Michelangelo's Place

Libri, fotografie e appunti di viaggio in libertà

Sorpresa…

http://www.cantodelvino.it

 

about_smlEbbene sì. Trasloco…o quasi!

Ho deciso infatti, di ampliare la cantina (e all’occorrenza anche la cucina) di Michelangelo’s Place, fino ad oggi un piccolo “monolocale”, dove si incrociavano i libri del soggiorno, la matematica dello studio, le ricette della cucina e le chiacchiere da salotto.

Il Canto del Vino raccoglierà tutta la sezione enogastronomica del blog, dedicando un maggior spazio al mondo del vino, ai suoi perchè e percome e, soprattutto al suo straordinario fascino. Un blog monotematico, il mio personalissimo diario di bordo dei viaggi enogastronomici.

Ci sarà occasione per ritrovare di là bottiglie e ricette che abbiamo condiviso in questi mesi (se riuscissi a far funzionare l’importazione come si deve…) e, ovviamente, tante novità.

Qui lascerò tutto il resto, pagine, poesie, riflessioni, fotografie e tutto quello che ormai da oltre due anni non smette di farmi compagnia.

Buona lettura e…prosit!

PS. è solo un modo originale per festeggioare il mio 32esimo compleanno : -)

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La città dei gatti e la città degli uomini

gatto in finestra

“La città dei gatti e la città degli uomini stanno l’una dentro l’altra ma non sono la medesima città. Pochi gatti ricordano il tempo in cui non c’era differenza: le strade e le piazze degli uomini erano anche strade e piazze dei gatti, e i prati, e i cortili e i balconi, e le fontane: si viveva in uno spazio largo e vario. Ma gi à ormai da più generazioni i felini domestici sono prigionieri di una città inabitabile: le vie ininterrottamente sono corse dal traffico mortale delle macchine schiacciagatti; in ogni metro quadrato di terreno dove s’apriva un giardino o un’area sgombra o i ruderi d’una vecchia demolizione ora torreggiano condomini, caseggiati popolari, grattacieli nuovi fiammanti; ogni andito è stipato dalle auto in parcheggio; i cortili a uno a uno vengono ricoperti d’una soletta e trasformati in garages o in cinema o in depositi-merci o in officine. E dove s’estendeva un altopiano ondeggiante di tetti bassi, cimase, altane serbatoi d’acqua, blaconi lucernari, tettoie di lamiera, ora s’innalza il sopraelevamento generale d’ogni vano sopraelevabile: spariscono i dislivelli intermedi tra l’infimo suolo stradale e l’eccelso cielo dei super-attici; il gatto delle nuove nidiate cerca invano l’itinerario dei padri, l’appiglio per il soffice salto dalla balaustra al cornicione alla grondaia, per la scattante arrampicata sulle tegole.
Ma in questa città verticale, in questa città compromessa dove tutti i vuoti tendono a riempirsi e ogni blocco di cemento a compenetrarsi con altri blocchi di cemento, si apre una specie di controcittà, di città negativa che consiste di fette vuote tra muro e muro, tra due costruzioni; è una città di intercapedini, pozzi di luce, canali d’areazione, passaggi carrabili, piazzole interne, accessi agli scantinati, come una rete di canali secchi su un pianeta d’intonaco e catrame, ed è attraverso questa rete che rasente i muri corre ancora l’antico popolo dei gatti.”

tratto da Marcovaldo di Italo Calvino

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L’abbazia di San Pietro in Valle

Abbazia San Pietro in Valle 1

Nascosta tra le gole della Valnerina, l’Abbazia di San Pietro in Valle conserva il fascino di un luogo recondito e pacifico, così come probabilmente apparve ai due mistici Giovanni e Lazzaro che, secondo la leggenda, vi trovarono asilo.

Abbazia San Pietro in Valle 2

Oggi l’Abbazia di San Pietro in Valle è uno splendido hotel di charme, dal fascino antico e austero, con lo sguardo volto al medioevo mistico che, in queste terre, sembra ancora vivo.

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A lezione da Italo Calvino

Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, 2007

Calvino - lez-americane

ovvero: critica alla (dis)informazione.

Nel 1985 Italo Calvino tenne sei lezioni presso l’università di Harvard. Sei lezioni per discutere i sei “valori” per la letteratura del nuovo millennio: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, Consistenza.
Valori di fondamentale importanza che definiscono non solo un criterio letterario, ma anche un’etica e un principio per il rispetto della conoscenza e della società.

Il geniale scrittore ci aveva visto lungo, aveva capito quali i limiti e le potenzialità della comunicazione, facendo di necessità virtù. E aveva trovato in piena coerenza con una società cambiata e in continua evoluzione i presupposti di una nuova letteratura. Necessariamente diversa dai classici del passato, ma senza discontinuità. Ossia tale da estrapolare quanto di più attuale dai classici, come testimoniano le molteplici citazioni, trovando nuovi percorsi ed una sua propria identità.

Tali criteri possono essere estesi senza forzatura anche al giornalismo e alla comunicazione in genere, che ormai assume forme molteplici. Recentemente Antonio Scurati in un articolo della Stampa del 23 Agosto 2009, ripreso da Eugenio Scalfari sull’Espresso del 3 Settembre 2009, riprende il tema in un articolo dal titolo: “Calvino aveva previsto tutto e sbagliato tutto”. Perchè?

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11 Settembre 2001. Riflessioni.

Dove eravate voi, quel giorno?

A distanza di 8 anni il dibattito sull’11 Settembre è ancora acceso. E da quel giorno, gli Stati Uniti e forse il mondo intero è un po’ cambiato.

Lo sgomento e quel velo di insicurezza che ha segnato tutti noi da quel giorno, trovano espressione nella ferrea volontà di capire, comprendere, rispondere a tutti le domande che possano motivare e, soprattutto, giustificare quanto accaduto. Domande che non troveranno mai una risposta esauriente, nulla di abbastanza accettabile che possa giustificare un evento così drammatico e feroce.

Nei media si snoda un fitto reticolato di informazioni, documenti, dichiarazioni, perizie tecniche e testimonianze. Si arriva anche a teorie ed ipotesi più o meno fantasiose e credibili.

Un antico criterio noto come “Rasoio di Occam”, suggerisce: “in mancanza di ulteriori informazioni, la soluzione vera è la più semplice”. D’altra parte citando il senatore Giulio Andreotti: “a pensar male si fa peccato, ma ci si indovina quasi sempre”.

Ma veniamo al dunque: cerchiamo di ragionare in linea generale su due piste, la teoria “ufficiali” e l’ipotesi di complotto e, come in un indagine che si rispetti, cerchiamo di capire il movente.

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Leonardo Sciascia – L’affaire Moro

Sciascia L., L’affaire Moro, Sellerio, 2009

affaire_moroL’affaire Moro è un testo sorprendente di raro spessore umano e culturale. Un’opera di Leonardo Sciascia, non “letteraria”, ma “di verità”. Una verità purtroppo, controversa e tuttora dibattuta.

Il libro si apre con una dotta ed interessante introduzione: Cita l’“articolo delle lucciole” di Pasolini, che illustra il contesto di quegli ultimi anni ‘70. Poi il genio di Borges – e il suo racconto “Pierre Menard autore del “Chisciotte” – che si pone come un’avvertenza di metodo: rileggere i documenti con il senno di poi.

E’ una premessa necessaria, per affrontare un’attenta lettura delle lettere di Moro scritte durante i giorni della prigionia.
Inizia così un’analisi appassionata, che se da un lato ha il rigore di un indagine, dall’altro non prescinde la pietà verso il dramma. E, soprattutto, è un’analisi molto convincente: Sciascia espolora il significato delle parole di Moro, illustra il contesto, legge tra le righe, fa emergere talvolta anche quanto non esplicitamente riferito.

La chiave di lettura è chiara: ogni tentativo di lucida e razionale mediazione proposto da Moro si andava infrangendo contro una ferrea e inflessibile “ragion di Stato” che non accettava alcun compromesso.

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Istantanee: Tramonto romano

San Pietro

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La città d’estate

Piazza Navona

“I rumori della città che le notti d’estate entrano dalle finestre aperte nelle stanze di chi non può dormire per il caldo, i rumori veri della città notturna, fanno udire quando a una cert’ora l’anonimo frastuono dei motori dirada e tace e dal silenzio vengon fuori discreti, nitidi, graduati secondo la distanza, un passo di nottambulo, il fruscìo della bici d’una guardia notturna, uno smorzato lontano schiamazzo, ed un russare dai piani di sopra, il gemito d’un malato, un vecchio pendolo che continua ogni ora a battere le ore. Fincheè comincia all’alba l’orchestra delle sveglie nelle case operaie, e sulle rotaie passa un tram.
Così una notte Marcovaldo, tra la moglie e i bambini che sudavano nel sonno, stava a occhi chiusi ad ascoltare quanto di questo pulviscolo di esili suoni filtrava giù dal selciato del marciapiede per le basse finestrelle, fin in fondo al suo seminterrato. Sentiva il tacco ilare e veloce d’una donna in ritardo, la suola sfasciata del raccoglitore di mozziconi dalle irregolari soste, il fischiettio di chi si sente solo, e ogni tanot un rotto accozzo di parole d’un dialogo tra amici, tanto da indovinare se parlavano di sport o di quattrini.
Ma nella notte calda quei rumori perdevano ogni spicco, si sfacevano come attutiti dall’afa che ingombrava il vuoto delle vie e pure sembravano volersi imporre, sancire il proprio dominio su quel regno disabitato”

tratto da Marcovaldo di Italo Calvino

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Le case romane del Celio

case_romane_2
foto tratta dal sito: www.caseromane.it

Roma, città eterna intrisa di storia ci racconta il passato attraverso la grandiosità dei celebri monumenti che ne segnano le epoche. Vi è così la Roma imperiale dei fori, la meno nota Roma medioevale delle torri e campanili, la fastosa Roma rinascimentale di San Pietro e poi quella barocca e papalina delle centinaia di chiese barocche, fino alla Roma contemporanea del cinema e dell’Eur.

Ma vi è ancora un’altra città: è la Roma sotterranea. Persa nel silenzio dell’oblio, è la città segreta, sepolta dal tempo e dalla terra e che conserva vivi e intatti gli echi del lontano passato. Calarsi nei suoi meandri, si rivela un viaggio nel tempo attraverso le epoche di cui ci parlano le grandiose testimonianze alle quali siamo fin troppo abituati e diventa anche un incontro umano straordinario, a diretto contatto con la vita quotidiana di chi, nei secoli, ci ha preceduto.

Tra i numerosi luoghi ora visitabili vi sono le case romane al Celio, nei sotterranei della basilica dei santi Giovanni e Paolo. Un luogo incantato che merita di essere raccontato.

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Francesco Recami – Il ragazzo che leggeva Maigret

Recami F., Il ragazzo che leggeva Maigret, Sellerio, 2009

ragazzo_che_leggeva_maigretToni soffusi e delicati, linee sfumate che non emergono anche nelle scene di maggior azione, attutiti dalla neve e dall’atmosfera invernale.

Queste le prime impressioni che lascia il romanzo di Recami, un racconto dai toni pastello che ha per protagonista Giulio o Maigret, come tutti lo chiamano. Il ragazzo infatti è appassionato di gialli, soprattutto del commissario Maigret di Simenon.

Per puro caso o forse per l’abitudine di soffermarsi su piccoli dettagli, si ritrova al centro di un intricata e oscura rete di “strani” episodi e comportamenti, piccole cose che non passano inosservate nella tranquillità di un paese di provincia. Dove non tutto è come sembra.

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