbagliano sguardi meravigliati.
Città delle meraviglie, fagocitata dall’industria del commercio, che ne sarà delle storie dei santi bevitori? In cosa si rispecchieranno oggi, le liriche sfrontate dei poeti maledetti?
 

Città romantica poetica, a Montmartre sopravvive il mito del pittore povero, in sbiadite macchiette turistiche. Da lì, la chiesa del Sacré-Coeur domina la città, bianca, alta. Simbolico contraltare spirituale al dinamismo della Tour Eiffel, fredda sagoma, nera di giorno, squillante di luce la notte.

Storicamente città cristiana, la religione irrompe perentoria nelle chiese severe ed austere, adornate di bianche statue algide nella loro purezza, caste e lontane nella loro espressività neoclassica. La pietra nuda innalza lo spirito, schiaccia i corpi. Verticalizzazioni gotiche celebrano il divino. A Notre-Dame gorgoni diabolici ornano l’esterno e mostruosi bassorilievi decorano i portali, rievocando un medioevo ingenuo e spaventoso.

Capitale gourmet, del gusto, la cucina francese sa come stupire: c’è il vento e il mare dell’atlantico nei freschissimi frutti di mare. Oppure la terra, la selvaggina, nell’ottimo petto d’anatra arrosto. E poi le grandi firme del gusto. Dagli squisiti pani di Eric Kayser: con i fichi, alla curcuma e con la frutta secca, ai dolci di Pierre Hermé, una vera e propria boutique della cioccolata, fino ai famosi thè Mariage Freres.

E’ al crepuscolo che torna l’anima malinconica, nei giardini con alberi spogli. Soffia forte il vento.
Parigi volge il suo sguardo cinereo e nostalgico, dolcemente decadente. Si accendono molte luci per le vie del centro e la gente corre a casa o a riempire i bistrot. Per la strada, si affrettano volti ossuti: sono quelli dei “giocatori di carte” di Paul Cezanne.

A bientot, Paris.

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One Response

  1. [...] nuovamente i ricordi di Parigi, per incontrare un personaggio ormai leggendario per tutti i golosi: Pierre Hermè, uno dei più [...]

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