Michelangelo’s Place

Arte, cultura, viaggi ed enogastronomia

Sorpresa…

http://www.cantodelvino.it

 

about_smlEbbene sì. Trasloco…o quasi!

Ho deciso infatti, di ampliare la cantina (e all’occorrenza anche la cucina) di Michelangelo’s Place, fino ad oggi un piccolo “monolocale”, dove si incrociavano i libri del soggiorno, la matematica dello studio, le ricette della cucina e le chiacchiere da salotto.

Il Canto del Vino raccoglierà tutta la sezione enogastronomica del blog, dedicando un maggior spazio al mondo del vino, ai suoi perchè e percome e, soprattutto al suo straordinario fascino. Un blog monotematico, il mio personalissimo diario di bordo dei viaggi enogastronomici.

Ci sarà occasione per ritrovare di là bottiglie e ricette che abbiamo condiviso in questi mesi (se riuscissi a far funzionare l’importazione come si deve…) e, ovviamente, tante novità.

Qui lascerò tutto il resto, pagine, poesie, riflessioni, fotografie e tutto quello che ormai da oltre due anni non smette di farmi compagnia.

Buona lettura e…prosit!

PS. è solo un modo originale per festeggioare il mio 32esimo compleanno : -)

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I savoiardi

savoiardi 1_sml

L’idea è nata rivoltando una bustina di ammoniaca per dolci: “hai visto mai è scaduta…“. Invece no. E oltre alla data di scadenza salta fuori questa ricetta dei savoiardi, un biscotto gustoso e delicato, ottimo per la prima colazione.

Semplici nella preparazione, i savoiardi sono biscotti antichissimi: se ne parla anche in alcuni documenti del 1722, ma secondi alcuni risalgono al XV secolo.
Prendono il nome dall’antico Regno Sabaudo che, oltre al piemonte raccoglieva la Liguria, la Sardegna e altre regioni limitrofe. E questo spiega la somiglianza con altri biscotti tipici della tradizione sarda, come il biscotti di Fonni o le Gallettinas.

Stranamente, i savoiardi sono biscotti tipici anche della Sicilia. Diversi da zona a zona e con numerose varianti sul tema, gli ingredienti sono sempre gli stessi. Del resto, l’unità d’Italia passa anche per i biscotti.

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La città dei gatti e la città degli uomini

gatto in finestra

“La città dei gatti e la città degli uomini stanno l’una dentro l’altra ma non sono la medesima città. Pochi gatti ricordano il tempo in cui non c’era differenza: le strade e le piazze degli uomini erano anche strade e piazze dei gatti, e i prati, e i cortili e i balconi, e le fontane: si viveva in uno spazio largo e vario. Ma gi à ormai da più generazioni i felini domestici sono prigionieri di una città inabitabile: le vie ininterrottamente sono corse dal traffico mortale delle macchine schiacciagatti; in ogni metro quadrato di terreno dove s’apriva un giardino o un’area sgombra o i ruderi d’una vecchia demolizione ora torreggiano condomini, caseggiati popolari, grattacieli nuovi fiammanti; ogni andito è stipato dalle auto in parcheggio; i cortili a uno a uno vengono ricoperti d’una soletta e trasformati in garages o in cinema o in depositi-merci o in officine. E dove s’estendeva un altopiano ondeggiante di tetti bassi, cimase, altane serbatoi d’acqua, blaconi lucernari, tettoie di lamiera, ora s’innalza il sopraelevamento generale d’ogni vano sopraelevabile: spariscono i dislivelli intermedi tra l’infimo suolo stradale e l’eccelso cielo dei super-attici; il gatto delle nuove nidiate cerca invano l’itinerario dei padri, l’appiglio per il soffice salto dalla balaustra al cornicione alla grondaia, per la scattante arrampicata sulle tegole.
Ma in questa città verticale, in questa città compromessa dove tutti i vuoti tendono a riempirsi e ogni blocco di cemento a compenetrarsi con altri blocchi di cemento, si apre una specie di controcittà, di città negativa che consiste di fette vuote tra muro e muro, tra due costruzioni; è una città di intercapedini, pozzi di luce, canali d’areazione, passaggi carrabili, piazzole interne, accessi agli scantinati, come una rete di canali secchi su un pianeta d’intonaco e catrame, ed è attraverso questa rete che rasente i muri corre ancora l’antico popolo dei gatti.”

tratto da Marcovaldo di Italo Calvino

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L’abbazia di San Pietro in Valle

Abbazia San Pietro in Valle 1

Nascosta tra le gole della Valnerina, l’Abbazia di San Pietro in Valle conserva il fascino di un luogo recondito e pacifico, così come probabilmente apparve ai due mistici Giovanni e Lazzaro che, secondo la leggenda, vi trovarono asilo.

Abbazia San Pietro in Valle 2

Oggi l’Abbazia di San Pietro in Valle è uno splendido hotel di charme, dal fascino antico e austero, con lo sguardo volto al medioevo mistico che, in queste terre, sembra ancora vivo.

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A lezione da Italo Calvino

Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, 2007

Calvino - lez-americane

ovvero: critica alla (dis)informazione.

Nel 1985 Italo Calvino tenne sei lezioni presso l’università di Harvard. Sei lezioni per discutere i sei “valori” per la letteratura del nuovo millennio: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, Consistenza.
Valori di fondamentale importanza che definiscono non solo un criterio letterario, ma anche un’etica e un principio per il rispetto della conoscenza e della società.

Il geniale scrittore ci aveva visto lungo, aveva capito quali i limiti e le potenzialità della comunicazione, facendo di necessità virtù. E aveva trovato in piena coerenza con una società cambiata e in continua evoluzione i presupposti di una nuova letteratura. Necessariamente diversa dai classici del passato, ma senza discontinuità. Ossia tale da estrapolare quanto di più attuale dai classici, come testimoniano le molteplici citazioni, trovando nuovi percorsi ed una sua propria identità.

Tali criteri possono essere estesi senza forzatura anche al giornalismo e alla comunicazione in genere, che ormai assume forme molteplici. Recentemente Antonio Scurati in un articolo della Stampa del 23 Agosto 2009, ripreso da Eugenio Scalfari sull’Espresso del 3 Settembre 2009, riprende il tema in un articolo dal titolo: “Calvino aveva previsto tutto e sbagliato tutto”. Perchè?

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Il pane con i fichi

pane con i fichi

Domenica piovosa, oggi.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere e, tra una cosa e l’altra, ne approfitto per far qualcosa con il buon vecchio lievito madre.
Qualcosa di sfizioso e di stagione, qualcosa di settembrino, con i fichi.

Così dopo pranzo sono pronti: piccoli panini rotondi, semi dolci, buoni per la colazione con la marmellata (c’è ancora qualche vasetto di quella di ribes) o, perchè no, appena tiepidi con due fettine di prosciutto crudo. Gnam!

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11 Settembre 2001. Riflessioni.

Dove eravate voi, quel giorno?

A distanza di 8 anni il dibattito sull’11 Settembre è ancora acceso. E da quel giorno, gli Stati Uniti e forse il mondo intero è un po’ cambiato.

Lo sgomento e quel velo di insicurezza che ha segnato tutti noi da quel giorno, trovano espressione nella ferrea volontà di capire, comprendere, rispondere a tutti le domande che possano motivare e, soprattutto, giustificare quanto accaduto. Domande che non troveranno mai una risposta esauriente, nulla di abbastanza accettabile che possa giustificare un evento così drammatico e feroce.

Nei media si snoda un fitto reticolato di informazioni, documenti, dichiarazioni, perizie tecniche e testimonianze. Si arriva anche a teorie ed ipotesi più o meno fantasiose e credibili.

Un antico criterio noto come “Rasoio di Occam”, suggerisce: “in mancanza di ulteriori informazioni, la soluzione vera è la più semplice”. D’altra parte citando il senatore Giulio Andreotti: “a pensar male si fa peccato, ma ci si indovina quasi sempre”.

Ma veniamo al dunque: cerchiamo di ragionare in linea generale su due piste, la teoria “ufficiali” e l’ipotesi di complotto e, come in un indagine che si rispetti, cerchiamo di capire il movente.

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Le Ragose Amarone della Valpolicella DOC 1983

amarone le ragoseLodato da Cassiodoro alla corte di Teodorico, l’Amarone porta con se il significato dei “calices amariores” di Catullo.

In realtà il termine “amaro” ne caratterizza l’austerità, il profilo ieratico e soprattutto un’identità in contrapposizione a vini più morbidi e dolci come ad esempio il Recioto sempre della Valpolicella.

L’amarone de Le Ragose, antica azienda vinicola del veronese, esprime una particolare eleganza, intensa e ricercata, frutto di una lunga maturazione e di un eccellente livello qualitativo.

Condividiamo in pieno la filosofia aziendale: “La qualità di un vino è un concetto inscindibile dal luogo d’origine delle uve e dalle persone che lo producono”. E questo vino gliene rende giustamente merito.

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Leonardo Sciascia – L’affaire Moro

Sciascia L., L’affaire Moro, Sellerio, 2009

affaire_moroL’affaire Moro è un testo sorprendente di raro spessore umano e culturale. Un’opera di Leonardo Sciascia, non “letteraria”, ma “di verità”. Una verità purtroppo, controversa e tuttora dibattuta.

Il libro si apre con una dotta ed interessante introduzione: Cita l’“articolo delle lucciole” di Pasolini, che illustra il contesto di quegli ultimi anni ‘70. Poi il genio di Borges – e il suo racconto “Pierre Menard autore del “Chisciotte” – che si pone come un’avvertenza di metodo: rileggere i documenti con il senno di poi.

E’ una premessa necessaria, per affrontare un’attenta lettura delle lettere di Moro scritte durante i giorni della prigionia.
Inizia così un’analisi appassionata, che se da un lato ha il rigore di un indagine, dall’altro non prescinde la pietà verso il dramma. E, soprattutto, è un’analisi molto convincente: Sciascia espolora il significato delle parole di Moro, illustra il contesto, legge tra le righe, fa emergere talvolta anche quanto non esplicitamente riferito.

La chiave di lettura è chiara: ogni tentativo di lucida e razionale mediazione proposto da Moro si andava infrangendo contro una ferrea e inflessibile “ragion di Stato” che non accettava alcun compromesso.

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“Pascucci al Porticciolo” a Fiumicino

Pascucci al Porticciolo 1

Finalmente. Eh sì, perchè Pascucci al Porticciolo rappresenta, se non addirittura un punto di arrivo, sicuramente una tappa molto importante nella ricerca di una cucina di pesce di elevata qualità.

La cucina di Gianfranco Pascucci parte da una materia prima di straordinaria freschezza – solo pesce pescato – per arrivare ad elaborazioni molto eleganti, ricche di citazioni e contaminazioni dove però il protagonista della scena è sempre il pesce. Il resto sono delicate sfumature di contorno, un sottile merletto che caratterizza il piatto senza snaturarne l’essenza o modulando eccessivamente il gusto.

Molto accogliente la sala, dove i colori sgargianti e l’arredo trovano armonia in un elegante e originale eclettismo. Tovagliato rigorosamente candido, cristalli Riedel.

Iniziamo. Arriva subito un piccolo benvenuto dello chef: aliciotto in tempura con salsa di peperoni (1.) e scegliamo il menù degustazione. Nei calici un ottimo Verdicchio: Podium di Garofoli, annata 2006.

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