Allora Almitra di nuovo parlò e disse:
Che cos’è il Matrimonio, maestro?
E lui rispose dicendo:
Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino della stessa musica.
Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.
Kahlil Gibran Il profeta
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Quali le paure, l’immaginario e le abitudini dell’uomo medioevale? Quale la sua eredità e confronto con un passato glorioso ed un destino ignoto? A partire da un’attenta analisi del concetto di “meraviglioso”, il libro propone una raccolta di saggi tratti da conferenze, libri o altri scritti del famoso storico francese Jacques Le goff.
Forse il testo manca di organicità o di un filo conduttore che guidi una sequenzialità e connessione logica tra i brani. Ne resta piuttosto una mera collezione di saggi brevi – molto interessanti – che offrono spunti di riflessione su alcuni aspetti peculiari del medioevo, tipicamente tralasciati dalla storia con la “S” maiuscola, quella dei regni, le battaglie e i grandi eventi.
Le Goff esplora il medioevo, studiando il rapporto tra l’uomo, la società e il mondo soffermandosi su dettagli importanti, impliciti nelle relazioni umane e determinanti per la più profonda comprensione di un’epoca.
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Arriva l’estate e viene voglia di piatti freschi e leggeri per un pasto rapido e completo. Che si mangia?
Il frigo - ultimamente piuttosto sguarnito – mi offre alcuni ingredienti di ispirazione trentina: mele e speck…c’è anche lo yogurt, ma sarà per un’altra volta. Prendiamo solo i primi due ingredienti e aggiungiamo un po’ di sedano che con la mela va che è una meraviglia (mai provata la centrifuga di sedano e mele?).
Accompagnamo il tutto con l’orzo anche se andrebbe bene una semplice lattuga o valeriana. All’occorrenza si può aggiungere qualche gheriglio di noce.
In pochi minuti il gioco è fatto ed ecco una bella insalatina d’orzo gustosa, facile facile e, soprattutto molto estiva.
E con l’occasione, colgo due piccioni con una fava e partecipo anche alla raccolta di Nico per le insalate estive di pasta e riso.
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E ora se il numero degli atomi è così sterminato
che un’intera età dei viventi non basterebbe a contarli,
e persiste la medesima forza e natura che possa
congiungere gli atomi dovunque nella stessa maniera
in cui si congiunsero qui, è necessario per te riconoscere
che esistono altrove nel vuoto altri globi terrestri
e diverse razze di uomini e specie di fiere.
Tito Lucrezio Caro – De Rerum Natura (Libro II vv. 1070-1076)
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Notte a Villa d’Este: ai giochi d’acqua delle moltissime fontane si aggiungono magnifici effetti di luce che regalano un’atmosfera fiabesca, fantastica.

Certamente nelle intenzioni del cardinal Ippolito d’Este vi era la volontà di stupire, di creare un giardino lussuoso frutto di un sapiente connubio tra estetica e tecnologia ingegneristica tipico delle grandi opere architettoniche del Quattrocento e del Cinquecento.
Nondimeno, vi è l’eredità dei fasti di corte rinascimentale, ben incarnati dall’archetipo estense, ma anche il mito della villa patrizia romana e non a caso Tivoli fu particolarmente congeniale a Ippolito d’Este, vista la vicinanza con numerosi siti archeologici d’epoca classica, primo tra tutti, Villa Adriana.
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…dove consigliate di andare?
Ovvero, qual è quel ristorante, trattoria o locanda che è in cima alla vostra lista dei preferiti, dove non vedete l’ora di tornare o, perchè no, dove portereste i vostri amici bloggers?
Ma sì, mi lancio in una raccolta di recensioni, spunti, idee e indirizzi dei “nostri” migliori ristoranti, in barba a tutte le guide. Vediamo cosa viene fuori!

Ci siamo? Scrivete un post a tema o rimandate ad uno già scritto, lasciate un commento o mandate un e-mail (michelangeloplace@yahoo.it) con la vostra segnalazione, l’importante è specificare dove, come, quando e – soprattutto -perchè!
Se poi avete la possibilità di pubblicare foto e dettagli, ben venga!
Entro quando? uhm…diciamo due mesi di tempo, fino al 31 luglio, poi, tutti in vacanza!
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Tanto per rompere il ghiaccio con la Val d’Aosta, una regione dove non sono mai stato, ho pensato di cominciare da un bianco strepitoso quanto celebre: lo Chardonnay Cuvée Bois di Les Cretes, azienda famigliare di Costantino Charrére.
Un vino di straordinaria qualità, con una personalità ben delineata e accattivante, che non si dimentica facilmente. Un vino che coglie il meglio dalle condizioni microclimatiche del luogo e da una felice influenza enologica francese.
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“la farina del diavolo va’ tutta in crusca”

A distanza di qualche tempo dai primi esercizi di panificazione e dopo (tanti) tentativi, più o meno riusciti, vorrei soffermarmi su alcuni elementi teorici, che possono essere utili, oltre ad una pratica costante, a “capire” meglio il comportamento del lievito e del pane.
Riporto pertanto una serie di appunti e note che ho raccolto da quando mi sono avventurato nel mondo della panificazione con il lievito madre.
Cominciamo pertanto dall’inizio, parlando dell’elemento fondamentale dal quale si ricava la farina: il grano.
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Per curiosità ho sbirciato su foodpairing, e ho scoperto che la menta si accompagna bene a un sacco di cose, tra cui i finocchi, il mango e i formaggi “blu”. Ma come? niente pecorino?!
Eh sì perchè menta e pecorino è una classica accoppiata della tradizione romana, con il sugo poi, spesso e volentieri, come nella famosa trippa.
Così ho pensato di farne un primo con le ottime penne di farro del Pastificio Cocco di Fara San Martino, al posto della trippa.
E se pensate che non sia stagione per un primo del genere, sicuramente la freschezza della menta insieme a un buon bianco, servito freddo, vi farà cambiare idea.
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“Le grandi verità che si è voluto celare per secoli, se davvero ci sono, non si trovano certo spiattellate in tutte le librerie dentro un volumetto tascabile.”
La premessa è chiara: se cercate la risoluzione di oscuri misteri circa la religione, il Graal o altri miti di gran moda, questo libro non fa per voi.
Con semplicità e rigore storico, Barbara Frale è autrice di un saggio serio e documentato che non lascia spazio alle fantasie pseudo-storiche, ma restituisce i Templari nella loro dimensione autentica, raccontando la loro epopea, fino allo scioglimento dell’ordine.
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